09/09/2026
Marco Belli e  “ Ficurinia e altre storie”: la Sicilia tra dolcezza, spine e meraviglia
Interviste

Marco Belli e  “ Ficurinia e altre storie”: la Sicilia tra dolcezza, spine e meraviglia

Set 8, 2026


Per Marco Belli la Sicilia, scoperta inizialmente da viaggiatore, è diventata una necessità narrativa e un inesauribile territorio dell’immaginazione.
In Ficurinia e altre storie l’isola assume il volto di una donna fiera, generosa e sfuggente: dolce nel cuore, ma protetta da spine quasi invisibili.
Volti incontrati, gesti osservati e appunti affidati persino a tovaglioli di carta danno vita a racconti nei quali realtà e fantastico si sfiorano continuamente.
Lo sguardo razionale dell’ispettore della Polizia di Stato convive così con quello libero dello scrittore, attratto dal mistero, dalla fragilità e dalle contraddizioni umane.
Ne emerge un viaggio nel viaggio, popolato da adolescenti che dialogano con le lucciole, donne che sfidano il tempo e personaggi sospesi tra indagine e intuizione.
Al centro resta il potere della narrazione, capace di unire autore, personaggi e lettore nello stesso cortocircuito emotivo.
Giuseppina Tesauro ha intervistato Marco Belli per L’Epoca Culturale, ripercorrendo la genesi del libro e il suo intenso legame letterario con la Sicilia.

  • Marco, lei è arrivato alla scrittura in età matura, dopo essersi definito a lungo un “assiduo lettore non addetto ai lavori”. Cominciare tardi le ha dato una libertà che un autore più giovane forse non possiede oppure le ha lasciato il rimpianto per storie che avrebbe voluto scrivere prima?

 Scoprire così tardi il mondo della scrittura — e in particolare la magia sottile dei racconti brevi — ha lasciato dentro di me un retrogusto d’ombra, un rimpianto sottile. Tutto è iniziato per puro caso una decina di anni fa, inventando quasi dal nulla una favola per bambini. È stato come scoperchiare un vaso di Pandora felice: da quel momento la mia fantasia non si è più fermata, portandomi ad esplorare storie sempre più ricche di meraviglia. A volte mi chiedo dove sarei arrivato se solo avessi impugnato la penna qualche anno prima: quanti mondi, quante storie giacciono ancora inascoltate solo per non aver cominciato in tempo.

  •  “Ficurinia” è il fico d’India declinato al femminile, ma nel libro diventa anche l’immagine di una Sicilia dolce e generosa all’interno, pungente e difficile da avvicinare all’esterno. È nato prima il titolo oppure Gabriella, la donna che sembra incarnarne il significato?

 Per prima è nata Gabriella, che nella mia immaginazione è l’incarnazione stessa della Sicilia: una donna fiera e avvolta dal mistero, eppure incredibilmente generosa e pungente, capace di amare e di farsi amare con la stessa viscerale intensità. Come la terra che rappresenta, Gabriella va avvicinata con delicatezza se si desidera assaporare la dolcezza dei suoi frutti; ma occorre procedere con cautela, perché tra le pieghe della sua bellezza si nascondono spine sottili, spesso invisibili, ma sempre pronte a ferire.

Lei definisce questa raccolta «un viaggio nel viaggio». Da laziale arrivato in Sicilia inizialmente come viaggiatore, ricorda l’incontro o il momento preciso in cui l’isola ha smesso di essere soltanto una destinazione ed è diventata una necessità narrativa?

 Lo ricordo come se fosse oggi. Quel viaggio, nato come semplice parentesi di svago, si è trasformato in una raccolta d’appunti sul campo nel momento esatto in cui il mio cammino ha incrociato quello di alcune persone speciali. In particolare Carmen, la commessa di una rosticceria, che osservava con sincera curiosità le frasi che andavo tracciando sui tovaglioli di carta — scintilla da cui è poi sbocciato il racconto “La tovaglia di sabbia”. Da quel giorno non ho più smesso di annotare volti, gesti e sfumature delle persone incontrate lungo la strada: anime spesso straordinarie, che ho poi riversato e fatto rivivere nei miei racconti ambientati in Sicilia.

  • Gesualdo Bufalino scriveva: «Vi è una Sicilia “babba” […] una Sicilia “sperta”», contrapponendo mitezza e scaltrezza. Nella sua “ficurinia” convivono dolcezza e difesa, accoglienza e diffidenza: Gabriella nasce da una persona realmente incontrata oppure riunisce in sé le contraddizioni di più donne e, forse, della stessa Sicilia?

 Gabriella incarna una personalità profondamente duale, sospesa tra una generosità viscerale e una natura sfuggente. In realtà non esiste un’unica Gabriella, ma un mosaico di sfumature che convivono nella stessa anima. Proprio come non esiste una sola Sicilia, ma tre anime ben distinte — quella Occidentale, quella Centrale e quella Orientale — ciascuna con il proprio carattere, tutte ugualmente affascinanti e ugualmente pronte a farsi svelare.

  • Marco, nella quotidianità è un ispettore della Polizia di Stato: un mestiere che richiede rigore, osservazione e aderenza ai fatti. Nella scrittura, invece, lascia che la realtà si intrecci con il fantastico. Sono due sguardi in conflitto oppure il poliziotto e lo scrittore si prestano reciprocamente i propri strumenti?

 Purtroppo — o forse per fortuna — si tratta di due sguardi in costante conflitto. Il mio lavoro di poliziotto aiuta ben poco il mio essere scrittore: è una professione radicata nell’aspetto più crudo, reale e razionale dell’esistenza. Ma non appena dismetto i panni del dipendente del Ministero dell’Interno, ritrovo la mia vera natura, diventando uno spirito libero e fantasioso. È una metamorfosi necessaria: altrimenti i miei pensieri avrebbero le catene anche nel vento.

  • Nel Post Fata Resurgo, ambientato a Ragusa il protagonista si chiama Marco ed è un poliziotto della Scientifica, mentre Cettina possiede una sensibilità quasi sensitiva. Ha voluto mettere deliberatamente l’indagine razionale accanto a una forma di conoscenza più intuitiva? Quale delle due, secondo lei, riesce ad avvicinarsi maggiormente alla verità?

 Ciò che mi ha guidato in questa storia è stato il desiderio di far convivere il rigore dell’indagine razionale con l’intuito più puro. La cruda realtà e l’enigma del mistero si compenetrano, specchiandosi nelle differenti anime dei due poliziotti. È nato così un giallo intimo e serrato, dove le vite private di tutti i protagonisti si legano a doppio filo al caso da risolvere, fino a sfociare in un epilogo drammatico e del tutto imprevisto.

  • Italo Calvino, nelle Lezioni americane, scrive: «La fantasia è un posto dove ci piove dentro». Le sue storie nascono spesso da un’immagine, da un volto o da un dettaglio osservato durante un viaggio: ricorda un’immagine iniziale che, una volta entrata nella sua fantasia, si è trasformata in qualcosa di completamente diverso da ciò che aveva previsto?

 C’è stato un luogo, più di ogni altro, capace di ribaltare del tutto la mia prospettiva e la percezione stessa di ciò che stavo facendo: il Castello di Milazzo. È bastato varcarne la soglia per sentirmi catapultato indietro nei secoli, fino al periodo buio e rigoroso della Santa Inquisizione. Mentre attraversavo quelle sale, il maniero ha cambiato pelle davanti ai miei occhi: le sue pareti si sono fatte tetre, gravide di una memoria processuale densa e quasi tangibile. Nella mia fantasia non ero più un visitatore contemporaneo, ma un frate d’altri tempi che si muoveva a passo lento lungo quei corridoi carichi di storia.

  • Marco, Lucia danza in segreto con le lucciole perché si sente incompresa dal mondo che la circonda. La sua fantasia rappresenta un rifugio, una ribellione oppure un linguaggio che gli adulti non sono più capaci di comprendere?

 Questo racconto parla di un linguaggio che gli adulti, troppo spesso, non sono più capaci di decifrare: quello degli adolescenti più fragili. È per questo che Lucia, la protagonista, sceglie la notte per rifugiarsi in un mondo strettamente suo, al riparo da sguardi giudicanti, per dialogare con le sue amate lucciole. Il loro è un dialogo fatto di amore puro, rispetto e profonda comprensione tra due mondi solo all’apparenza distanti. Quando il protagonista maschile scoprirà questo segreto, sceglierà con gioia di farne parte, senza per questo smarrire il contatto con la realtà.

  • In Sei personaggi in cerca d’autore, Luigi Pirandello afferma: «Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose!». Nell’Uomo delle favole un uomo manovra i fili e modella una fiaba per un giovane incontrato in treno. Lei, però, racconta anche che le parole sembrano concatenarsi autonomamente e che il lettore diventa coautore. Chi muove veramente i fili di una storia: lo scrittore, i personaggi oppure chi legge?

 Credo che la vera maestria di chi scrive risieda nella capacità di creare un cortocircuito emotivo tra tutti i protagonisti del fatto narrativo: l’autore, i personaggi e il lettore. È un’impresa ardua, un equilibrio sottile, ma senza quel briciolo di autentico coinvolgimento ogni lettura rischia, dopo un po’, di farsi sterile. Per questo i personaggi devono respirare ed essere il più credibili possibile: solo così il lettore può scivolare sullo stesso piano della narrazione, cessando di essere un semplice osservatore per diventare uno spettatore pienamente immerso nel cuore della storia.

  • Nella precedente raccolta La ladra di occhi, il racconto Le rughe dei pappagalli affrontava già il mito di Narciso e la ricerca dell’eterna giovinezza. In Flavia ritorna il dialogo fra rughe, bellezza e desiderio di fermare il tempo. Si tratta di una riscrittura, di un’evoluzione di quel racconto oppure di un tema dal quale sente di non essersi ancora congedato?

 È un tema complesso, da cui non mi sento affatto congedato. Le sollecitazioni di alcune mie lettrici mi hanno spinto a riflettere sui mutamenti sociali legati al mito dell’“eterna giovinezza”, convincendomi a riprendere un filo narrativo che avevo lasciato in sospeso tempo fa. Ma non è stato affatto semplice dare vita a una storia tutta al femminile: intrecciare le personalità di più donne, plasmarne le sfumature e restituirne la complessità senza cadere nella banalità, nello stereotipo o fuori tema è stata una sfida impegnativa. La bellezza rimane un caposaldo del mondo femminile, ma cosa accadrebbe se qualcuna riuscisse davvero a scoprire il segreto…  dell’eterna giovinezza?

  • Marco, questa pubblicazione nasce dal rapporto con Movimento Edizioni, una collaborazione che lei definisce un’occasione di crescita reciproca. Che cosa cercava in una realtà editoriale e quale confronto ha inciso maggiormente sulla forma definitiva del libro?

 In cuor mio cercavo un editore capace di cogliere davvero il senso dei miei “appunti di viaggio” siciliani, via via sbocciati in racconti. Dopo qualche tentativo, ho trovato nell’editore Giorgio Infantino una persona straordinariamente attenta alle mie storie e al loro contenuto, popolato da protagonisti dalle personalità sfaccettate e intense. Movimento Edizioni è una realtà editoriale “giovane”, per questo naturalmente aperta alle novità letterarie: mi auguro con tutto il cuore di aver ricambiato la profonda fiducia che hanno riposto in me. E la nostra collaborazione non si ferma qui: oggi mi ritrovo di nuovo catapultato nel mondo delle fiabe per bambini, sempre sotto la loro preziosa egida.