Il dott. Domenico Di Vincenzo ci parla di“Alchimie amorose”: quando la poesia diventa sguardo, memoria e trasformazione interiore
Medico, cardiologo e geriatra, Domenico Di Vincenzo affianca da anni alla professione sanitaria un intenso percorso di ricerca culturale e artistica, attraversando linguaggi diversi: la fotografia, la pittura, la storia dell’arte, la divulgazione e la poesia. Con la raccolta Alchimie amorose, pubblicata da Antipodes nell’aprile 2026, l’autore consegna al lettore un’opera lirica che pone al centro l’amore, la memoria, il desiderio, la solitudine e il tempo, trasformandoli in immagini, suoni e frammenti interiori.
Una poesia che non procede per dichiarazioni esplicite, ma per evocazioni, atmosfere, richiami naturali e simbolici: il mare, il vento, la luce, le stagioni, le rose, le onde, il silenzio e il ricordo diventano materia poetica e spirituale. In questa intervista, Domenico Di Vincenzo ci accompagna dentro il suo universo creativo, dove la parola poetica incontra la sensibilità dello sguardo, la profondità dell’esperienza umana e quella particolare forma di conoscenza che nasce dall’ascolto dell’anima.
- Dottor Di Vincenzo, lei ha attraversato nella sua vita professionale e culturale ambiti molto diversi: la medicina, la cardiologia, la geriatria, la fotografia, la pittura, la storia dell’arte e ora la poesia. Quanto sente che tutte queste esperienze abbiano contribuito a formare un unico sguardo sul mondo e sull’essere umano?
Grazie per la domanda che mi permette di chiarire il senso stesso della mia attività. Non penso vi sia separazione fra l’attività clinica prima e quella artistica poi. Al centro del mio interesse ho posto sempre il singolo individuo, con le sue problematiche psicofisiche e mai ho perduto di vista che, uomini o donne, apparteniamo ad una umanità estremamente diversificata e complessa. Gli studi di medicina mi hanno portato a studiare prima la cardiologia perché del cuore mi ha sempre affascinato la sua capacità di essere motore pulsante per gli altri organi. Mi sono presto reso conto che non avrei potuto fare al meglio la mia professione medica se mi fossi eccessivamente settorializzato, restringendo il mio campo di interesse solo alla cardiologia. Da ciò è stato naturale specializzarmi, anche, in Geriatria e Gerontologia, branca che considera la multifattorialità e la complessità dell’individuo inserito nel suo contesto socioeconomico e familiare e ciascun organo in relazione unitaria con il resto del corpo. Gerontologia poi insegna come invecchiare bene e, pertanto, ho ritenuto fondamentale l’educazione alla prevenzione prima ancora che alla cura. Dal punto di vista artistico fotografia, pittura, poesia, ma anche il teatro o il cinema sono stati modi diversi complementari e non alternativi per parlare di arte e, se possibile, farla su un terreno concreto. Quindi anche studiare storia dell’arte è stata la naturale evoluzione del percorso di approfondimento delle mie conoscenze globali. Ho, pertanto, cercato di cogliere le relazioni di ciascuna disciplina con la complessità, senza pareti divisorie invalicabili ma, al contrario, con ponti, contaminazioni, sinergie. Partendo dalla medicina, quindi, oggi approdo alla poesia con una pluralità di esperienze che si ricompongono quotidianamente, senza avere la presunzione di avere esaurito la mia ricerca che ha sempre, costantemente, bisogno di nuovi stimoli e traguardi.
- Il titolo della sua raccolta, Alchimie amorose, è molto suggestivo: richiama una trasformazione, quasi un processo segreto della materia e dell’anima. Che cosa rappresenta per lei questa “alchimia” e in che modo l’amore diventa, nei suoi versi, esperienza di mutamento interiore?
Il senso della mia ricerca poetica sta proprio qui, in questo titolo, Alchimie amorose, e nell’immagine di due fenicotteri rosa in volo parallelo, nella prima di copertina. Il tema principale è l’Amore, declinato diversamente da come oggi a volte avviene, non è l’amore distorto o malato, non è l’amore possessivo e violento. In terza di copertina riporto una elaborazione grafica del gruppo scultoreo Apollo e Dafne e la citazione di Maffei Barberini secondo cui chi insegue la bellezza che fugge si ritrova nelle mani fronde e bacche amare. Dafne si rifiuta ad Apollo e si trasforma in alloro per sfuggirgli. Quindi io chiarisco cosa intendo con Amore, l’amore consenziente e reciproco. Sono convinto che il nostro mondo abbia bisogno di un profondo cambiamento che può avvenire solo attraverso l’Amore. I miei fenicotteri sono in volo parallelo che rappresentata la comunità di intenti che deve guidare la coppia, nella stessa direzione, con le ali dell’uno che sembrano in qualche modo completarsi nelle ali dell’altro. Ogni dettaglio in Alchimie amorose è frutto di attenta, consapevole, riflessione. I fenicotteri rosa non sono animali stanziali ma ritornano annualmente in quei luoghi magici che sono le saline. Alla nascita il fenicottero ha il piumaggio bianco e poi, nutrendosi di molluschi ed alghe ricchi di carotene, acquisisce il suo affascinante colore, metamorfosi che avviene con la maturità. Inoltre, In spagnolo, la parola flamingos significa fenicotteri e richiama il flamenco, danza tradizionale andalusa dove uomo e donna esprimono emozioni profonde, sofferenza, malinconia da una parte, gioia e ritmo dall’altra. Il termine rosa accompagna la parola fenicottero. Non è solo un colore ma anche il fiore, la rosa che esprime delicatezza e bellezza attraverso i suoi petali ed il suo profumo. Ogni rosa va trattata con attenzione per non lasciarla sfiorire e per non ferirsi con le sue spine. Infine, l’immagine dei fenicotteri rosa sottende, nella sua essenziale semplicità, l’unione di elementi diversi, come siamo noi umani, che in particolari contesti e sotto certe condizioni, interagiamo solidalmente per generare trasformazione. Non sempre l’alchimia riesce. Servono gli ingredienti giusti. Vi deve essere affinità fra gli elementi posti ad interagire in un crogiuolo, si deve aggiungere passione, sentimento, desiderio. Coltivare l’amore significa imparare a riconoscere gli elementi e le condizioni affinché l’alchimia riesca.
- Nella raccolta l’amore non appare come sentimento semplice o idealizzato, ma come percorso complesso, attraversato da memoria, desiderio, attesa, solitudine, fragilità e rinascita. Che idea dell’amore ha voluto consegnare al lettore attraverso questi testi?
La complessità del mondo e delle nostre vite è tale che non vi sono ricette preconfezionate. Ciascuno sperimenta la ricerca di senso nella vita quotidiana e la ricerca di senso significa fondamentalmente verificare se riescono Alchimie amorose. In questo percorso si succedono, senza soluzione di continuità, momenti piacevoli che vorremmo durassero eternamente ed altri che vorremmo non aver vissuto o che vorremmo dimenticare. Ci portiamo appresso questo bagaglio di esperienze personali fatto appunto di memoria, di desideri, di aspettative, di solitudine, di debolezze, di fragilità, di rinascita. Tutti questi frammenti di vita, nel mio Alchimie amorose, sono proposti al lettore non come un resoconto autobiografico ma come lo specchio di emozioni profonde. Il filo conduttore ricreato dal lettore con una operazione di transfert permette a chiunque di provare, ricordare o immaginare sensazioni ed emozioni semplicemente abbandonandosi alla musicalità del verso, alle assonanze, al doppio senso che esplicita una vita reale intuitivamente percepita ed una vita immaginata alimentata dal desiderio, dalla paura, dal rimorso, dall’attesa, dalla delusione. Un orizzonte ampio in cui ogni poesia porta un po’ più o un po’ più giù rispetto al livello di base permettendoci di vedere più lontano fuori di noi o più profondamente dentro di noi. Credo che la sfida che ciascuno dovrebbe cogliere sia leggere Alchimie amorose e verificare la corrispondenza fra ciò che, come autore, esprimo e ciò che i lettori vivono o rivivono. Dunque, non necessariamente consegna al lettore di un’idea d’amore bensì attivazione di un dialogo sull’Amore dove, insieme, io-autore e tu-lettore, in maniera asincrona nel tempo e nello spazio ma con identica consapevole spinta interiore/esteriore cerchiamo di decifrare la misteriosa alchimia che talora si realizza.
- La sua poesia sembra nascere più dall’evocazione che dalla dichiarazione diretta. Mare, vento, luce, stagioni, rose, onde e paesaggi interiori diventano metafore di stati d’animo profondi. Quanto è importante per lei affidare alla natura il compito di dire ciò che spesso le parole non riescono a esprimere apertamente?
Il fascino delle parole sta nel significato che esse esprimono ma anche nel suono che direttamente percepiamo, nella relazione intima che una parola ha con quelle vicine, nelle possibili varianti non pronunciate o non riportate nello scritto che emergono solo nella nostra coscienza. Per fare un esempio nella poesia “Amare. A mare.” attraverso questo gioco di sillabe, quasi in libertà, ho evocato l’amore ed il mare ma anche l’amaro amore. Per le poesie in Alchimie amorose mi sono semplicemente guardato attorno, cogliendo l’immensa bellezza del mare, la potenza incontrollata del vento, capace talora di trasformarsi in un lieve soffio o in un respiro. L’irruzione della luce nelle mie poesie ha diversa intensità, talora soffusa talaltra abbagliante. La luce e le ombre, il buio, il nero che, in pittura come in poesia, non esiste allo stato puro ma è il mescolarsi in differenti proporzioni di gradazioni di bianco e nero. Infine, le stagioni ricorrenti. Sperare nella fine dell’inverno e nell’inizio della primavera, nello sbocciare dei fiori e nelle gradevoli passeggiare all’aperto. Fenomeni atmosferici non fini a sé stessi ma che nella mia poesia sono mutazioni del colore emotivo e del calore emotivo dentro ciascuno allo stesso modo come lo è lo sciabordio delle onde che si infrangono sugli scogli, sempre uguali eppure sempre diverse. Basta guardarsi intorno per percepire quanto la natura ha da raccontarci ma occorre mettersi nelle condizioni di vedere, di odorare, di toccare, di ascoltare, di assaporare, un’immersione dei sensi che non è solo fisica ma che è l’anticamera alla comprensione profonda degli stati d’animo individuali che si realizza con la nostra comprensione intellettuale. Serve dunque adesione. Serve la consapevole ricerca della comprensione affinché quanto accade attorno a noi non venga declassato a banale atto materiale ma interpretato come respiro del mondo
- Nei suoi versi emerge una forte musicalità, costruita attraverso allitterazioni, ripetizioni, immagini sonore, pause, contrasti e ossimori. Quanto conta per lei il suono della parola poetica? La poesia, prima ancora che significato, è anche ritmo, respiro, vibrazione?
Penso che la musica faccia parte della nostra vita. In alchimie amorose ho cercato di ricreare suoni e armonie. Ancor prima che la percezione del significato che è una operazione involontaria intellettuale l’ascolto del ritmo delle parole deve lasciare immaginare il soffio del vento, il moto ondoso che si perde sulla spiaggia o sulle onde, il ticchettio della pioggia o il battito del cuore e così via. Come dicevo queste immagini sono evocative per ciascuno poiché non sono estranee a chi legge. Occorre semplicemente disporsi all’ascolto e lasciare che le pause ed i suoni si dispongano nella successione più idonea per sollecitare i nostri ricordi, senza trascurare il fatto che essendo parte di un universo tutto quanto vibra fuori di noi spesso, a volte, rimbomba dentro.
- La poesia d’amore ha attraversato i secoli lasciando versi immortali, e tra i suoi vertici troviamo la voce di Catullo, capace di raccontare la complessità del sentimento umano attraverso il celebre “Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris / nescio, sed fieri sentio et excrucior” (“Odio e amo. Forse ti chiedi come sia possibile / non lo so, ma sento che accade e ne sono tormentato”). Quale dialogo sente di instaurare, attraverso Alchimie amorose, con questa grande tradizione latina? Quanto la sensibilità dei classici, e in particolare la capacità di Catullo di trasformare il conflitto interiore in poesia universale, ha influenzato il suo modo di raccontare l’amore?
Confesso la mia profonda ignoranza dei classici. A volte, sfogliando qualche libro, resto incantato da versi immortali. In futuro, se mi sarà possibile, cercherò di colmare questa mia carenza. Leggere e rileggere le poesie altrui affina ma inevitabilmente si perde in immediatezza e spontaneità. Da questo punto di vista non mi dispiace che Alchimie amorose non abbia seguito linee guida altrui anche se in un paio di occasioni mi è piaciuto fare eco ad alcuni versi famosissimi reinterpretati a modo mio, come il celebre Infinito di Leopardi o addirittura il famoso Inno alla gioia di Schiller musicato da Beethoven. L’originalità della mia produzione artistica va misurata attraverso quelle che sono le mie percezioni, filtrate dalla mia formazione scientifica, umanistica, artistica, proposte e reinterpretate da ciascun lettore in una operazione di transfert che, se riesce, si traduce in una Alchimia amorosa.
- Lei sceglie prevalentemente il verso libero, una forma che consente fluidità, sospensioni, frammenti e associazioni interiori. È una scelta stilistica consapevole o nasce da una sua idea espressiva che non poteva essere contenuta dentro strutture metriche più rigide?
Il verso libero è quello che mi permette di utilizzare al meglio i giochi di parole e i richiami musicali senza costringermi alla ricerca di rime. D’altronde, l’effetto che ho cercato è di ricreare, attraverso brevi clips, immagini che nella successione apparentemente senza senso logico o comunque senza una stabilita successione cronologica imbastiscono la storia delle Alchimie amorose. Non è un caso che la raccolta inizi con la poesia “Che cos’è l’Amore” e termini con la poesia “Era una goccia”. Fra queste come in una traccia elettrocardiografica vedremo picchi e deflessioni e, se ne accettiamo una sorta di conversione sonora, il battito ed il respiro del poeta e dei suoi lettori.
- Lei è anche autore dell’immagine di copertina. Quanto dialogano, nella sua esperienza creativa, parola e immagine? La sua sensibilità di fotografo e pittore ha influenzato il modo in cui costruisce le immagini poetiche di Alchimie amorose?
Dialogo continuo ed ininterrotto fra ogni possibile forma espressiva. L’immagine si fa parola e la parola ricrea l’immagine. Ho già avuto occasione di sottolineare come l’arte non presenta soluzioni di continuità ed esiste un concreto travaso o meglio ibridazione fra ciascuna espressione artistica. L’attenzione che metto nel selezionare fotograficamente una scena è la stessa che pongo nel mettere in fila i concetti e le parole in una poesia. L’alchimia amorosa si realizza nella misura in cui l’immagine fotografica o poetica faccia quel salto di qualità auspicato da semplice espressione di un sentimento o di una emozione individuale a manifesto di un sentire comune elevato nella foto o nella poesia a strumento di comprensione del mondo.
- Nella sua scrittura si avverte anche una tensione filosofica, un desiderio di interrogare il senso dell’esistenza, del tempo, della sofferenza e della speranza. Da medico, abituato a confrontarsi con la fragilità umana, quanto la poesia diventa per lei una forma diversa di cura, di ascolto e di conoscenza dell’uomo?
Entrambe cose vere. La poesia è per certi aspetti uno strumento di conoscenza individuale e collettivo ma ancor di più mezzo, canale di trasferimento di risorse, possibilità di interazione dialettica dell’autore con i suoi lettori. Da medico ovviamente non posso che riconoscere che la cura non è solo la somministrazione di farmaci dopo una corretta diagnosi. C’è molto altro! Credo che ogni medico dovrebbe in primo luogo mettere al servizio degli altri, di coloro che soffrono, le proprie conoscenze e il proprio modo di leggere la vita e di provare ad assecondarla o trasformarla positivamente. In questo senso scrivere poesie è stata una esperienza catartica e non posso che riconoscere che la mia preparazione scientifica ed umanistica sia stata determinante nello scrivere Alchimie amorose con questo taglio profondo trasversale, incisivo, pervasivo su me stesso e su chi legge.
- Il Rinascimento ha consegnato alla storia una straordinaria riflessione sull’amore, inteso non soltanto come sentimento terreno, ma anche come esperienza dell’anima, ricerca della bellezza e percorso di conoscenza interiore. Pensiamo a Petrarca e al suo Canzoniere, dove l’amore diventa memoria, tormento, elevazione e dialogo profondo con sé stessi. Quale rapporto sente di avere con questa grande stagione culturale e quanto la visione rinascimentale dell’amore e della bellezza ha contribuito alla costruzione dell’universo poetico di Alchimie amorose?
Ritengo che la conoscenza in genere della letteratura e dell’arte sia la piattaforma a partire dalla quale ho provato a dare del mondo la mia chiave di lettura. Non guardo a nessuno dei classici in nessuna delle stagioni precedenti. Ho grande simpatia per l’archeologia greco romana, per l’arte paleocristiana, bizantina, medievale e via via passando per il rinascimento ed il barocco sino ad arrivare ai tempi nostri. Più sono recenti le nostre conoscenze (mi riferisco all’arte contemporanea) più autori si conoscono e si incontrano più diventa difficile discriminare ciò che è arte e ciò che non lo è. A meno che non ci si voglia mettere sulla scia di un critico e lasciarsi condizionare dalle sue convinzioni. Allo stesso modo la conoscenza dei classici della letteratura arricchisce tantissimo e anche in poesia è lo stesso. Tutti in qualche modo hanno avuto qualcosa da dire, chi in modo più ridondante chi in modo più ermetico. Credo sia indispensabile avere una buona conoscenza della storia e una visione libera da pregiudizi per poter in ogni epoca cogliere il meglio che ha saputo offrire e come vi sia stata spesso una amaurosi per certi autori. Credo che non si debba avere idee preconcette ma che alla base ci debba essere sempre il confronto dialettico fra opinioni anche diverse, confronto sempre costruttivo e mai scontro distruttivo. In un saggio che ho pubblicato nel 2022 su “Cos’è l’opera d’arte? e qual è il linguaggio dell’arte oggi” tocco alcune tematiche, cioè il bisogno nel mondo di bellezza. Quanto più la neghiamo come impossibile ad essere raggiunta, tanto più sentiamo confermata la necessità che ci sia. Se prima si parlava di arte liquida e fluida, successivamente si è parlato di arte gassosa. Quest’ultima necessita comunque di un contenitore. La poesia lo è, a condizione però, che sappia percorrere strade autonome. In questo consiste a mio parere il rapporto fra il presente, il passato ed il futuro della poesia, cioè la volontà dell’intellettuale di raccogliere dal passato e seminare nel presente per raccogliere più in là, senza pregiudizi ma con un occhio al mondo e l’altro a sé stesso. O se vogliamo alternativamente guardando al mondo e a sé stesso o – e qui sta la magia o l’alchimia amorosa – guardare al mondo per guardare sé stessi o guardare sé stessi per guardare al mondo.
Grazie dott. Di Vincenzo per la sua disponibilità
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