Intervista a Elisa Delpari, autrice di “2030: Apocalypse War”
- Elisa, partiamo dall’inizio: com’è nato il desiderio di scrivere, e cosa l’ha spinta a passare da lettrice appassionata a narratrice del proprio universo?
In realtà il mio desiderio di scrivere è nato quattro anni fa proprio dalla mia passione per il mondo dei libri quando quasi per gioco nella mia mente ha preso forma la mia prima storia che poi, grazie anche alla spinta e all’ incoraggiamento del mio compagno, ho deciso di mettere nero su bianco… ed è così che ho iniziato questa meravigliosa avventura come autrice e mi è piaciuta talmente tanto che ho deciso di proseguire scrivendo la seconda storia.
- Nel suo percorso di scrittura c’è un binomio evidente tra passione per la storia e immaginazione futuristica. Com’è riuscita a fondere questi due mondi nel passaggio da 1944: The Rebellion a 2030: Apocalypse War?
In realtà è stato molto semplice infatti grazie alla mia fervida immaginazione sviluppata tramite il mio amore per tutto ciò che concerne il mondo futuristico e la seconda guerra mondiale, accresciuta tramite la lettura di libri e la visione di film e serie TV sugli argomenti fin da quando sono adolescente, per me è stato un gioco da ragazzi trasportare questi elementi dalla mia mente alla carta.
- Elektra, la protagonista, è un medico, una moglie, una donna risolta – eppure torna a essere vulnerabile a visioni potenti e spaventose. Come ha costruito questa figura femminile complessa, che unisce razionalità e dono profetico?
Elektra l’ho costruita basandomi fondamentalmente su me stessa infatti fin dal primo romanzo è la mia copia in versione cartacea, infatti proprio come me compie un evoluzione che da adolescente timida e introversa la porta a trasformarsi in una donna forte e determinata ma al contempo complessa e fragile.
- Le premonizioni di Elektra si trasformano in un incubo concreto: una New York devastata e conquistata da un invasore. Da dove nasce l’idea di un impero giapponese guidato dal generale Yamamoto in un contesto post-apocalittico?
Nasce dalla mia passione per la seconda guerra mondiale in cui ho immaginato però al posto dell’impero del terzo Reich guidato da Adolf Hitler questa versione alternativa in cui c’è la potenza giapponese al suo posto… in poche parole una terza guerra mondiale futuristica in cui a farla da padroni sono i giapponesi.
- Nel romanzo si assiste alla formazione di un gruppo di ribelli con “abilità speciali”. Quanto è stato importante per Lei inserire un elemento corale accanto alla figura centrale della protagonista?
Molto importante perché per me l’individuo da solo non sarà mai forte quanto lo è in gruppo soprattutto in una situazione come quella che ho creato nel romanzo, in cui una persona da sola non avrebbe mai potuto combattere un esercito solo con le proprie forze.
- Dietro l’azione e l’avventura, 2030: Apocalypse War sembra porre domande profonde: cosa significa davvero “libertà”? In che modo il romanzo affronta questo tema senza cadere in stereotipi?
Per me libertà significa poter esprimere i propri pensieri e le proprie idee liberamente senza che nessuno ti imponga la propria volontà costringendoti a fare qualcosa che tu non voglia ( ad esempio dirti come vestirsi, chi frequentare, che religione professare ecc) senza che però tu stesso non limiti la libertà degli altri, ovviamente rispettando le regole altrimenti cadremmo nell’anarchia totale cosa che non sarebbe giusta e credo che il mio romanzo trasmetta questo messaggio senza cadere negli stereotipi più comuni.
- Lo scenario apocalittico è denso di significati simbolici. A suo avviso, che cosa rappresenta la distruzione di New York per la protagonista… e per il lettore?
Ho voluto che rappresentasse la stessa cosa per entrambi: la distruzione graduale ma costante del pianeta che sta avvenendo sotto i nostri occhi sul nostro pianeta sia a causa guerre in Ucraina e in Israele che stanno distruggendo intere città e uccidendo milioni di persone proprio come accade in 2030 Apocalypse War a New York sia per il cambiamento climatico che sta provocando catastrofi naturali che ogni anno mietono vittime e radono al suolo paesi in ogni parte del mondo.
- Lei è molto legata alla natura e alle escursioni: il contatto con il paesaggio reale ha influenzato la scrittura di ambienti, atmosfere o momenti chiave nella storia?
Si in particolare in 1944 The rebellion perché sono stata a Bologna che sui suoi colli, a Roma e in estate e primavera nei weekend faccio spesso gite sulle colline nell’appennino tosco emiliano quindi non potevo non rendergli omaggio inserendoli nel libro dato che li conoscevo così bene. Per quanto riguarda 2030 Apocalypse War un po’ meno perché non conoscendo New Orleans ho potuto solo immaginare come fosse il paesaggio lì dato che non essendoci mai stata mi sono limitata a quello che ho visto in varie serie tv e ha quello che ho reperito tramite internet.
- Nel mondo editoriale odierno, spesso dominato da grandi firme, che spazio c’è – secondo Lei – per le autrici emergenti che, come Lei, costruiscono mondi originali senza filtri?
Credo che c’è ne sia basta solo trovare la casa editrice che ti sappia valorizzare.
- E infine: dopo 1944 e 2030, c’è già un’idea in cantiere per un nuovo romanzo? O Elektra ha ancora qualcosa da raccontare?
Sì, ho scritto un terzo libro fantasy in cui c’è una nuova protagonista Alice ed ora sono alla ricerca di una casa editrice che lo pubblichi… incrociamo le dita!



