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La “Divina” Yuriko Nishiara: il carisma e il segreto che la rendono la Greta Garbo della danza
Interviste

La “Divina” Yuriko Nishiara: il carisma e il segreto che la rendono la Greta Garbo della danza

Feb 17, 2026

In questa intervista conosciamo da vicino Yuriko Nishiara, una delle personalità più affascinanti e riservate della scena coreutica contemporanea. Non concede nulla al superfluo: niente affettazioni, nessun compiacimento stilistico, ma linee essenziali, portamento nobile e una presenza scenica che cattura lo sguardo.
Il paragone con Greta Garbo nasce spontaneo: la stessa aura, la stessa luce che non si costruisce. Non interpreta un personaggio: lo è. Con lei abbiamo parlato di disciplina, arte e del silenzio necessario per trasformare la danza in visione.

  • Yuriko, nata a Tokyo e artisticamente maturata tra Losanna, Madrid, Roma e Palermo, il Suo percorso attraversa culture e discipline diverse. Oggi, guardando alla strada compiuta, si sente più figlia della disciplina orientale o della passione mediterranea?

    Nonostante io abbia vissuto ormai 14 anni in occidente (mentre in Giappone 18 anni) sento spesso fortissimo il mio lato orientale. Che poi mi chiedo se fosse dovuto dalla mia origine o se dipendesse semplicemente dal mio carattere… Mi rendo conto di essere molto severa con me stessa. Difficilmente rimango soddisfatta della mia performance e spesso non riesco ad accettare i complimenti. Quando mi viene affidato un ruolo importante soffro molto per il senso della responsabilità con la paura di non poter essere all’altezza. Poi sono una “secchiona” e i miei colleghi prendono in giro (con affetto) il mio essere giapponese.

    • Dopo il diploma all’École-Atelier Rudra Béjart Lausanne, il Suo cammino è proseguito tra Spagna e Portogallo prima dell’approdo a Roma con Diana Ferrara. Quanto sono stati determinanti questi anni di passaggio nella costruzione della Sua identità artistica?

    Ritengo determinante il mio passaggio in Spagna presso il conservatorio superiore di danza a Madrid. Lì, ho affrontato veramente la danza contemporanea perché alla Rudra, la scuola di Maurice Béjart, ho studiato i repertori di Béjart e Martha Graham ma mi mancava la base di danza contemporanea che in Giappone avevo studiato pochissimo. Ho avuto grandi maestri e rincontrare quegli stessi maestri nel mio percorso professionale qui al Teatro Massimo è stato motivo di tanta gioia e mi hanno fatto capire il valore artistico di questo conservatorio.

    • “La danza può rivelare tutto il mistero che la musica tiene nascosto.” – Charles Baudelaire
      Quando interpreta ruoli come
      Giselle o Odette/Odile ne Il lago dei cigni, sente di attraversare un archetipo universale oltre il personaggio?

    Sicuramente ad un certo punto vado oltre il personaggio. Ho avuto una gran fortuna di avere le maîtres come Delphine Moussin o Agnes Letestu, entrambe grandissime Étoiles di Opera di Parigi per affrontare i ruoli impegnativi sia nel lato tecnico che nel lato interpretativo. Loro mi hanno donato le informazioni necessari per poter creare un personaggio tutto mio. Per me questo percorso interiore è la parte più affascinante quando si affrontano i primi ruoli.

    • Yuriko, dal 2016 fa parte del corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo, dove ha interpretato ruoli da protagonista in titoli iconici come La bella addormentata, Cenerentola, Biancaneve, Giselle e Il lago dei cigni. Quale di questi personaggi ha segnato un punto di svolta nella Sua maturazione artistica?

    Giselle è stato un balletto molto intenso per me. Giselle era un ruolo che ho sempre sognato di fare. Già da piccola imitavo grandi ballerine che eseguivano Giselle e finalmente ho potuto farlo in scena mettendo del mio! Poi c’è il lago dei cigni, sicuramente la sfida più grande della mia vita fino ad oggi. Mi rendo conto che interpretare la protagonista dei repertori classici è sempre la cosa più difficile. La danza classica non ti permette di mentire o camuffare… ogni volta mi sento indifesa davanti ai grandi classici.

    • La Sua formazione è stata guidata da figure di grande prestigio, da Yasuko Goro ad Asami Maki fino all’esperienza all’École-Atelier Rudra Béjart Lausanne, dove ha respirato un’eredità artistica di altissimo livello. C’è una lezione, un gesto o una frase ricevuta da uno dei Suoi maestri che considera fondativa della Sua identità e che La accompagna ogni volta che entra in scena?

    La mia maestra Yasuko Goro a Tokyo è stata la persona che ha formato Yuriko di oggi. Lei non si accontentava mai e non mi ricordo se lei mi avesse mai detto “Brava hai ballato bene.” È stata lei ad insegnarmi che la preparazione non sarà mai abbastanza.

    • “Diventa ciò che sei.” – Friedrich Nietzsche
      Dopo anni di tournée internazionali – dal
      Teatro Bolshoi ai palcoscenici italiani – sente di essere diventata ciò che era destinata a essere, o il percorso di trasformazione è ancora in atto?

    Spero di non smettere mai di trasformarmi. Trasformazione come miglioramento e crescita. Se un giorno dovessi sentire di aver smesso di crescere, sicuramente cambierò il lavoro. Sarebbe troppo triste e noioso rimanere sullo stesso posto.

    • Yuriko, Lei ha raccontato di affidarsi alla fisica e alla matematica per placare l’emozione del palcoscenico. Quanto è sottile il confine tra controllo tecnico e abbandono emotivo nella Sua esperienza scenica?

    Sicuramente il mio obiettivo finale è emozionarmi in scena e far emozionare il pubblico. La tecnica è lo strumento per realizzare questo obiettivo. Senza avere la solida base non potrei lasciarmi nell’emozione ed a questo che servono i mesi di preparazione. Quindi direi che non esiste un confine tra due cose. Primo step, controllo tecnico, e lo step successivo sarebbe abbandono emotivo.

    • Lei ha sfiorato l’archeologia prima di scegliere definitivamente la danza. Crede che esista una forma di archeologia del gesto, una memoria stratificata nel corpo che ogni ballerina porta con sé e riporta in superficie ogni volta che danza? E quanto, in questo processo, sente di attingere a un’ancestrale memoria di noi, a qualcosa che precede la storia individuale e appartiene all’umanità stessa?

     Ogni cosa ha una storia come una civiltà o una persona. La nostra civiltà è il risultato di tutto quello che è successo nel passato e anche io sono un risultato del mio percorso personale. Sicuramente ogni artista porta con sé una storia da raccontare e che rende unico il suo essere. Infatti, mi piace molto conoscere il passato dei grandi artisti. Per esempio l’autobiografia di Gelsey Kirkland “Dancing on my grave” è un libro che mi ha preso molto.

    • Yuriko, nel Suo percorso ha calcato palcoscenici prestigiosi e attraversato città e culture molto diverse. C’è un teatro che considera il Suo “primo amore” o quello che più di altri l’ha trasformata interiormente?

    Ho ballato su molti palcoscenici del mondo ma sicuramente il palco di Teatro Massimo mi ha visto crescere. Molti ballerini ospiti dicono che il palcoscenico del Massimo ti mette in difficoltà. Con la sua pendenza e il suo spazio immenso sicuramente non rende facile il lavoro. Ma ormai ci sono affezionata e penso di aver preso un po’ di confidenza. È un prestigio poter chiamare un teatro così bello “Casa mia.”

    •           “La vita è o un’audace avventura o niente.” ( Helen Keller ). Se dovesse racchiudere il Suo viaggio artistico – da Tokyo a Palermo – in una parola chiave,  Yuriko, quale sceglierebbe per raccontare la cifra più autentica della Sua carriera e della Sua vita?

        “Non fare niente per nessuno ma solo per me stessa.” La carriera di una ballerina è troppo corta      per preoccuparsi delle opinioni altrui. Cerco sempre di impegnarmi perché voglio impegnarmi, ballare perché voglio ballare. La motivazione deve venire sempre da dentro di me.

    Grazie per il tempo dedicatoci