Re Ubu: la parodia del potere folle e grottesco che strombazza e ci fa ridere con amarezza.
RAGUSA – Alla Maison Godot di Ragusa nei giorni 17 (alle 19,30), 18 (alle 19), e 19 (alle 18) aprile 2026 va inscena l’opera teatrale in due atti di Alfred Jarry “Ubu re”. Appartenente al ciclo di Ubu di cui costituisce la prima parte, l’opera fu pubblicata nel 1896 nella rivista “Le livre d’art” e rappresentata a Parigi per la prima volta il 9 dicembre dello stesso anno, destando un vero e proprio scandalo ,ma cambiando letteralmente il teatro.
Del resto la piece fu scritta con intento palesemente provocatorio e oggi viene considerata un’anticipazione del movimento surrealista e del teatro dell’assurdo, mescolando farsa, parodia,umorismo crasso e sbracato.

Lo spettacolo chiude la ventesima edizione di Palchi diversi, con scene e regia di Vittorio Bonaccorso, costumi e adattamento di Federica Bisegna; entrambi sono presenti come protagonisti nel cast degli attori assieme ad Alessio Barone, Rossella Colucci, Lorenzo Pluchino, Benedetta D’Amato, Alessandra Lelli.
Già nella serata del debutto ha avuto un grande successo e si appressa a fare sold aut anche nelle successive repliche.
Dato che Jarry viene considerato il fondatore della Patafisica,da lui definita la scienza della soluzioni immaginarie, ad introdurre lo spettacolo è stato invitato Andrea Parasiliti, geniale scrittore, saggista, artista e giornalista ibleo. Il giovane, nell’ambito delle sue diverse attività, è anche un impegnato “patafisica” (su Youtub è possibile vedere la sua introduzione alla Patafisica, a Ubu e ad Alfred Jarry). La patafisica, che si può considerare una parodia della metafisica studia le leggi che regolano non la normalità dei fenomeni, ma le eccezioni e l’assurdo,esplorando il particolare piuttosto che l’universale attraverso una paradossale creatività e un marcato spirito ironico.
Ma chi è re Ubu? Di certo è una parodia di altri re di opere teatrali precedenti (Shakespeare, Rabelais, Euripide). Secondo le parole di Parasiliti, egli è un”tiranno grottesco, con un corpo a forma di pera, dominato da un appetito smisurato, un personaggio fatto di eccesso,di ingordigia,irragionevolezza. Illogico e inaffidabile capriccioso come un bambino,tremendamente infantile”. Da perfetto sconosciuto, un giorno costui diventa re di Polonia, dopo essere stato spinto dalla moglie Madre Ubu,a uccidere il legittimo sovrano Venceselao. E’ un personaggio sboccato, “eccessivo”in tutte le sue manifestazioni, manifestando avidità di potere, crudeltà e una profonda smisurata stupidità. Non esiterà infatti a uccidere nobili, magistrati e tutti coloro che l’avevano appoggiato, vessando il popolo senza pietà. Ma Ubu deve fare i conti il figlio del re assassinato Bugrelao che spera di conquistare il trono di suo padre con l’aiuto dei Russi. Così la guerra, i combattimenti,i duelli,la ferocia della violenza, gli assalti,le fughe, le corse, l’altalena di scontri e di tregue diventa la protagonista dell’opera, rappresentata in un turbinio scomposto,concitato, ansimante, incalzante, con i combattenti che fanno irruzione nel teatro e vanno e vengono rumorosamente accompagnati dalla colonna sonora, inglobando nell’affanno e nella frenetica corsa alla vittoria o alla sconfitta tutti gli attoniti,divertiti e stupefatti spettatori.

“Lo spettacolo che presentiamo- dichiara il regista Vittorio Bonacccorso– è prima di tutto un grande gioco teatrale, irresistibilmente divertente,costruito su un ritmo comico, esagerato e grottesco che coinvolge gli spettatori fin dalle prime battute. Nella nostra messa in scena abbiamo voluto creare un ponte fra presente,passato e presente. Ridiamo di Ubu,delle sue assurdità e delle sua smodata avidità, ma quella risata porta con se anche un’eco inquietante : dietro la caricatura si nasconde qualcosa che continua a riguardarci da vicino”.
Come tutte le scelte della compagnia Godot, sia nel campo satirico, comico e tragico, non si ride o si piange solo per divertirsi o per commuoversi; non si rinuncia mai alla riflessione, all’emersione di problematiche sociali e storiche che continuano ad affannare la nostra umanità nel corso dei secoli e che rimbombano ancora nel nostro mondo senza avere mai fine.
I tiranni sono assetati di potere,non hanno amore per il popolo che non esitano a sterminare se nega loro il consenso e osa protestare, uccidono senza pietà, vivono in un delirio di onnipotenza che non sa spegnersi, mostrano la loro follia perfettamente in simbiosi con la loro insensibile e incredibile idiozia. I tiranni blaterano,proclamano, sbraitano, sono focalizzati soltanto sulla loro insaziabile brama di autoaffermazione che si nutre della fragilità, delle paure e del sangue delle vittime.
Purtroppo a volte la natura di un tiranno può nascondersi dietro la maschera della democrazia e dietro gli ideali di pace e di collaborazione. Ed è per questo che diventa ancora più pericoloso.

C’è da dire che gli attori hanno rappresentato il loro lavoro mettendoci, oltre alla innegabile passione interpretativa ,anche una grande fatica fisica. Solo una grande energia poteva sostenere tutti quei ricorrenti cambi di scena, movimenti, slanci, recitazione urlata, fremente, vissuta e donata al pubblico con sorprendente intensità.
Un’ennesima prova di straordinaria bravura che conferma l’orientamento e il percorso artistico, culturale e professionale della Compagnia Godot la quale ambisce meritevolmente a traguardi sempre più alti e gratificanti che non potranno mancare.



