Massimiliano Reggiani racconta l’omaggio di Mario Lo Coco a Barbara Bouchet: il piatto di ceramica che unisce Mediterraneo e bellezza
Al Gattopardo CineFestival 2026 di Ciminna un artista siciliano, Mario Lo Coco, omaggia Barbara Bouchet con un grande piatto di ceramica invetriata. Il critico e storico del cinema Sergio D’Arrigo, l’illustre ospite, il sindaco di Ciminna Vito Filippo Barone, l’assessore alla cultura Michele Avvinti, e l’artista insieme sul palco per la consegna dell’opera. L’Arte veicola sempre un messaggio e quando è scelta per essere dono deve necessariamente legarsi ad un significato. “Questo piatto che le è dedicato – spiega Mario Lo Coco – rappresenta la terra elettiva di Barbara Bouchet, il Mare delle civiltà classiche che hanno avuto il Golfo di Napoli come faro del proprio intenso e continuo navigare”.

Si incontrano così due storie personali: da un lato l’attrice e ballerina che per le vicende della storia lascia l’Europa continentale per affacciarsi prima su di un oceano lontano e approdare poi nel cuore del Mediterraneo. Barbara Bouchet, infatti, nata nei Sudeti cresce e si forma artisticamente tra San Francisco e Hollywood prima di trasferirsi definitivamente in Italia. Dall’altro lo scultore di Monreale che ha percorso a ritroso la storia del segno e della scrittura ispirando le proprie opere ad una geometria euclidea, a volumi arcaici, a ritmi primordiali. Autore apprezzato per l’uso materico e brillante del colore, ceramista raffinatissimo nel creare sfere e solidi di rotazione con la tecnica del colombino, una tecnica così remota da precedere l’uso del tornio e quindi della ruota.

L’opera contrappone il rigore geometrico della campitura piatta al ritmo di una sottile trama di lineature parallele. Il blu, cupo e profondo, taglia la lucentezza vibrante del turchese simbolo di una natura primigenia e incontaminata. La percezione, quindi, si sdoppia creando piani paralleli e sovrapposti di lettura che generano un inaspettato senso di profondità, innovativo e moderno rispetto all’uso più decorativo che abitualmente viene fatto della ceramica. La scelta di prendere un potenziale oggetto d’uso – il piatto – e trasformale in superficie significante come la tela di un dipinto vuole sottolineare l’urgenza di portare l’arte nella realtà, nel vivere quotidiano, che ha così bisogno di modelli di bellezza, di spazi per distendere la mente e lasciarsi carezzare dall’emozione visiva, che dischiude universi intimi e purtroppo quasi sconosciuti. L’arte di Mario Lo Coco, che annovera una serie particolarmente apprezzata di grandi piatti, spinge l’osservatore a concentrarsi sul proprio mondo interiore. Nei particolari di alcuni piatti che vi proponiamo si avverte quel principio d’armonia universale cui ogni uomo dovrebbe ispirarsi, come effetto della propria natura di essere sensibile e non solo razionale.

Mario Lo Coco usa un linguaggio visivo radicato nella storia ma la sua poetica è decisamente attuale, rivolta al futuro, alle generazioni che verranno. Va letto come appello, attraverso l’Arte, a salvare, a portare rispetto, a convivere e prendere con amore, senza usare, senza rapinare quel poco di poesia che ancora ci resta. Il blu profondo, nella sensibilità di Mario Lo Coco, ha la violenza dell’inquinamento, la capacità di togliere luce, di coprire, nascondere e soffocare quell’incanto delle origini che stiamo perdendo. Ogni sua opera è un grido di allarme, una preghiera laica, un’invocazione attraverso la bellezza ad avere l’attenzione di chi altrimenti passa oltre. Il Mediterraneo è stato per millenni un confine ancora inesplorato; madre di tante civiltà e strada di scambio, d’incontro, di guerra ma anche d’accoglienza. L’azzurro di questo mare è un colore caratteristico di Mario Lo Coco, una tonalità pura e cristallina che troppo facilmente viene ferita, sporcata, macchiata di petrolio o di dolore. Oltre la magia del vetro fuso, oltre l’eleganza di ogni tratto, va sempre ricordato anche il significato profondo che l’opera d’arte contemporanea preserva oggi ma custodisce per il domani e per chi verrà.

Il piatto, inoltre, è un omaggio anche all’Artista di cui Barbara Boquet è madre: il rinomato chef Alessandro Borghese che interpreta la gastronomia ben oltre il mero atto dell’alimentarsi ma come trasmissione di cultura, rispetto e bellezza attraverso l’elevarsi di un gesto biologico che passa dall’istinto alla comunicazione. Cucinare trasmette l’identità attraverso l’offerta di un cibo e quindi di un territorio che si trasforma in simbolo. Trasformare delle polveri in colore, in trasparenza, in materiale che aspira a mantenersi nel tempo è un’altra sapienza che il ceramista riesce a creare dosando tempi, temperature, miscele chimiche e gesti senza tempo. Entrambe sono arti figlie del fuoco, ambedue sublimano il vissuto in un nuovo livello di esperienza.

Le fotografie del Gattopoardo CineFestival di Ciminna, scattate il 18 luglio 2026, sono di ©Rosario Priolo Le fotografie dei particolari di piatti del maestro Mario Lo Coco sono di ©Loredana Trapani
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