Anche Palermo vive la sua Età dell’Oro
Articolo a cura di Gigi Vinci
Cari lettori,
a Palermo l’arte non è mai soltanto contemplazione è seduzione, racconto, eredità viva che si rinnova sotto i nostri occhi. Così, tra le sale eleganti della Fondazione Sicilia, prende forma un viaggio prezioso e scintillante: L’Eta’ dell’Oro.
A guidare questo raffinato scrigno di bellezza è la professoressa Maria Concetta Di Natale, figura di assoluto rilievo nel panorama della storia dell’arte e del gioiello siciliano. Una donna che incarna perfettamente quella grazia autorevole data da una profonda conoscenza.

La mostra curata con sensibilità da Sergio Intorre e Roberta Cruciata è un trionfo di oreficeria siciliana, ogni teca racconta storie di mani sapienti, di dinastie artigiane, di simboli che attraversano i secoli, ma il vero incanto sta nel ritmo vivo dell’esposizione, ogni mese, un nome, una famiglia, una firma del gioiello siciliano contemporaneo prende il centro della scena.
E questa volta, cari lettori, è stata di scena una dinastia che sembra uscita da un romanzo d’epoca, la famiglia Fecarotta, anima del brand Fecarotta Antichità.
Nel cuore dei brani palermitani dove il tempo sembra scorrere con una lentezza aristocratica Fecarotta rappresenta una perla rarissima. Non solo produzione propria, ma una vera e propria dichiarazione d’amore alla tradizione, ogni creazione dialoga con il passato, rievoca simboli antichi, restituisce dignità e fascino a un sapere che rischierebbe altrimenti di dissolversi. Personalmente adoro il rifacimento delle Girandole di origine francesi, rivisitate dal rococo’ siciliano, riproposte oggi non solo con microperle, ma con coralli ed in turchese, già immaginavo quest’ultimi d’estate con un meraviglioso caftano in seta colore verde smeraldo.
E poi c’è la loro collezione privata, un patrimonio che non è soltanto materiale, ma culturale. Un archivio vivente di bellezza, stratificato nei secoli.
Durante la serata, il racconto della famiglia ha avuto il sapore delle grandi saghe, origini documentate sin dalla seconda metà del Settecento, generazioni di orafi, passaggi di testimone che sanno di disciplina, sacrificio e, soprattutto, passione. Fino ad arrivare a oggi, con una nuova produzione che non tradisce, ma evolve.



Ma il momento che ha davvero incantato e, lasciatemelo dire, quasi scosso gli animi dei presenti è stato il filmato realizzato dai Fecarotta. Una giovane donna dei nostri tempi varca la soglia del loro negozio e come per magia, si trasforma in una dama del Settecento, adornata con autentici gioielli dell’epoca.
E lì, cari lettori, è accaduto qualcosa di inaspettato.
Perché osservare un gioiello in una teca è esercizio di ammirazione. Ma vederlo vivere, muoversi, respirare addosso a una persona è tutta un’altra storia. È stato quasi scioccante. Ci siamo trovati di fronte, senza filtri, a quello che doveva essere il fasto, lo splendore, la potenza visiva di una dama così ornata nel Settecento. Una radiosita’ che non si limita a brillare, ma domina lo sguardo, lo cattura, lo trattiene.

Un’esperienza che nessuno di noi, probabilmente, immaginava di questa intensità. Perché quei gioielli, improvvisamente, non erano più oggetti, erano presenza, identità, narrazione viva.

L’atmosfera? Inevitabilmente mondana. Una di quelle occasioni in cui Palermo sa essere capitale e salotto insieme. Ammiratori, cultori, volti noti della noblesse e una costellazione di personalità che hanno reso la serata un perfetto equilibrio tra cultura e società.
E mentre le luci accarezzavano l’oro e le pietre, si percepiva chiaramente una cosa, questa non è solo una mostra e’ un rito. Un incontro tra passato e presente, tra artigianato e narrazione, tra identità e stile.
In fondo, cari lettori, Palermo è questo, una città che non smette mai di brillare. In serate come questa, il suo oro non è solo nei gioielli, ma negli sguardi di chi sa ancora riconoscere la bellezza.
Vostro Gigi Vinci.



