03/11/2026

Con l’avanzare dell’autunno, anche la lettura sembra trovare un ritmo diverso. Le giornate si accorciano e, tra le pagine, può riaffiorare un ricordo o prendere forma una domanda che avevamo lasciato in sospeso. In questa atmosfera più raccolta ci accompagnano le sei proposte di novembre recensite dalla nostra Anna Valente per L’Epoca Culturale, attraverso esperienze che ci avvicinano alle vite degli altri e ci aiutano a rileggere la nostra.

Ci sono versi e pensieri che accolgono la fragilità, ritrovando negli affetti e nei piccoli gesti la forza di affrontare il presente. E ci sono storie familiari attraversate dalla guerra, nelle quali una lettera conservata e un ricordo tramandato permettono a chi viene dopo di conoscere le proprie radici e dare un volto alle assenze. Ma tornare al passato può significare anche trovare le parole per raccontare un’infanzia ferita dalla violenza, rompendo silenzi che hanno nascosto troppo a lungo il dolore. Altrove, lo sguardo si rivolge alle convinzioni e alle abitudini mentali che orientano le nostre reazioni: riconoscerle diventa un invito a interrogarsi sul modo in cui interpretiamo la realtà e comunichiamo con gli altri. In un futuro vicino, il desiderio di scegliere la propria vita si confronta con le aspettative familiari e le convenzioni sociali, fra slanci e incertezze. Alla crescita dei più piccoli è invece dedicato un cammino nel quale Fede e creatività si incontrano per dare alla condivisione il significato concreto dei gesti quotidiani.

Sei proposte diverse, unite dall’attenzione per ciò che può lasciare un segno nella vita di una persona. Questo novembre di letture ci invita ad ascoltare le storie degli altri e a riconoscere, anche nella nostra, il valore delle presenze che ci hanno accompagnati. Perché crescere significa anche comprendere ciò che abbiamo ricevuto e scegliere che cosa desideriamo trasmettere.

# L’angolo della narrativa simile alla poesia

Ciò che resta di noi di Sergio Cavoli; Editore: LFA Publisher –  2026

Ieri tutto era come sempre, domani chissà, ma è nell’oggi che qualcosa può cambiare la nostra vita e il modo in cui la guardiamo. Infatti, a volte basta qualcosa perché cambi la nostra visione. È proprio su ciò che ci accade e sui segni che lascia dentro di noi che si sofferma Sergio Cavoli con Ciò che resta di noi, una silloge di poesie e pensieri in prosa che parla della vita, delle nostre fragilità e di tutto ciò che, nel bene e nel male, ci segna.

Ci sono persone che ci mancano e ricordi che, anche con il passare degli anni, continuano ad accompagnarci. La malattia, la paura, le perdite e il tempo che passa sono temi che ci toccano da vicino, perché fanno parte dell’esperienza di ognuno di noi. Eppure, in queste riflessioni, il dolore non è l’unico protagonista. Ci sono anche gli affetti, la vicinanza di chi ci vuole bene e quella forza che, a volte senza nemmeno accorgercene, ci aiuta ad andare avanti proprio quando tutto sembra più difficile.

La vita, infatti, non è fatta soltanto di grandi avvenimenti. Spesso sono le piccole cose a lasciare il segno: un gesto d’affetto, una presenza silenziosa, una parola che avremmo voluto dire e che, per qualche ragione, è rimasta dentro di noi. Nel ricordo dei genitori, nell’amore per i figli e nella gratitudine verso chi gli sta accanto, l’autore raccoglie emozioni e pensieri che vanno oltre la sua esperienza personale e ci invitano a guardare anche alla nostra. La sua scrittura, semplice e sincera, dà spazio a sentimenti che non sempre è facile esprimere. Non cerca di offrire risposte a ogni domanda né di insegnarci come vivere, ma ci accompagna in una riflessione sulle nostre fragilità e su quanto sia importante imparare a comprendere anche quelle degli altri.

Il tempo cambia le cose, porta via alcune certezze e ci mette davanti a situazioni che non possiamo controllare. Accettarlo non è sempre facile, ma non significa arrendersi. Significa imparare, poco alla volta, a trovare dentro di sé nuove risorse, portando con noi i ricordi e le persone che hanno contribuito a renderci ciò che siamo. Ciò che resta di noi è una sorta di memorandum che ci ricorda come la felicità non significhi vivere senza difficoltà, ma trovare il coraggio di rialzarsi, il conforto di una mano tesa e un po’ di luce anche nei momenti più bui.

Consigliato a chi ama la poesia e i pensieri che invitano a guardarsi dentro, a chi custodisce i propri ricordi e a chi, tra le pagine di un libro, cerca anche un’emozione in cui riconoscersi.

L’Autore

Sergio Cavoli, nato nel 1972, è palermitano di nascita e cagliaritano d’adozione. Da diversi anni è attivamente impegnato nel sociale, dove combatte contro ogni forma di discriminazione e promuove iniziative a tutela delle persone più vulnerabili. Tra i suoi progetti più significativi spicca la realizzazione del “Vademecum contro le truffe”, uno strumento di prevenzione diffuso in Italia e all’estero per aiutare gli anziani a difendersi dai raggiri. La sua produzione letteraria vanta già titoli di rilievo come “Passi di Speranza”, accolto con favore da critica e pubblico, e “Amore e terrore a Nizza”, in cui racconta con coraggio l’esperienza vissuta in prima persona durante l’attentato del 14 luglio 2016. Per Cavoli la scrittura è uno strumento per dare voce alle emozioni che spesso restano senza nome, partendo dalla ferma convinzione che la vera felicità risieda nella capacità di affrontare le difficoltà, cadere e trovare sempre la forza di rialzarsi.

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# Il libro autobiografico che serve a riflettere

La grande bambina di Serena Marino; Editore: Edizioni & 100  – aprile 2026

La scrittura è relax, la scrittura è sognare, la scrittura è terapeutica. La scrittura è una prigione in cui rinchiudere tutto il male che abbiamo subito, nella speranza che, una volta chiuso il libro, nulla possa più farci male. È proprio questo pensiero dell’autrice ad avermi toccato le corde dell’anima. Un brivido mi ha attraversato mentre leggevo queste parole, perché racchiudono qualcosa di profondamente umano: il desiderio di affidare alla scrittura ciò che ci ferisce, come se le pagine potessero custodire il nostro dolore e aiutarci, almeno in parte, a liberarcene.

Parlare di violenza non è per nulla facile, e ancor più difficile è parlare di quella che si consuma tra le mura domestiche, dove chi dovrebbe proteggerti può diventare il tuo carnefice e chi dovrebbe difenderti rimane assente di fronte al tuo dolore. Ma credetemi, recensire un libro come questo lo è ancora di più. Serena Marino racconta un dolore vissuto, rimasto per troppo tempo nascosto dietro falsi sorrisi. E chi legge, soprattutto chi, come me, è “affetto da empatia cronica”, non sempre riesce a restare semplicemente dall’altra parte delle pagine. Sente quel dolore arrivare attraverso le parole, fino quasi ad avvertirne il peso addosso.

È una strana alchimia: l’autrice cerca nella scrittura uno spazio in cui dare voce a ciò che ha vissuto, mentre il lettore raccoglie quelle parole e le trasforma in emozioni proprie. Non è lo stesso dolore, naturalmente, ma è qualcosa che riesce a toccarci profondamente. Serena racconta di aver iniziato questo libro molti anni fa, senza riuscire a portarlo a termine. Ogni volta le pagine la riportavano a ricordi che non era ancora pronta ad affrontare, e così il manoscritto rimaneva chiuso in un cassetto.

Ogni volta, quelle pagine la riportavano a un dolore che non riusciva ancora ad affrontare, un dolore che non era soltanto fisico, ma che sembrava essersi impregnato nel suo corpo, quasi a ricordarle continuamente che il male era ancora lì, in agguato. Poi, però, arriva il momento in cui sente il bisogno di riprendere in mano quel libro e portarlo a termine. Non perché tutto sia stato dimenticato, né perché le ferite siano magicamente scomparse, ma perché trovare il coraggio di raccontare ciò che ha vissuto può diventare, in qualche modo, un tentativo di liberarsene. Dare un nome a quel dolore, affidarlo alle pagine, significa almeno provare a non lasciargli l’ultima parola.

Nelle pagine di La grande bambina troviamo una bambina costretta a crescere troppo in fretta, a convivere con la paura, con la violenza di un padre e con l’assenza emotiva di una madre. Una bambina che impara a nascondere la sofferenza dietro un sorriso, mentre porta sulle proprie spalle pesi che nessun bambino dovrebbe conoscere. Eppure, nel racconto di Serena, non c’è soltanto il dolore. C’è anche il coraggio di guardarlo in faccia, di raccontarlo e, forse, di tendere una mano a chi sta vivendo o ha vissuto esperienze simili. Come a dire: non sei sola, non sei sola in questo dolore, e puoi trovare la forza di andare avanti. Perché noi non siamo il nostro dolore. Il nostro dolore non è noi.

Non ho voluto fare la solita recensione a questo libro. Non potevo. Come si racconta il dolore? E come si conclude una recensione con un semplice «consigliato a chi ama questo genere», come facciamo con tanti altri romanzi? La grande bambina si legge per capire, per comprendere e, soprattutto, per imparare a guardare oltre un sorriso. Perché dietro quel sorriso, a volte, qualcuno ha stretto i denti per anni, senza poter urlare, senza trovare le parole o la forza per chiedere aiuto.

Si legge per capire quanto coraggio possa servire per andare avanti e ricominciare. Serena ci racconta il suo percorso, senza nascondere le ferite, ma mostrando che il passato, per quanto doloroso, non deve necessariamente avere l’ultima parola. E forse è proprio questo il messaggio più importante che la sua storia può lasciare a chi sta subendo violenza fisica o psicologica: non sei sola. Quello che stai vivendo non definisce il tuo valore e non cancella la possibilità di un futuro diverso.Non è un percorso semplice, né uguale per tutti. Ma chiedere aiuto, trovare qualcuno disposto ad ascoltare e scoprire di non essere soli può essere il primo passo per ricominciare.

Consigliato a chi ha bisogno di ritrovare la speranza, a chi porta dentro ferite profonde e a chi deve ancora scoprire che il passato non può togliere a nessuno il diritto di sperare in un futuro diverso.

L’Autrice

Serena Marino ha 43 anni ed è nata a Prato. Madre di due figli, Marco e Giada, ha vissuto un’infanzia fortemente segnata dalla violenza domestica e dai silenzi. Dopo aver custodito a lungo questo peso dentro di sé, ha trovato il coraggio di liberarsene attraverso la scrittura, trasformando la sua storia personale in un esempio di riscatto e in una luce per il cammino altrui.

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# Un libro da leggere per migliorare il nostro rapporto con la realtà

La Lama Invisibile di Giovanni Ceroni; Editore ‏ : ‎ Independently published – giugno 2026

Quante volte ci capita di vedere una situazione sempre allo stesso modo, convinti che non ci siano alternative? E quante volte, invece, è proprio il nostro modo di interpretare ciò che accade a influenzare le nostre reazioni, le decisioni e persino i rapporti con gli altri? È da questa riflessione che prende forma La Lama Invisibile – PNL Strategica di Giovanni Ceroni, ingegnere e coach strategico, che con l‘Edizione Premium riunisce in un unico volume i primi due libri della sua collana.

L’idea alla base del progetto è che, dietro i nostri pensieri e i nostri comportamenti, agiscano meccanismi che non sempre riusciamo a riconoscere. Convinzioni, abitudini mentali e reazioni automatiche possono influenzare il modo in cui guardiamo il mondo, spesso senza che ce ne rendiamo conto. Imparare a riconoscerli significa, prima di tutto, fermarsi a osservare noi stessi e provare a comprendere perché reagiamo in un certo modo.

Il percorso proposto dall’autore si sviluppa in due momenti: il primo dedicato alla comprensione di questi meccanismi, il secondo agli strumenti della Programmazione Neuro-Linguistica che possono essere utilizzati per lavorare sulle proprie rappresentazioni mentali e sulla comunicazione. Tra gli argomenti affrontati trovano spazio il dialogo interiore, le convinzioni limitanti, il linguaggio e le dinamiche che entrano in gioco nelle relazioni, nella vendita e nella negoziazione.

Non si tratta, quindi, soltanto di osservare come pensiamo, ma di interrogarsi su quanto il nostro modo di interpretare la realtà possa influenzare ciò che facciamo e le possibilità che riusciamo a vedere. Un aspetto interessante del progetto riguarda il percorso professionale dell’autore. La sua esperienza di ingegnere edile lo ha portato a confrontarsi con strutture nelle quali anche gli elementi meno visibili contribuiscono al funzionamento dell’insieme. Da questa osservazione nasce un parallelismo con il comportamento umano: anche nella nostra esperienza esistono meccanismi che agiscono senza essere immediatamente riconoscibili, ma che possono orientare pensieri, scelte e reazioni.

L’Edizione Premium raccoglie oltre quattrocento pagine ed è arricchita dalle illustrazioni originali, che accompagnano il lettore lungo il percorso. In fondo, imparare a guardarsi dentro non significa avere sempre una risposta pronta, né poter controllare tutto ciò che accade. Significa anche riconoscere che, di fronte alla stessa situazione, possiamo reagire in modi diversi e che vale la pena domandarci da dove nascano le nostre convinzioni. A volte, proprio una domanda che non ci eravamo mai posti può aprire uno spazio nuovo per comprendere noi stessi e gli altri.

La Lama Invisibile – PNL Strategica è Consigliato a chi desidera approfondire la Programmazione Neuro-Linguistica e a chi è interessato ai meccanismi del pensiero, alla comunicazione e alle relazioni umane. Un percorso che invita a soffermarsi su ciò che spesso rimane in secondo piano, ma che può avere un ruolo importante nel modo in cui interpretiamo e affrontiamo la nostra quotidianità.

L’Autore

Giovanni Ceroni è ingegnere, coach strategico e autore. Dopo oltre venticinque anni di esperienza nel settore edile, ha approfondito la Programmazione Neuro-Linguistica, conseguendo diverse qualifiche presso la Society of NLP, fondata da Richard Bandler. Da questo percorso nasce La Lama Invisibile – PNL Strategica, un progetto editoriale dedicato ai meccanismi che influenzano pensieri, emozioni, decisioni e comportamenti, con l’obiettivo di favorire una maggiore consapevolezza e migliorare la comunicazione.

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# Il Romanzo storico

Tra le onde e la memoria di Lorenza Di Liberto; Editore LFA Publisher · Agosto 2026

Tra le onde e la memoria di Lorenza Di Liberto nasce da una vicenda reale, legata alla memoria familiare dell’autrice e rielaborata in forma narrativa. Al centro ci sono Anna, Raffaele e Giuseppe: una donna che aspetta, un uomo che promette di tornare e un figlio che crescerà cercando un padre mai conosciuto.

Li incontriamo in una Palermo ancora piena di voci, di profumi, di vita quotidiana. Anna frequenta Villa Giulia, dove suo padre lavora come giardiniere; Raffaele è un giovane carabiniere arrivato da San Rufo, con il desiderio di costruirsi un futuro. Il loro amore prende forma attraverso gli sguardi, le conversazioni, il bisogno di ritrovarsi. Sono gesti piccoli, familiari, e proprio per questo ci avvicinano a loro. Prima ancora di conoscere il dolore che li attende, impariamo a riconoscere ciò che desiderano.

È soprattutto questa attesa ad avermi coinvolta. Sapere, mentre Anna ancora spera, rende ogni suo gesto più doloroso. Vorremmo proteggerla da ciò che sta per conoscere. E invece possiamo soltanto restarle accanto, attraverso le pagine, mentre Palermo viene colpita dalle bombe e lei cerca di mettere al riparo la vita che porta dentro.

Lorenza Di Liberto affida il racconto a frasi brevi, dialoghi essenziali, pause frequenti e passaggi in versi. Le parole ritornano, soprattutto quelle legate all’assenza, all’amore, alla memoria, dando alla narrazione un andamento insistito, vicino a un ricordo sul quale si torna più volte. I momenti che sento più riusciti sono quelli in cui l’emozione passa attraverso un gesto concreto: Anna che tocca le lettere, si protegge il ventre, lavora per mantenere suo figlio. Lì il dolore acquista una misura quotidiana, e diventa più vicino.

Perché continuare a vivere, dopo una perdita, significa anche questo: occuparsi delle necessità di ogni giorno mentre dentro qualcosa fatica ancora a trovare pace. Anna cuce, ripara, cresce Giuseppe. La maternità convive con il lutto, con la stanchezza, con ciò che Raffaele non potrà condividere. E il bambino cresce dentro questa presenza fatta di racconti, silenzi e parole conservate.

Attraverso questa famiglia, Lorenza Di Liberto ci riporta anche alla tragedia del Conte Rosso, restituendo spazio alle vite interrotte e a chi ne ha custodito l’assenza. Il romanzo invita a soffermarsi su ciò che una perdita lascia nelle generazioni successive: nei figli, nelle scelte quotidiane, nel modo di costruire una famiglia. Ho letto Tra le onde e la memoria pensando proprio a questo bisogno di ascoltare. Ai nomi che pronunciamo sempre meno, alle fotografie delle quali rischiamo di non conoscere più la storia, alle domande che rimandiamo. La scrittura, qui, raccoglie ciò che è stato affidato alla memoria e lo consegna a chi viene dopo.

Consigliato a chi ama le storie familiari, a chi sente il bisogno di ritrovare le proprie radici e a chi conosce il valore di una lettera conservata. Ma anche a chi, leggendo, scoprirà il desiderio di sedersi accanto a una persona cara e dirle: raccontami ancora.

L’Autrice

Lorenza Di Liberto, siciliana ed orgogliosa di esserlo, nasce nel lontano 1951 in un paese alle porte di Palermo, dove studia e cresce, attraversando un’infanzia ed un’adolescenza felice e serena, tra amori e studio vive il sessantotto, immagazzinando le utopie e la voglia di libertà decisionale e di vita. Frequenta la facoltà di architettura ma non finisce gli studi, sceglie l’amore. Adesso madre e nonna felice, due splendidi figli ed una fantastica nipotina di dieci anni che vive a Londra. Ama scrivere e lo fa da sempre, perché lì trovano rifugio le sue angosce e le tante speranze. .
Ormai in pensione ha deciso di pubblicare già l’anno scorso il suo primo libro, il racconto dei suoi meravigliosi primi vent’anni, con i tanti ricordi di una infanzia super felice. ‘Il sapore dei ricordi’. Amori, racconti, ricette edito da edizioni Caosfera. Ama respirare l’alba con il suo cane che sonnecchia accanto, ascoltando il canto di un buon gallo e il frinire dei mille grilli che qui in Sicilia popolano indisturbati i nostri alberi, raccogliendo ispirazione per poesie e romanzi ascoltando buona musica.

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# Un manuale di educazione e formazione alla Fede

Passi di luce. Quando educare significa accompagnare di Don Dino Mazzoli; Editore: Effatà Editrice – ottobre 2026

Ci sono percorsi che non valutano soltanto ciò che si impara, ma anche i piccoli passi che aiutano a crescere. Accompagnare un bambino verso la Prima Comunione è uno di questi: significa avvicinarlo a una dimensione spirituale importante, ma anche aiutarlo a scoprire il valore dell’altro, della condivisione e di quei gesti semplici che, nella quotidianità, possono fare la differenza.

Passi di luce. Percorso completo per accompagnare i bambini alla prima Comunione, di Dino Mazzoli, è un’opera che non vuole insegnare ma accompagnare verso un cammino di fede , percorrendo la strada che porta verso l’incontro con Gesù anche attraverso la creatività, perché la fede non è una materia ma una conoscenza che diventerà una guida nella vita dei fanciulli, che si spera li accompagnerà nella crescita e nelle scelte di vita.

Proprio questo incontro ha bisogno di parole a loro comprensibili, perché il mondo dei bambini ha un modo tutto suo di vedere e comprendere le cose. Le parole sono importanti, ma spesso non bastano: servono immagini, giochi e momenti da condividere per conoscere e dare forma a ciò che si sta imparando. Carta, forbici e colla possono così diventare strumenti per stimolare l’immaginazione e trasformare un momento educativo in un’esperienza di condivisione e gioco.

La creatività, non è soltanto un’attività ricreativa, anzi può diventare un modo per comunicare, e avvicinarsi a significati più profondi, soprattutto quando questi  da possibilità di condividere qualcosa con gli altri. Il messaggio che si coglie dalla presentazione del libro è quello di una fede che non rimane confinata alle parole, ma cerca realizzazione nella vita quotidiana. Imparare ad aiutare gli altri, seguire l’esempio di Gesù, imparare che anche un piccolo gesto può contribuire a costruire qualcosa di più grande: sono insegnamenti che parlano oltre la spiritualità anche di educazione e di crescita umana.

È importante aiutare i bambini a capire che i valori si dimostrano ogni giorno, attraverso piccoli gesti di ascolto, accoglienza e attenzione verso gli altri. In questo cammino, catechisti, genitori ed educatori assumono un ruolo fondamentale. Non sono semplicemente coloro che trasmettono conoscenze, ma presenze che accompagnano, sostengono e siano di  esempi,  che li aiutano a crescere. Passi di luce propone un percorso in cui fede e creatività si incontrano, aiutando i bambini a vivere la preparazione alla Prima Comunione come un’occasione per imparare e crescere, portando con sé valori importanti anche per il futuro. Perché educare, in fondo, significa anche questo: offrire ai bambini strumenti per comprendere il mondo, accompagnandoli senza dimenticare che ogni crescita ha bisogno dei suoi tempi, di ascolto e di esempi capaci di lasciare il segno.

Consigliato a catechisti, genitori ed educatori che desiderano riflettere sul valore della creatività nella formazione religiosa dei bambini e sull’importanza di accompagnarli, con sensibilità e partecipazione, verso una tappa significativa del loro cammino.

Don Dino Mazzoli, dopo la laurea in lettere  alla Sapienza di Roma, intraprende gli studi teologici al Pontificio Collegio Leoniano, diventando sacerdote nel 2013. Presbitero della Diocesi di Frosinone, è parroco di Veroli e vicario foraneo. Da 15 anni porta avanti il progetto creativo «Din Don Art». Insieme a Tommasino (Giacomo Avanzi), un pappagallo simpaticissimo, sono i protagonisti del programma Caro Gesù in onda su TV2000.

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#Il romanzo di formazione e intimista

Quasi troppi di Roberto Giorni; Editore: ‎ Indipendenty – settembre 2026

Alcune storie nascono da un’idea precisa e altre invece, prendono forma quasi per caso, magari durante una passeggiata, quando il vento ti accarezza nel silenzio e le emozioni che può darti una conchiglia raccolta. Emozioni che non vorresti più lasciare e allora speri di poterle riportare su carta. È quello che è accaduto a Roberto Giorni, autore di Quasi troppi, che il 31 ottobre 2017, passeggiando sul lungomare, ha cominciato a immaginare il suo protagonista, Giancarlo Banchelli, e quel desiderio di dare una svolta alla propria vita che finirà per metterlo di fronte a situazioni tutt’altro che semplici.
Da quel primo spunto, ha annotato pazientemente su quadernoni a righe appunti da cui è nato un progetto narrativo che ha richiesto oltre un anno di lavoro. Una volta trascritto al computer, il manoscritto, l’ autore si è accorto che erano 750 pagine, quindi lo ha diviso in due romanzi.
Allora eccoci qui, ad incuriosirci con un titolo che ha tanto da dire ma nulla da svelare: che cosa si nasconde dietro il titolo Quasi troppi? E soprattutto, quanto siamo disposti a rischiare pur di vivere secondo ciò che sentiamo di essere, senza lasciarci condizionare dalle aspettative degli altri?
Da queste domande che possiamo avvicinarci al romanzo di Roberto Giorni, ambientato nell’estate del 2031.


Giancarlo Banchelli il protagonista, un uomo che si accinge a festeggiare i suoi trent’anni, che sente il bisogno di dare una svolta alla propria vita. Non è il tipo che si accontenta di seguire un percorso già tracciato e fatica ad accettare le regole e le aspettative che la famiglia vorrebbe imporgli. I suoi genitori hanno idee ben precise sul suo futuro, ma Giancarlo ha un carattere ribelle e un modo tutto suo di guardare il mondo. Da qui nascono contrasti e incomprensioni, soprattutto con due genitori che sembrano avere difficoltà ad accettare che il figlio possa avere desideri e aspirazioni diversi da loro.


L’autore ci racconta di un uomo sempre alla ricerca di libertà, che però, non è fatta soltanto di scontri e voglia di andare controcorrente. Anzi nel corso della storia, Giancarlo si troverà ad affrontare situazioni difficili, esperienze inaspettate e sentimenti che non sempre riesce a gestire. La sua vita sembra prendere continuamente nuove direzioni, mettendolo davanti a scelte e possibilità che lo portano a interrogarsi su ciò che vuole davvero.


Anche l’amore ha un ruolo importante in questo percorso. L’incontro con Francesca gli fa conoscere un sentimento intenso, ma la sua improvvisa scomparsa lascia dietro di sé domande e rimpianti. Giancarlo si ritrova così a fare i conti con l’assenza di una persona che ha avuto un peso nella sua vita, mentre cerca di capire come andare avanti senza avere tutte le risposte.
Il titolo, Quasi troppi, sembra richiamare proprio questa continua ricerca di esperienze, emozioni e cambiamenti. Giancarlo vorrebbe vivere tante vite in una, senza rinunciare alla possibilità di scoprire qualcosa di nuovo, anche quando il percorso si rivela complicato. Perché le esperienze che desideriamo non sempre portano con sé soltanto entusiasmo: a volte comportano difficoltà, contrasti e momenti in cui diventa necessario trovare la forza di andare avanti.


Roberto Giorni costruisce una storia che unisce il racconto di formazione alla satira sociale, mettendo in evidenza le differenze tra il modo in cui il protagonista vorrebbe vivere e le convenzioni che gli vengono proposte. Sullo sfondo di un futuro prossimo dai tratti distopici, il romanzo affronta temi che riguardano anche il nostro presente: il rapporto con la famiglia, il bisogno di essere accettati e la difficoltà di scegliere per se stessi.
Quasi troppi è una storia che invita a riflettere sul significato della libertà personale e sulle conseguenze delle proprie scelte. Perché seguire la propria strada può voler dire anche andare incontro a dubbi, errori e momenti difficili, ma significa soprattutto cercare di capire chi siamo e quale vita desideriamo vivere.

Consigliato a chi ama le storie di formazione, i personaggi fuori dagli schemi e i romanzi che affrontano il rapporto tra desideri individuali, legami familiari e convenzioni sociali.

L’Autore

Roberto Giorni nasce a Città di Castello nel 1971. Dopo aver conseguito le qualifiche di Tecnico Grafico Designer e Tecnico Pubblicitario, si avvicina concretamente alla scrittura nel 2002, dedicandosi inizialmente alla realizzazione di soggetti e sceneggiature per il cinema.
Nel corso degli anni collabora alla realizzazione di diversi cortometraggi e mediometraggi, sia come sceneggiatore sia nelle riprese, affiancando alla scrittura esperienze in ambito teatrale e cinematografico.
Nel 2017 intraprende un nuovo percorso creativo che lo porta alla stesura dei suoi primi romanzi. Tra il 2017 e il 2019 scrive Quasi troppi, pubblicato nel giugno 2021 da Porto Seguro Editore, e il suo seguito, Quelle intense luci, pubblicato nel novembre 2022 dalla stessa casa editrice.
Negli anni successivi continua a dedicarsi alla recitazione teatrale, partecipando a diverse produzioni, tra cui Sogno di una notte di mezza estate, Lisistrata e Sono contento.
Attualmente ha un terzo romanzo inedito, del quale ha scelto per ora di mantenere riservato il titolo.

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