Proposte del mese di Ottobre
Con le nuove proposte recensite dalla nostra Anna Valente per L’Epoca Culturale, ottobre ci porta dentro una domanda che attraversa epoche, luoghi e generi letterari: quanto ci appartiene la vita che stiamo vivendo? Mentre l’autunno cambia la luce delle giornate, queste sei letture esplorano lo spazio fra ciò che desideriamo e ciò che sembra decidere al nostro posto.
Ci sono battaglie che portano una guerriera a confrontarsi con le proprie fragilità e coincidenze che trasformano la quotidianità in un enigma, insinuando il dubbio che qualcuno possa orientare le nostre scelte. La ricerca della libertà comincia proprio quando le certezze vacillano.
Altrove, ritrovare se stessi significa attraversare i silenzi tra una madre e una figlia, cercando nella scrittura e nei legami fra donne nuove possibilità di comprensione. Nella Sicilia medievale, invece, è l’amore a chiedere spazio fra i vincoli delle origini, della fede e del potere.
Il desiderio di un futuro diverso accompagna poi un ragazzo attraverso il Mediterraneo, lungo un cammino di cadute e occasioni per ricominciare. A Roma, un giornalista affida alla parola la ricerca di una verità scomoda, mettendo alla prova il coraggio di sostenere le proprie convinzioni.
Sei libri diversi, uniti dal bisogno di trovare una strada propria. Questo ottobre di letture ci invita a riconoscere ciò che ci condiziona, ma anche gli incontri e le possibilità che possono aiutarci a scegliere: perché la nostra storia prende forma anche nel modo in cui rispondiamo a ciò che non abbiamo deciso.
# Il romanzo storico che piace

L’isola millenaria di Giovanna Corrao – Editore: Spazio Cultura – settembre 2026
Quanto può essere davvero libero un amore quando a decidere il destino sono il sangue, il potere, la fede e le regole di un’epoca?
È una delle domande che mi sono posta avvicinandomi a L’isola millenaria di Giovanna Corrao, un romanzo ambientato nella Sicilia del XII secolo, in un tempo in cui culture diverse, come quella normanna, bizantina e araba,si incontrano e si intrecciano sullo sfondo della costruzione del Duomo di Monreale, ma ancora prima della grande Storia, sono le storie degli uomini e delle donne a catturare la mia attenzione.A colpirmi, più che l’intreccio in sé, è il modo in cui i sentimenti sembrano entrare in contrasto con il mondo in cui i protagonisti vivono. In una società dove nascita, fede e appartenenza hanno un peso enorme, anche amare la persona sbagliata può diventare una scelta difficile da pagare.
Ed è proprio la figura della giovane protagonista ad avermi portata a un’associazione letteraria che, forse, potrà sembrare particolare, ma che trovo interessante: Esmeralda di Notre-Dame de Paris.perché le due storie siano uguali, naturalmente, ma per quella figura femminile diversa, difficile da collocare e, proprio per questo, in qualche modo scomoda per la società che la circonda.
La protagonista de L’isola millenaria è una fanciulla di sangue misto che conserva nelle sue movenze qualcosa delle figlie dell’Islam. Un particolare che trovo significativo, perché attraverso il suo modo di essere sembra portare con sé non soltanto una diversa origine, ma anche l’incontro tra culture che nella Sicilia di quel tempo convivevano, si incontravano e inevitabilmente si influenzavano. Forse proprio questo elemento ad avermi fatto pensare a Esmeralda: una donna che, per la sua diversità, diventa il centro di desideri, passioni e conflitti. Una presenza capace di mettere in discussione equilibri già stabiliti e che, proprio per questo, può diventare scomoda.
Quando poi l’amore si lega al potere, alla fede e alle regole del sangue, ciò che dovrebbe essere soltanto un sentimento può trasformarsi in una minaccia. Può diventare qualcosa da nascondere, un segreto da proteggere, oppure uno scandalo capace di portare alla luce verità che qualcuno preferirebbe lasciare nell’ombra.
Questo intreccio tra sentimento e potere mii incuriosisce molti. Perché dietro la costruzione del grande Duomo di Monreale, destinato a diventare uno dei simboli più importanti della Sicilia, sembrano muoversi uomini e donne alle prese con passioni molto meno monumentali, ma forse proprio per questo più umane.La storia, allora, non è soltanto quella dei conquistatori, dei re, della Chiesa o dei grandi cantieri. È anche quella di chi si trova a dover scegliere tra ciò che desidera e ciò che gli viene imposto.
Questa vicenda ambientata nel XII secolo riesce a parlarci ancora oggi: perché il bisogno di amare, la paura di perdere ciò che amiamo e il peso delle regole degli altri appartengono a ogni epoca.L’autrice ci mostra da una parte la grande Storia, con le sue guerre, le sue culture e il suo potere; dall’altra le piccole, fragili storie personali di chi quella Storia è costretto a viverla sulla propria pelle.Ed è proprio nell’incontro tra la maestosità di un’isola che cambia volto e le passioni dei suoi protagonisti che L’isola millenaria sembra trovare la sua forza narrativa.
Consigliato a chi ama i romanzi storici in cui la Storia non rimane sullo sfondo, ma entra nelle vite dei personaggi, mettendoli davanti a scelte, rinunce e sentimenti che il tempo, nonostante tutto, non riesce a cancellare.
L’Autrice
Giovanna Corrao, nata nel 1973, si laurea in Filosofia a Palermo e insegna Letteratura e Storia. Nel 2019 pubblica la raccolta poetica Storie di ordinaria ironia, edita da Spazio Cultura Edizioni. Il suo percorso unisce scuola, poesia, radio e teatro. È ideatrice del format radiofonico #docentiribelli, dedicato al mondo della scuola e alle nuove generazioni, e porta in scena figure femminili del mito, da Medea a Cassandra, rileggendole in chiave contemporanea. Un percorso nel quale la parola diventa strumento per raccontare il presente e riflettere sulle sue contraddizioni.
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#Il Libro per riflettere sui rapporti madre/figlia

Woody Allen sa attendere. Quaderni di Antonella Iaschi; Editore: bookabook – marzo 2025
L’autrice ci presenta Franca, la protagonista, con i suoi dilemmi, le sue domande e il suo rapporto con una madre che, nel corso degli anni, è diventata quasi un’estranea. Un rapporto che non è realmente rotto, ma che ha accumulato distanze, silenzi e mancanze difficili da colmare.
Franca prova a capire, a ricostruire, a dare un significato a ciò che è stato. Legge le lettere, le confidenze e i ricordi affidati dalla madre ai suoi quaderni, cercando tra quelle pagine un passaggio che possa riportarla al cuore di quella donna. Ma come si costruisce un rapporto che è estraneo da così tanto tempo? Si può lasciare parlare pagine e pagine di inchiostro, affidando alle lettere il compito di raccontare l’amore di una madre, le sue assenze, le sue ragioni e ciò che è accaduto. L’amore di una madre, forse, non lo si può raccontare: lo si dimostra, lo si trasmette.
Ed è proprio questo che Franca si trova ad affrontare. Una vacanza insieme diventa un tentativo di riavvicinamento, un’occasione per raccontarsi e provare a fare di quelle parole il mastice di un rapporto non rotto, ma diventato estraneo. Ma può davvero il raccontarsi ricostruire ciò che per tanto tempo è rimasto lontano?
Nel frattempo, Franca cerca nelle altre donne quella vicinanza che avrebbe voluto trovare nel rapporto con sua madre. Cerca empatia, complicità, comprensione. Le loro storie diventano parte di un percorso nel quale si intrecciano vite, culture, dolori e speranze.
È qui che prende forma la “tavola grande”, una sorta di spazio simbolico nel quale le vite di queste donne finiscono per incontrarsi. Una tavola che si apparecchia nel tempo, attraverso persone e storie diverse, e alla quale Franca può finalmente sentirsi parte di qualcosa.
Con la tavola grande arriva la “Donnitudine”, quella capacità di far fiorire anche i destini più complicati, di accogliere le differenze e di mescolare culture e sogni. Le donne che entrano nella storia non possono essere la madre che Franca avrebbe voluto, ma possono diventare compagne di un percorso di comprensione. Proprio qui arriva anche la consapevolezza più dura: non si può trovare nelle altre donne ciò che una madre non ha saputo donare.
Si può cercare di comprendere, si può perdonare, si può persino provare a costruire un nuovo rapporto, ma ciò che è mancato non può essere restituito. E allora la scrittura assume un significato ancora più profondo. Franca non si limita a raccogliere le storie di queste donne: le riscrive, le trasforma e, attraverso di loro, prova forse a dare un nuovo ordine anche alla propria. Come se raccontare la vita degli altri potesse diventare un modo per guardare finalmente la propria da una distanza diversa.
Le donne che prendono vita sulla pagina diventano così qualcosa di più dei personaggi di una storia. Sono frammenti di esperienze, di culture, di dolori e di possibilità. Ognuna porta con sé qualcosa che Franca riconosce, qualcosa che le appartiene o che avrebbe voluto conoscere.
Forse è proprio questo il senso della “tavola grande”: non cancellare ciò che è mancato, ma imparare a convivere con quella mancanza, costruendo nel tempo nuovi legami e una propria idea di famiglia. La ricerca di Franca, quindi, non è soltanto quella di ritrovare sua madre, ma di capire chi è diventata nonostante ciò che non ha ricevuto. Perché alcune assenze non si possono colmare, ma possono trasformarsi nel punto da cui cominciare a raccontare una storia nuova.
Consigliato a chi ama i romanzi di formazione che passano attraverso il rapporto madre-figlia e le storie di altre donne, tra memoria, scrittura e ricerca di sé.
L’Autrice
Antonella Iaschi è nata a Parma nel 1956. Ha scritto diversi libri di poesia, romanzi, fiabe e testi per il teatro. Scrive da sempre perché crede che “raccontare la strada” sia l’unico modo per (r)esistere. È membro del direttivo di POP (Progetto Ottobre in Poesia) che organizza il Festival Poetico internazionale della Sardegna e socio fondatore dell’associazione Carlo Valle. È ideatrice e curatrice del Festival delle Fiabe di Locri (ed. 2022, 2023 e 2024) e dei laboratori di scrittura e lettura dell’ASD I Girasoli della Locride.
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#Il thriller del mese

Il Codice del caso di Luana Rodriquez; Edizione: EBS Print – aprile 2026
Ci sono coincidenze che attraversano la nostra vita e vengono dimenticate, e altre invece che iniziano a ripetersi con una precisione quasi inquietante, attirando la nostra attenzione e costringendoci a porci una domanda: siamo davvero noi a scegliere?
Il Codice del Caso di Luana Rodriquez è proprio questa la domanda che entra nella nostra testa, facendo diventare ogni cosa motivo di studio. Il libro è un thriller psicologico e metafisico che mette al centro Marco, una persona come tante, la cui quotidianità comincia a incrinarsi davanti a una serie di avvenimenti apparentemente casuali, ma troppo precisi per essere liquidati come semplici coincidenze.
Allora, quasi maniacalmente, si osservano le cose, anche le più semplici, che si ripetono continuamente e con la stessa dinamica. Non è più solo routine o quotidianità, ma forse parte di un unico schema che cancella il caso e dà adito a teorie molto più contorte.
Elementi come un quasi incidente, oggetti che cambiano posto, numeri che ritornano. Piccoli segnali che, presi singolarmente, potrebbero non significare nulla, ma che insieme costruiscono la trama di una ragnatela che non può essere ignorata.
Il romanzo porta il lettore a un’attenta analisi di ciò che accade, perché il vero mistero non sembra essere soltanto quello che accade a Marco, ma ciò che quelle circostanze portano il lettore ad analizzare e ad analizzarsi: quanto siamo realmente liberi nelle nostre scelte? Quello che viene chiamato libero arbitrio cosa nasconde, se dietro di esso ci fosse un copione già scritto e definito?
Siamo noi a decidere la direzione della nostra vita oppure esistono influenze, meccanismi e sistemi capaci di anticipare o persino orientare le nostre decisioni? L’autrice porta così il lettore su un terreno dove psicologia, tecnologia e filosofia finiscono per incontrarsi. Il romanzo tocca un tema molto discusso e sempre attuale: la possibilità che qualcuno conosca le nostre abitudini, preveda le nostre reazioni e, poco alla volta, riesca a influenzare le nostre scelte. Perché se qualcuno riesce a sapere in anticipo cosa faremo, quanto siamo allora davvero liberi di scegliere?
Il thriller si racconta con un ritmo che accompagna queste domande senza trasformare la storia in una semplice riflessione filosofica. La suspense nasce infatti anche da sospetti senza alcuna certezza: quando cominciamo a cercare uno schema dietro ogni coincidenza, dove finisce il caso e dove comincia qualcosa che non siamo più in grado di controllare?
Forse è proprio questa la domanda più inquietante che il romanzo lascia nella sua lettura. Perché il caso, finché non lo osserviamo, resta tale, ma quando iniziamo a contare le coincidenze, anche ciò che sembrava insignificante può assumere un significato completamente diverso.
L’opera parte quindi da un interrogativo che sembra semplice e lo trasforma in una riflessione sul libero arbitrio, sulla manipolazione e su quel bisogno umano di trovare un ordine anche là dove forse ordine non c’è. Alla fine resta una domanda, forse più scomoda di tutte: quanto delle nostre scelte appartiene davvero a noi? E soprattutto, una risposta rimbomba nella nostra testa: Nulla accade per caso.
Consigliato a chi è appassionato di misteri e sa o crede che nulla accade per caso.
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L’Autrice
Luana Rodriquez è una scrittrice italiana attiva nel campo della narrativa contemporanea, con un’attenzione particolare ai temi del libero arbitrio, della manipolazione percepita e delle dinamiche psicologiche che regolano le scelte umane. Il suo percorso di formazione unisce discipline umanistiche e competenze nella comunicazione digitale, un incontro che alimenta il suo interesse per le intersezioni tra tecnologia, comportamento e identità. Vive e lavora a Roma, dove continua a coltivare progetti narrativi e percorsi di approfondimento sulla psicologia delle decisioni.
#La saga Fantasy che unisce magia e tecnologia in metaversi lontani

3° libro di una saga fantasy Wrath of a Hero – La Furia di un Eroe di Alex River;Editore: Independently published – aprile 2026
Questo fantasy non è una semplice storia di magia, guerra e tecnologia, ma sembra voler portare il lettore dentro qualcosa di molto più personale: entrare nella mente e nell’anima di una guerriera che, questa volta, dovrà affrontare un nemico forse il più difficile di tutti quelli incontrati finora: se stessa. Un libro raccontato in prima persona, che rende la lettura quasi intima, un racconto a tu per tu, tra il lettore e il personaggio.
Shawyn Azure è una strega guerriera abituata a combattere e a non arrendersi. Lei sa che la libertà chiede forza e sangue freddo, ma in questo nuovo capitolo la forza non sembra più essere sufficiente. La malattia che è dentro di lei non le dà tregua e la costringe a fare i conti con le sue paure, le insicurezze e il peso delle perdite, trasformando la battaglia esterna in un conflitto interiore.
Questo aspetto rende la protagonista interessante: dietro la guerriera ci sono una donna, le sue fragilità e il dubbio sul significato stesso della guerra che ha scelto di combattere. La storia mescola fantasy e fantascienza, magia e tecnologia, guerra e introspezione, arrivando anche alla Quinta Dimensione, dove il cuore da solo non basta e diventano fondamentali la mente, la volontà e la determinazione.
Nel libro sono raccontate cadute, tradimenti, perdite e scelte che sembrano non lasciare una strada priva di dolore. Perché, quando tutto ciò che si è costruito viene messo in discussione, scegliere significa spesso sacrificare una parte di sé. In questo percorso anche l’amore assume un ruolo importante. Non come semplice elemento romantico, ma come qualcosa capace di restituire alla protagonista una forza che sembrava perduta.
Trovano spazio anche violenza ed erotismo nella narrazione, ma presentati dall’autore non come semplici elementi di spettacolo o provocazione, ma come parte del percorso e della consapevolezza della protagonista.
Il ritmo della storia accompagna il lettore attraverso un’avventura che unisce azione, tensione e introspezione, in una narrazione che mescola generi diversi, rendendo la lettura ancora più coinvolgente e trasportando chi legge nel mondo della protagonista.
Il libro sembra così muoversi su più livelli: quello dell’avventura, quello della guerra e soprattutto quello della lotta interiore. Perché forse essere un eroe non significa non avere paura, non cadere o non dubitare. Significa continuare a scegliere anche quando farlo significa perdere qualcosa di sé.
E Shawyn, questa volta, dovrà scoprire se la forza necessaria per vincere la sua battaglia si trova ancora nei suoi poteri oppure dentro di lei. Perché ci sono viaggi che facciamo da soli e viaggi con altri, ma è nel viaggio che facciamo da soli che troviamo le armi necessarie per fare ciò che è giusto e la forza per continuare il nostro cammino.
Consigliato a chi ama fantasy e fantascienza, tra magia, tecnologia, guerre e avventure, ma anche storie in cui i protagonisti affrontano un percorso di crescita personale.
L’Autore
Alex River è lo pseudonimo di Alessandro Rivaletto, scrittore veneto appassionato di fantascienza, tecnologia, mondo militare e videogiochi. La sua formazione tecnica, insieme alle influenze del cinema e della letteratura fantascientifica, ha contribuito a creare uno stile personale, immersivo e fuori dagli schemi.
Il suo modo di raccontare è diretto, intenso e viscerale, con un’attenzione particolare all’azione e alla costruzione di mondi nei quali magia e tecnologia possono convivere. L’influenza del mondo videoludico si sente nel ritmo e nella capacità di trasportare il lettore dentro l’avventura, mentre cinema e fantascienza arricchiscono le sue storie di atmosfere e scenari particolari.
Autore indipendente, ha scelto l’autopubblicazione come espressione di libertà e anticonformismo. Nel 2009 nasce l’idea di Quantum of Freedom, da cui prende forma la saga composta da Dawn of a Hero, Rise of a Hero e Wrath of a Hero – La Furia di un Eroe, un universo dove magia, tecnologia, guerra e avventura si incontrano.
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# Il libro adatto a tutte le età

Di qua dal mare di Mariano Turigliatto; Editore: Independently published – agosto 2024
Quanto può essere grande il desiderio di cambiare vita? Forse tanto quanto può esserlo il mare che separa ciò che lasciamo da ciò che speriamo di trovare.
È proprio il mare a venire in mente leggendo Di qua dal mare, il romanzo di formazione di Mariano Turigliatto, che racconta la storia di Saber, un ragazzo tunisino che a quattordici anni comincia a progettare la sua fuga verso l’Italia, ma questo non è soltanto il racconto di un viaggio da una sponda all’altra del Mediterraneo, è soprattutto il viaggio di un ragazzo che cerca un posto nel mondo e che si trova molto presto a fare i conti con una realtà ben diversa da quella che aveva immaginato.
L’autore ci racconta la storia di Saber che non segue una strada semplice e nemmeno lineare. Le speranze iniziali si scontrano con difficoltà, scelte sbagliate, incontri che lo porteranno lontano da ciò che cercava e con una realtà capace di trascinarlo persino nel mondo dello spaccio e della dipendenza.
Ed è questo uno degli aspetti che hanno attirato molto la mia attenzione: Saber non viene presentato soltanto come qualcuno che deve essere salvato, ma come un ragazzo che sbaglia, cade, si perde e prova poi a trovare la strada per ricominciare. Perché crescere, a volte, significa anche attraversare i propri errori.
E in questo percorso l’Italia diventa qualcosa di più complesso di una semplice terra promessa. È un Paese che può offrire possibilità, ma anche mostrare le proprie fragilità; che accoglie, ma che può anche lasciare indietro chi arriva più vulnerabile.
Mariano Turigliatto raccontantoci la vicenda di Saber ci mette così davanti a una realtà contemporanea che non è sempre facile da guardare. Una realtà fatta di comunità, carcere minorile, dipendenze, fughe e difficoltà, ma anche di incontri capaci di cambiare direzione a una vita.
Mi colpisce soprattutto il fatto che, nonostante tutto, il percorso di Saber non si fermi alle cadute. Ci sono relazioni positive, piccoli traguardi e, finalmente, la possibilità di ottenere quel permesso di soggiorno che gli permetterà di tornare in Tunisia dalla sua famiglia.
Qui il titolo, Di qua dal mare, assume per me un significato ancora più forte. Perché quel mare non separa soltanto due Paesi. Può rappresentare tutto ciò che Saber ha dovuto attraversare per arrivare dall’altra parte: la paura, la speranza, gli errori, la solitudine e la voglia di restare a galla anche quando sembra non esserci più nulla a cui aggrapparsi.
Forse è proprio questa l’immagine che rimane più a lungo: quella di un ragazzo che, nonostante le cadute, cerca ancora un modo per tenere la testa fuori dall’ acqua. L’autore sceglie di raccontare questa storia con una scrittura lineare e diretta, senza cercare parole complicate o effetti particolari. Una scelta che, almeno io ho dato all’ interpretazione sembra coerente con la voce del protagonista e con il desiderio di raccontare questa vicenda nella sua dimensione più concreta e umana.
Non è quindi soltanto una storia sull’immigrazione, è la storia di un ragazzo che cerca di diventare adulto in un mondo che non gli rende il cammino facile. Credo che proprio per questo può parlare anche a chi, al di là della provenienza e della storia personale, conosce cosa significhi cadere e dover trovare la forza per ricominciare.
Perché a volte per cambiare una vita non basta avere un sogno. Servono incontri, occasioni, un po’ di fortuna e soprattutto la volontà di non lasciarsi andare. Il mare, allora, non è più soltanto quello che Saber deve attraversare, ma è quello che ognuno di noi si trova davanti, nelle scelte, nelle paure ma anche nell’immensità di ritornare a vivere.
Consigliato a chi ama le storie di formazione e i romanzi che raccontano la fragilità, gli errori e la possibilità di ricominciare senza trasformare i propri protagonisti in eroi perfetti.
L’Autore
Mariano Turigliatto è nato nel 1954 in Piemonte. Ha trascorso la vita come docente e formatore di insegnanti nelle scuole superiori, autore di manuali per la DeAgostini e la SEI, oltre che di articoli e saggi intorno ai temi dell’ecologia, dell’educazione e della legalità. Ha avuto infinite avventure politiche, a partire dalla fondazione del Verdi negli anni ’80, fino all’esperienza amministrativa come sindaco della città di Grugliasco e consigliere indipendente in Regione Piemonte. Oggi è vicepresidente della Fondazione Giuseppe Ferrero, blogger de Il Fatto quotidiano e, soprattutto, tutore di MSNA (minori stranieri non accompagnati) su nomina del Tribunale per i Minorenni di Torino.
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# Per chi ama intrighi, avventure e una punta di noir

Un texano a Roma – Poliziotto per caso di Arnaldo Ninfali; Editore: Independently published – luglio 2025
Recensire un noir, un thriller o un giallo non è sempre facile, poiché si entra in mondo sul quale non si può fantasticare, perché si incontra molta realtà, anzi bisogna stare anche attenti a non dire troppo.
Allora intrighiamo i nostri lettori con una piccolo titolo dato a questa recensione: “La penna come sola arma: quando cercare la verità diventa una scelta”
Di solito le storie nascono da un libro, altre da un’idea e altre ancora da un legame. Quella di Charlie Stone, protagonista di Un texano a Roma – Poliziotto per caso di Arnaldo Ninfali, nasce proprio da un legame familiare.
Molti anni fa l’autore inventava per la nipote Elisa storie poliziesche ispirate al commissario Maigret. Con il tempo, quelle storie hanno superato i confini della fantasia infantile e sono diventate personaggi e trame nuove, fino a trasformarsi in un romanzo. Elisa ha contribuito alla costruzione del personaggio, mentre Ninfali lo ha portato sulle pagine.
Charlie Stone è un giovane texano di ventotto anni, giornalista, con un passato nei Marines che ha scelto di lasciarsi alle spalle per un profondo rifiuto delle armi. A Roma si trova coinvolto nell’indagine sulla morte di Stefano Bonelli, direttore di banca trovato senza vita e, apparentemente, vittima di un suicidio.
Charlie, però, non è convinto. Dietro quella morte intravede un ricatto e decide di cercare ciò che si nasconde dietro quella che sembra una verità già scritta.
La sua ricerca lo porta a sfidare lo scetticismo del proprio editore e a incontrare nuovamente Samantha, commissaria di polizia ed ex compagna. L’indagine si intreccia così con un passato sentimentale che non sembra del tutto chiuso, mettendo entrambi davanti a vecchie ferite e a sentimenti che tornano a chiedere spazio.
La figura di Charlie risulta molto interessante per il contrasto tra il suo passato e la sua scelta presente: ha conosciuto le armi, ma sceglie la parola. Il giornalismo diventa così non soltanto il suo mestiere, ma lo strumento attraverso cui affrontare ciò che incontra. La parola viene presentata come l’unica arma legittima per cercare la verità e affrontare i conflitti, anche quando questa ricerca può diventare scomoda.
Ed è proprio questo elemento che porta la storia oltre la semplice indagine poliziesca. Tra segreti finanziari, potere, compromessi e sentimenti, il romanzo sembra porre una domanda molto attuale: quanto siamo disposti a rischiare quando la verità diventa scomoda?
Non volendo spoiler are il romanzo vi lascio, questa mia riflessione sul libro. Non posso dirvi molto, ho provato in questa recensione ad evitare troppi particolari sia sulla storia e i personaggi coinvolti e i fatti accaduti, ma la figura di Charlie Stone ha certamente attirato particolarmente la mia attenzione.
Perché, alla fine, alcune battaglie non hanno bisogno di armi, hanno bisogno di una penna che non abbia paura di scrivere, di qualcuno che non ha paura di metterci la firma.
Consigliato a chi ama i thriller investigativi in cui all’indagine si intrecciano sentimenti, vicende umane e riflessioni sulla ricerca della verità.
L’autore
Arnaldo Ninfali è nato a Vigarano Mainarda (Ferrara) il 2 maggio 1948. Laureato in Pedagogia, ha dedicato gran parte della sua vita all’insegnamento delle materie letterarie nei licei di Verona, città in cui risiede felicemente dal 1968. Ha portato avanti una solida collaborazione con le testate online Chespal.it, Lospallino.com e Estense.com, che lo hanno portato a conoscere importanti personaggi del mondo del calcio e a frequentare le tribune stampa di diversi stadi. Sposato, padre di due figli e nonno di tre nipotine, Ninfali vanta una solida carriera letteraria con cinque importanti pubblicazioni all’attivo: “Il Diavolo” (2010), “Scandalo ’60 – Ritorno a Ferrara” (2012), “La vela e altri racconti” (2014) e il fortunatissimo “Febbre di Spal – Viaggio sentimentale di un indomito tifoso dalla Serie D alla B” (2016), il risultato finale della sua esperienza giornalistica.
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