Proposte del mese di Settembre
Articolo a cura di Anna Valente
Con le nuove proposte recensite dalla nostra Anna Valente per L’Epoca Culturale, settembre si presenta come il mese delle soglie. Non appartiene più pienamente all’estate e non ha ancora assunto il volto definitivo dell’autunno: custodisce ciò che abbiamo vissuto e, nello stesso tempo, ci invita a ripartire. Il filo conduttore delle cinque letture di questo mese nasce proprio dal rapporto tra ciò che resiste al tempo e ciò che, inevitabilmente, si trasforma.
Ci sono esistenze capaci di attraversare i secoli, consegnando alla memoria collettiva non soltanto le imprese di un grande condottiero, ma anche le ambizioni, le paure e le contraddizioni dell’uomo nascosto dietro il personaggio storico. Altrove, il cambiamento assume i colori dell’immaginazione e affida alle nuove generazioni una responsabilità che non appartiene soltanto ai mondi fantastici: riconoscere le proprie energie, scegliere da che parte stare e comprendere che il futuro della Terra dipende anche dal coraggio di chi rifiuta di restare a guardare.
Ma settembre è anche il mese in cui si torna verso ciò che chiamiamo casa. E proprio la famiglia diventa riparo quando la vita si spezza, quando il dolore sembra frantumare ogni certezza e amare significa continuare a esserci, nonostante la paura. In queste pagine la fragilità non è una resa, ma il punto dal quale può nascere una forza inattesa, capace di sostenere chi ci sta accanto.
Il passaggio da una stagione all’altra riporta inoltre alla memoria le estati dell’infanzia, le amicizie che credevamo eterne e i luoghi che finiscono per custodire la parte più lontana di noi. Crescere significa anche accettare che alcuni legami cambino forma: certe persone si allontanano dalla nostra quotidianità, ma continuano ad abitare i ricordi e a ricordarci chi siamo stati.
Infine, ci sono confini che non si attraversano soltanto viaggiando. L’incontro con culture, paesaggi e modi di vivere diversi può mettere in discussione le nostre certezze e mostrarci che la libertà non consiste necessariamente nel rinnegare le proprie origini, ma nel poter scegliere consapevolmente chi diventare.
Cinque libri molto diversi tra loro, dalla ricostruzione storica al fantasy, dall’autobiografia al romanzo intimista e di formazione, ma uniti dalla stessa tensione: attraversare il cambiamento senza perdere ciò che ci rende umani. Perché settembre, più di ogni altro mese, ci ricorda che ogni ripartenza conserva una traccia di ciò che è stato e che, per andare incontro al futuro, dobbiamo prima riconoscere ciò che il tempo ha lasciato dentro di noi.
#Il bestseller fra i più venduti dell’anno

Cesare. La conquista dell’eternità di Alberto Angela; Edizione: Mondadori – 2025
Sono passati più di duemila anni dalla morte di Giulio Cesare, eppure il suo nome continua a parlarci. È questa, forse, la sua vera conquista: essere riuscito a non farsi cancellare dal tempo.
Cesare, o meglio il De Bello Gallico raccontato da Alberto Angela, è un libro che affronta in maniera dettagliata, ma con una narrativa scorrevole e piacevole, le vicende che hanno portato Cesare, forse uno dei personaggi più romanzati dell’antichità, alla conquista dell’eternità. Sono passati più di duemila anni dalla sua morte, eppure il suo nome continua a parlarci. È questa, forse, la sua vera conquista: essere riuscito a non farsi cancellare dallo scorrere del tempo.
La struttura rende semplice la lettura e la scelta di ricorrere a brevi paragrafi si rivela un ottimo espediente per affrontare le circa seicento pagine da cui è composto questo volume e per trasmettere al lettore quella classica sensazione di voler “leggere ancora un po’” prima di andare a dormire o di tornare alla vita quotidiana.
Gli avvenimenti storici, guidati da Cesare comandante e da Cesare politico, scivolano di pari passo con i sentimenti di un uomo chiamato costantemente a nascondere le proprie preoccupazioni e a prendere decisioni che plasmeranno non solo la sua vita, ma il volto stesso di Roma.
Gli scenari e i personaggi che guidano il lettore sono travolgenti e mostrano il vero volto della guerra, fatto non solo di grandi battaglie e strategie militari, ma anche della quotidianità che si viveva a Roma e al di fuori di quelli che erano i confini della Repubblica.
È proprio questo uno degli aspetti che forse maggiormente si apprezza del libro: Alberto Angela riesce a raccontare Cesare non soltanto come il grande condottiero e politico che tutti conosciamo, ma anche come uomo, inserendolo in un mondo fatto di soldati, popoli, alleanze, paure, ambizioni e tradimenti.
Ed è forse proprio questa complessità a renderlo ancora così attuale. Non è semplice stabilire dove finisca il condottiero e dove cominci l’uomo, dove l’ambizione diventi sete di potere e dove il desiderio di lasciare un segno nella storia finisca per trasformarsi in ossessione. Angela non cerca risposte facili: ci mette davanti alle contraddizioni di Cesare e lascia che sia il lettore a interrogarsi.
La storia diventa così qualcosa di più di un semplice susseguirsi di eventi: diventa un viaggio nella Roma di Cesare e nei territori che egli attraversò e conquistò. Una lettura che, nonostante la mole del volume, riesce a non risultare mai pesante e che lascia quella curiosità di sapere cosa accadrà nella pagina successiva.
Pagina dopo pagina, la distanza di oltre duemila anni sembra accorciarsi. La storia smette di essere qualcosa che è accaduto e diventa qualcosa che sta accadendo davanti ai nostri occhi.
Ed è qui che il titolo acquista il suo significato più profondo. Cesare cercò la conquista, il potere, Roma. Ma la sua conquista più grande fu forse un’altra: riuscire a non essere dimenticato.
Perché l’eternità non è necessariamente vivere per sempre. A volte significa riuscire a sopravvivere allo scorrere del tempo, continuando a vivere nella memoria degli altri.
E Cesare, nel bene e nel male, ci è riuscito. Alberto Angela ci ricorda che alcune vite finiscono. Alcune storie no.
Consigliato a chi ama la storia, a chi vuole conoscere l’uomo oltre il condottiero e a chi crede che, dopo più di duemila anni, Cesare abbia ancora qualcosa da raccontarci. E a chi pensa che la storia antica sia lontana: questo libro potrebbe fargli cambiare idea.
L’autore
Alberto Angela Nato a Parigi l’8 aprile 1962, Alberto Angela è naturalista, paleontologo, giornalista, scrittore e divulgatore scientifico. Dopo la laurea in Scienze Naturali all’Università La Sapienza di Roma, ha approfondito i suoi studi negli Stati Uniti e ha partecipato per oltre dieci anni a spedizioni internazionali di ricerca, occupandosi soprattutto di paleontologia e paleoantropologia.
La sua grande capacità di trasformare la conoscenza in racconto lo ha portato a diventare uno dei volti più amati della divulgazione italiana. È autore e conduttore di programmi come Passaggio a Nord Ovest, Ulisse – Il piacere della scoperta, Stanotte a… e Meraviglie. È inoltre autore di numerosi libri dedicati alla storia, all’arte e alla scienza, molti dei quali diventati bestseller e tradotti all’estero.
Con Cesare. La conquista dell’eternità, pubblicato da Mondadori nel 2025, torna ancora una volta a raccontare il mondo antico con lo sguardo del divulgatore e la capacità del narratore, trasformando la storia in un viaggio capace di avvicinare il lettore a personaggi e avvenimenti lontani nel tempo.
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#Il Fantasy di questo mese

Eroi della terra di Siriana Wei; Edizioni: BooksprintEdizioni – dicembre 2025
Nonostante oggi si scriva tanto, ciò che risalta sempre di più tra gli scaffali, reali e virtuali, delle librerie sono i libri fantasy. Ed è proprio qui che penso dovremmo fermarci qualche minuto in più e farci una domanda, forse un po’ scomoda: perché soprattutto i giovani scelgono di scrivere di questi mondi?
La risposta, credo, sia più semplice di quanto possiamo immaginare: perché può essere un grido di aiuto, un modo per comunicare qualcosa che spesso è difficile dire con le parole. Nel caso di Siriana, il suo libro tocca temi importanti come l’amicizia, la natura e un messaggio che dovrebbe appartenere a tutti: salviamo la Terra.
Una delle cose che mi affascinano del fantasy è che riesce sempre a regalarci personaggi che non ci aspetteremmo di incontrare. E qui, tra i nostri protagonisti, troviamo addirittura un Buddha.
Sì, avete letto bene: un Buddha che accompagnerà i nostri tre eroi nel loro viaggio. Non ragazzi che si svegliano una mattina scoprendo di avere dei superpoteri, ma giovani che riscoprono dentro di sé energie rimaste assopite e che, attraverso un percorso di crescita, imparano a conoscere se stessi e ad assumersi delle responsabilità.Perché mentre gli adulti giocano troppo spesso a fare i padroni del mondo, sono proprio i giovani a ritrovarsi sempre più spesso con il compito di salvarlo e anche qui non è diverso: i nostri tre eroi dovranno affrontare il male per salvare un altro giovane, scoprendo che restare a guardare significa rischiare di perdere tutto.
Non so perché la nostra giovane autrice abbia scelto proprio Buddha, ma mi piace pensare che non sia soltanto il loro maestro. Forse è una presenza che li accompagna, li guida, ma soprattutto lascia loro la libertà di scegliere la propria strada. E forse è proprio questo uno degli insegnamenti più importanti: nessuno può scegliere al posto nostro da che parte stare.
Forse è proprio questo che rende Eroi della Terra più di una semplice avventura fantasy. Dietro le energie, le battaglie e i poteri c’è una domanda che riguarda tutti noi: quanto siamo disposti a fare quando il mondo che conosciamo ha bisogno di essere salvato?
Siriana Wei affida questa risposta a tre giovani, ma forse, tra le pagine, sta chiedendo qualcosa anche a noi. Perché salvare la Terra non significa soltanto sconfiggere il male in un mondo fantastico: significa scegliere da che parte stare quando arriva il momento di agire. E allora non resta che seguire Jiayi, Lu Fei e Liao Qie nel loro viaggio, scoprire quali energie si nascondono dentro di loro e capire se avranno davvero la forza di diventare gli Eroi della Terra. Perché, forse, gli eroi non nascono con dei superpoteri. Diventano eroi nel momento in cui scelgono di non voltarsi dall’altra parte.
Consigliato a chi ama il fantasy, le avventure e le storie di crescita, ma anche a chi cerca tra le pagine un messaggio importante: il futuro della Terra è nelle nostre mani.
L’Autrice
Siriana Wei, nata a Roma e fiera delle proprie origini cinesi, è una studentessa universitaria iscritta alla facoltà di Lettere Moderne nel Mondo Contemporaneo presso l’Università degli Studi Roma Tre. Dopo aver completato gli studi sul territorio capitolino all’I.C. Octavia e successivamente al Liceo Lucio Anneo Seneca, ha scelto di dedicarsi alla sua passione per la parola scritta. Convivendo sin dalla nascita con la tetraplegia spastica, Siriana ha dimostrato come la forza delle idee e l’immaginazione possano superare ogni barriera fisica, firmando con “Eroi della terra” un esordio letterario che parla di coraggio, alleanza e riscatto.
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#Un’autobiografia che parla di famiglia

Il tetto dell’anima di Sergio Attilio Lui; Edizione: BooksprintEdizioni – febbraio 2026
Un libro autobiografico che non racconta semplicemente la storia dell’autore, ma raccoglie i piccoli cocci in cui la sua vita si rompe dopo un grave incidente.
Cocci che sembrano poter essere rimessi insieme quando arriva la gioia della nascita di un bambino, qualcosa che potrebbe dargli la forza di rinascere, di reagire, di guardare nuovamente al futuro. E invece è proprio da lì che sembra nascere la vera difficoltà: il mondo si frantuma ancora una volta in mille e mille pezzi, difficili, forse impossibili, da ricomporre.
La sofferenza dell’autore sembra quasi passare in secondo piano, perché il bambino, con la sua malattia, diventa il centro del loro mondo. Ed è allora che l’incidente costringe il protagonista a guardare dentro di sé e a scoprire che non può essere soltanto un uomo che soffre. Deve continuare a essere marito, padre, punto di riferimento, anche mentre affronta la propria sofferenza.
Ed è proprio qui che il titolo “Il tetto dell’anima” acquista un significato che va oltre la semplice poesia delle parole.
Un tetto protegge dalla pioggia, dal freddo, dalle intemperie. Ma cosa protegge l’anima quando arriva una tempesta che non si può fermare?
La famiglia? La fede? L’amore? La speranza?Oppure quella forza che l’uomo, spesso proprio nei momenti più difficili, scopre di avere dentro di sé?
Attilio non si racconta attraverso il pietismo, non cerca il ruolo della vittima e nemmeno quello dell’eroe. Si racconta semplicemente come un uomo che si trova davanti a una realtà che non ha scelto e che deve imparare ad affrontare. E sembra scoprire che, quando tutto vacilla, l’amore può diventare la forza con cui lui e sua moglie riescono a restare in piedi e ad attraversare insieme la tempesta.
“Quando il vento soffia contro, non sempre bisogna combatterlo. A volte basta voltargli le spalle e lasciare che sia lui a spingerci verso la nostra destinazione. Forse la strada sarà più lunga, forse diversa da quella che avevamo immaginato, ma questo non significa che non arriveremo”.
In quest’opera l’autore mette a nudo la propria anima. Racconta le fragilità, le paure, le debolezze, i dubbi e persino le domande sulla fede e forse è proprio attraverso quelle crepe che riesce a trovare la sua forza.
Perché a volte non siamo forti perché non abbiamo paura, ma perché, nonostante la paura, scegliamo di esserci. E Attilio sceglie di esserci : per sua moglie, per suo figlio,per quella che è la sua famiglia.
Diventando, nel momento in cui la vita gli chiede di essere più forte di quanto avrebbe mai immaginato, roccia per sua moglie e faro per suo figlio.
Infine la stessa copertina mi ha colpita per la sua semplicità: una rosa bianca, delicata ma non priva di imperfezioni. Quella piccola macchia sul petalo sembra quasi raccontare, senza bisogno di parole, una storia di fragilità e di vita. E forse è proprio questo che rende questa immagine così adatta al libro
Consigliato a chi cerca una storia vera e intensa, capace di raccontare la fragilità, il dolore e la forza dell’amore familiare, senza pietismo ma con grande umanità.
L’Autore
Sergio Attilio Lui, nato il 1° maggio 1953 a Roverbella (Mantova), vive a Verona fin dall’infanzia. Dopo gli studi tecnici e la frequenza della facoltà di Giurisprudenza a Bologna, ha intrapreso una lunga carriera manageriale, diventando formatore nazionale e responsabile della sicurezza sul lavoro.Da sempre appassionato di storia, letteratura e scrittura, si ispira a uno stile semplice, raffinato e diretto, indicando in Indro Montanelli il suo principale riferimento.Oggi, pensionato, ha scelto di mettere nero su bianco la propria storia, affidando alla scrittura esperienze, fragilità ed emozioni.
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#Il libro intimista che ti fa riflettere sui rapporti umani

Quel che resta di un’isola di Anita Bozzo; Edizione: Montag – aprile 2026
Quel che resta di un’isola, quel che resta di noi, dell’amicizia, della nostra infanzia, delle nostre vacanze. Il titolo mi ha suscitato una dolce malinconia, quel ricordo di quando, da bambini, si creano le amicizie estive: persone che spesso idealizziamo e che, con il tempo, scopriamo essere più normali, più semplici di quanto avessimo immaginato. Tra le righe di questo libro, il legame tra la narratrice, suo fratello Pietro e Agnese ci accompagna attraverso le diverse stagioni della loro vita: tre bambini che condividono estati, giochi e complicità e che, crescendo, scopriranno quanto sia difficile rimanere uguali quando la vita comincia a portarci in direzioni diverse. E forse è proprio qui che il romanzo ci restituisce una certezza che non smetterà mai di essere vera: quando finisce un’amicizia si vive una sorta di lutto. Come accade con ogni perdita, non dimentichiamo chi non c’è più: lo custodiamo nel cuore, accompagnato da quella nostalgia che, a volte, sa essere dolcemente dolorosa.
Agnese, la ragazzina un po’ selvaggia dell’isola, che sembra quasi incarnarne l’anima, come se fosse lei stessa l’estate che attendiamo, i giochi che ci aspettano e quell’abbraccio che ci manca per un anno intero. Eppure si cresce e, crescendo, si cambia, ci si trasforma. Non sono più soltanto i giochi condivisi, le risate o la complicità a tenerci uniti: a poco a poco comincia a dividerci la vita, quella lontana dall’estate, fatta di scelte, strade diverse, luoghi e persone che ci conducono verso l’età adulta.
Il personaggio di Agnese non viene spiegato al lettore, ma quasi osservato attraverso gli occhi della narratrice, che cerca di restituircela così come la vede e la sente. Agnese non è perfetta: Agnese è qualcuno che lascia un’impronta. E forse è proprio per questo che, con il passare degli anni, finisce per assumere nella memoria della narratrice una dimensione quasi mitologica. Non perché venga idealizzata o trasformata in una persona diversa da quella che è stata, ma perché alcune figure dell’infanzia, quando il tempo le allontana da noi, finiscono per diventare più grandi del loro semplice ricordo. Restano legate a un luogo, a un’estate, a un’età della vita e a tutto ciò che abbiamo provato allora.
Agnese non è soltanto il mare, non è soltanto l’estate: è l’isola intera, con la sua libertà, i suoi silenzi, i suoi ricordi e quella promessa di ritorno che ogni estate sembra portare con sé. È una presenza che attraversa il tempo e che, anche quando non appartiene più alla quotidianità, continua ad abitare la memoria. L’autrice non idealizza la sua giovane amica, ma la rende quasi il volto di quell’infanzia che, anche quando cresciamo, facciamo fatica a lasciare andare.
Nulla muore davvero: tutto si trasforma, si evolve, assume forme nuove. Così anche l’amicizia tra i tre bambini, diventati adulti, segue il proprio percorso e arriva forse al momento in cui quel capitolo chiamato infanzia deve essere chiuso. Agnese diventa parte di una storia che appartiene al passato, non più presente nella quotidianità, ma ancora capace di vivere nella memoria della narratrice e di Pietro. Perché alcune persone possono uscire dalla nostra vita senza smettere, per questo, di farne parte.
Consigliato a chi ama le storie di amicizia e di crescita, i ricordi d’infanzia, le atmosfere estive e quei romanzi che, attraverso il passato, ci invitano a riflettere sul tempo, sui cambiamenti e sui legami che ci accompagnano nel corso della vita.
L’Autrice
Anita Bozzo, nata a Milano nel 1997, dopo il liceo classico Tito Livio si è laureata a Londra in Drama, Theatre and Performance Studies, conseguendo poi due master, in teatroterapia all’Università di Exeter e in organizzazione di eventi alla IULM di Milano. Ha lavorato in importanti realtà culturali milanesi, tra cui il Teatro Arcimboldi e la Fabbrica del Vapore, e oggi fa parte del team di produzione e affiancamento autorale di Zelig, per la televisione e il teatro. Autrice teatrale e drammaturga, nel 2023 è stata finalista alla Biennale Teatro di Venezia per la sezione drammaturgia. Quel che resta di un’isola è il suo primo romanzo.
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#Il romanzo di formazione che ti appassionerà
Una storia Montana di Martina Fontana; Edizione: Pubblicazione indipendente – aprile 2026

Il Montana è una terra fatta di grandi spazi e poche barriere, terra di cowboy ma non cercatelo non c’è il farwest, né il Stetsone, perché il Montana è molto di più. Forse non è un caso che sia proprio qui che Lucia, Aaron e Webster si trovino a confrontarsi con i propri confini, quelli visibili e soprattutto quelli che ognuno porta dentro di sé.
Quando i confini cambiano, chi ha il coraggio di attraversarli? È questa la domanda che accompagna il lettore in Una storia Montana , un romanzo di formazione che, attraverso l’incontro di tre persone molto diverse tra loro. Parla di libertà, identità e cambiamento.
Lucia arriva dall’Italia portando con sé la propria cultura, le proprie convinzioni e la curiosità verso un mondo lontano. Il suo viaggio non sarà soltanto la scoperta del Montana, ma anche un confronto con una realtà diversa dalla sua, da conoscere senza lasciarsi condizionare da stereotipi e pregiudizi.
Aaron e Webster sono due fratelli cowboy, cresciuti nello stesso ambiente ma con aspirazioni differenti. Aaron sembra appagato dalla vita che conosce: il ranch, la famiglia, il Montana sono il suo mondo. Webster, invece, sente il bisogno di cercare una strada propria, senza permettere che il futuro sia già scritto per lui.
Ed è qui che emerge uno dei temi più interessanti del romanzo: la libertà non significa necessariamente fuggire da ciò che siamo, ma avere il coraggio di scegliere chi vogliamo diventare.
L’incontro tra Lucia, Aaron e Webster non racconta un triangolo amoroso, ma una fortuita triangolazione di identità, culture e visioni della vita. Ognuno, attraverso lo sguardo dell’altro, è costretto a mettere in discussione qualche certezza e a scoprire qualcosa di sé che forse non aveva ancora visto. Il Montana, con i suoi ranch, i rodei e la sua natura immensa, diventa così molto più di un’ambientazione: è lo spazio nel quale i protagonisti possono misurarsi con le proprie scelte e provare ad andare oltre ciò che li limita.
Interessante anche la nascita del romanzo, legata all’esperienza realmente vissuta dall’autrice durante il suo soggiorno in Montana. Una realtà che è stata rielaborata attraverso la fantasia, fino a diventare una storia autonoma e universale.
Perché prima o poi tutti ci troviamo davanti a un confine e attraversarlo significa avere il coraggio di cambiare, senza per questo dimenticare da dove veniamo.
L’ autrice ci accompagna così in Montana, tra paesaggi sconfinati e percorsi interiori, raccontandoci che a volte è proprio l’incontro con l’altro a mostrarci chi siamo davvero.
Consigliato a chi ama i romanzi di formazione e di viaggio, il confronto tra culture e le storie in cui un incontro può trasformarsi in un’occasione per scoprire meglio se stessi.
L’Autrice
Martina Fontanarosa ha fatto dell’interculturalità la propria cifra stilistica e personale. Scrittrice precoce (il suo primo romanzo completo risale alla quinta elementare) ha continuato a scrivere per anni racconti brevi focalizzati sui rapporti umani. Nel 2016 ha firmato la sceneggiatura teatrale “Musical in Cantiere” (partecipandovi anche come attrice), uno spettacolo portato in scena in diverse occasioni a Latina. Dopo la maturità ha vissuto a Madrid, laureandosi poi in Lingue Moderne, Letteratura e Scienze della Traduzione all’Università La Sapienza di Roma. Ha lavorato per due anni in Australia come insegnante e, successivamente, negli Stati Uniti con il programma Fulbright. Prima di rientrare a Roma, dove oggi coordina attività di sviluppo internazionale, ha vissuto ad Amsterdam contribuendo alla nascita di un polo universitario globale.
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