20/08/2026
Massimiliano Reggiani racconta Aldo Barone: il medico-pittore che trasforma la Sicilia in un grande poema visivo
Arte

Massimiliano Reggiani racconta Aldo Barone: il medico-pittore che trasforma la Sicilia in un grande poema visivo

Ago 19, 2026

Aldo Barone, palermitano, dipinge per diletto e attraverso le immagini racconta. Medico pediatra, appassionato di teatro, da sempre guarda il mondo sentendosi parte integrante e consapevole di un flusso umano fortemente radicato nel territorio. Ha iniziato a disegnare in modo sistematico durante gli anni del liceo, conosce ovviamente l’anatomia e ne mantiene con facilità – soprattutto nella resa dei volti – le proporzioni naturali. Da alcuni anni, con una fertile immaginazione ha intensificato la realizzazione di nuovi dipinti contribuendo a rappresentare l’epopea di un’intera comunità tra antiche origini, sontuosità barocche e nostalgia di paesaggi pazientemente coltivati.

Le opere di Aldo Barone sono dipinte ad acrilico e appaiono come fotogrammi di un unico grande poema. Con un impianto sostanzialmente teatrale – espressione corporea dei protagonisti, significato simbolico degli oggetti di scena, gesti misurati come in un passo di danza – vediamo scorrere la rappresentazione di tempi solo in apparenza passati; storicamente lontani costituiscono però il mito dell’identità. La mente dell’Artista in piena libertà lega immagini e pensieri: frammenti di storia e riflessioni culturali, memoria collettiva e conoscenza personale.

Soffermandosi sulla spontanea e fresca bellezza de “Il satiro e la Menade alla fonte” l’artista spiega: “ho voluto esprimere la gioia di una visione dionisiaca della vita, concentrata sulla fisicità della terra. La gioia dei personaggi mi ricorda la scena finale di Zorba il greco con la risata liberatoria del protagonista quando impara danzando a riappropriarsi del contatto con la natura. La fonte d’acqua, elemento di per sé sacro, aiuta a ritrovare una contagiosa felicità nell’immediatezza del presente”. In quest’arte è evidente come non sia l’impressione visiva ma la linea del ragionamento a tessere la trama della figurazione.

Anche nei dipinti in cui è protagonista l’architettura il significato del soggetto prevale sulla fascinazione estetica per volumi, luci e composizione. Raccontando della chiesa normanna di San Giovanni degli Eremiti, Barone dice: “Nella nostra cultura Terra e cielo convivono come nelle cupole di questo monumento dove dal quadrato che rappresenta la terra si passa al cerchio – simbolo del cielo e – infine alla sfera o alla cupola”. La logica del dipingere è il racconto esemplare, la trasformazione dei concetti in immagini, la possibilità di vedere con maggiore chiarezza ciò che nella normalità appare confuso perché disturbato dal transitorio, dal turbinio incessante delle piccole faccende quotidiane.

Quando l’artista indaga tempi remoti la sua pittura è esistenzialista, asciuga e scolora il paesaggio per far emergere con scultorea potenza i moti d’animo dei protagonisti, i loro umori, l’abbandono liberatorio oppure il tormento delle passioni. Come in un melodramma verdiano l’ambiente fa sia da cornice che da cassa di risonanza: amplifica e rende evidente il dramma psicologico dei personaggi coinvolti. Quando il suo sguardo si pone invece sui tratti del fasto barocco ancora vivo e presente nella società siciliana la costruzione dell’immagine cambia.

L’analisi si sposta dal singolo alla società, ai gruppi di fedeli, alle consorterie. Non è più l’osservazione dettagliata dei moti d’animo in una realtà quasi asettica ma il sentimento di gruppo che plasma e struttura l’identità del rito. L’intera immagine si spezza in una griglia geometrica di ruoli dove abiti, volti, gesti e decori vanno ad ordinarsi in masse compatte vibranti di colore, di ritmo e di ordine. Avviene lo stesso anche con il gregge di pecore al pascolo: è tutto più spontaneo e morbido ma resta l’osservazione di un gruppo omogeneo che esprime un proprio ordine interno. I quadri di moltitudini hanno un impianto rossiniano: una pluralità di timbri e voci che si incastrano in un meccanismo compositivo scintillante e dinamico.

Un sincretismo di tecniche e linguaggi, lo scorrere impetuoso di temi che sono cari all’autore per indole, formazione e cultura sono i principali caratteri dell’arte di Aldo Barone. Dalla radice Mediterranea come fertile e feconda culla di valori per il mondo contemporaneo si passa all’importanza dell’introspezione, dall’analisi psicologica del singolo si va verso quella, più da sociologo, della vita collettiva.

Le opere di Aldo Barone, dalla copertina a seguire, sono:

Il ritorno dell’oplita

La collina di Jetas

Satiro e Menade alla fonte

San Giovanni degli Eremiti

Festa di San Vito a Ciminna

Pecore al pascolo presso il castello di Cefalà

Pasqua a Ballarò

La “furriata” delle torce a Ciminna

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