05/10/2026
Massimiliano Reggiani racconta Emilia Valsellini: la pittrice che trasfigura la terra in materia
Arte

Massimiliano Reggiani racconta Emilia Valsellini: la pittrice che trasfigura la terra in materia

Ott 5, 2026

Orgogliosamente autodidatta, la pittrice siciliana Emilia Valsellini ha seguito corsi e maestri solo per conoscere e affinare le tecniche. Ricordare, trasfigurare la propria terra, rappresentarsi attraverso di essa e non tradire mai il turbine di emozioni che accompagna la nascita di ogni nuova opera. In lei esiste un lungo periodo di riflessione, di preparazione interiore, il crescere costante della tensione fino al momento liberatorio in cui colori, sabbie e materia trovano sulla tela una ragione d’essere. Emilia Valsellini è una silenziosa cercatrice di emozioni che trasforma in materia cromatica, scrivendo poesie fatte di pennellate e non di parole.

Nata e vissuta in una conca montuosa del palermitano, la Valle dello Jato, descrive un paesaggio di orografie accidentate, di lacerti boschivi, di coltivi arroccati sulle pendici dei colli. Luoghi percorsi fin dall’infanzia, solidi e luminosi, freschi di ruscelli e ventosi di scintillanti pietraie. Intorno a questo nucleo continentale i confini della propria isola, assaporati raramente e sentiti come orizzonte lontano, calmo e rassicurante. Quando dipinge il mare lo titola “Ricordo”: è il frutto di uno sguardo, uno spazio aperto in cui si cristallizzano i colori del cielo in continuo mutamento. Vi è il fascino di una realtà impalpabile e cangiante ma non è il luogo dell’esperienza: l’Artista cerca nell’entroterra lo specchio del proprio equilibrio interiore.

La tecnica creata da Emilia Valsellini è una pittura ad ampia gamma di densità: passa dal materico grumoso alla campitura piatta per arrivare alle velature di colore, alle colature di pigmento quasi liquido. Il gesto stesso del dipingere non è meccanico e ordinato, ma sembra ascoltare l’esigenza intima di evocare percorsi fisici e visivi che appartengono alla memoria. Vi è una corrispondenza funzionale fra i diversi segni del suo linguaggio e gli elementi quasi aniconici che vuole rappresentare. Circolarità per lo spazio celeste, ripetizione orizzontale per le verdeggianti masse argillose, pennellate guizzanti e incisive per le ispide piante, sfumati morbidi e ampi per tutto ciò che è acqueo, vaporoso, atmosferico.

L’Artista si trasfigura nel proprio ambiente, si lascia penetrare, lo assorbe e lo trasforma in materia. Un percorso che Emilia Valsellini ha praticato da sempre, ancor prima di dipingere ricomponeva la memoria delle passeggiate assemblando frammenti di natura raccolti durante il cammino. È una scelta aniconica, pervasa da un sentimento malinconico, elegiaco. Non diventa vero e proprio linguaggio, bensì una profonda empatia col creato, più che un dialogo una danza, dove l’anima sensibile trova affinità con l’ambiente, vi si espande, lo assorbe e cerca di renderlo attraverso la materia. Nella sua vita convivono una forte spiritualità e amore per la bellezza: l’arte ne coglie il secondo aspetto, con un fare partecipe e contemplativo.

Emilia Valsellini, nel presentare le proprie opere, indirizza l’osservatore catalogando e distinguendo per generi: aria, acqua, terra. Non sono simboli né richiami ad un mondo alchemico o astrologico; rappresentano, semplicemente, uno schema intuitivo di conoscenza. Cielo e nuvole, ruscelli e laghi, piante rocce e vulcani: l’emozione di un archetipo di mondo, la percezione dello spazio fisico liberato da ciò che è transitorio: viadotti e periferie, rumori e luminarie. Le emozioni della città, pur vivendo a pochi chilometri da Palermo, sono lasciate oltre i confini della tela che diventa così spazio sacro, una moderna ara votiva in cui l’Artista dà sfogo e libertà a tutta l’energia positiva raccolta.

Emilia Valsellini evidenzia quest’atto del dono anche in maniera fisica. Ha dipinto alcuni dittici, ampie tele composte da più moduli: non rappresentano singole unità ma parti di un unico sguardo. Il taglio centrale, che separa fisicamente e unisce nella percezione, invece di ferire l’opera ne esalta l’unità. L’Artista contiene già l’emozione che ha distillato e lentamente maturato nei meandri della propria sensibilità. Quando decide di condividerla non cerca un contenitore adeguato, formale: la lascia fluire, sovrapponendo gesti e materia, strati di colore e pennellate leggere. Come un’improvvisa primavera accende di vita ciò che incontra, superando ogni schema.

Dipingere riverberi di luce, sagome indistinte, accenni di volumi guardando all’unità della composizione, all’armonia dei colori, alla memoria reale di infiniti paesaggi profondamente vissuti. È il carattere più autentico di un’arte che principalmente evoca e solo talvolta descrive. Pigmenti che sono al tempo stesso piacere per gli occhi e filo struggente con il passato, paesaggi senza tempo di una terra antica, eternamente presenti nelle radici dell’identità. Senza pregiudizi Emilia Valsellini guarda ogni cosa ma ne trattiene solo il respiro profondo, fatto di albe e tramonti, di lame di luce e nidi d’ombra in cui rifugiarsi per non venire corrotti dall’imperante banalità.

Le opere di Emilia Valsellini a corredo di quest’articolo, partendo dalla copertina, sono:

“Nella quiete del tempo” (terra) cm 70×70 (b x h) tecnica mista con sabbia

“Ricordo” (acqua) cm 80×80 (b x h) acrilico e cementite

“Nella quiete del tempo” (terra) cm 70×70 (b x h) tecnica mista con sabbia

“Terra e colore” (terra) cm 60×80 (b x h) acrilico, ossidi e sabbia vulcanica su tela grana lavorata a mano

“Prima della notte” (terra) cm 150×100 (b x h) tecnica mista con sabbia

“Movimento” (aria) dittico, cm 100×80 cad. cm 200 x 80 complessivo (b x h) tecnica mista

“Dammusi” cm 100×120 (b x h) tecnica mista

“Toccando il fondo” (acqua) cm 40×50 (b x h) acrilico

Seguite il dott. Massimiliano Reggiani per altre riflessioni critiche su arte e artisti nella pagina Critica d’arte al seguente link: https://www.facebook.com/reggianicriticadarte