Ho indossato un vestito e mi sono vista
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Robe da Mazzi non è un libro nato per autocelebrazione, per apparire e non è stato scritto in maniera classica seguendo le regole della narrativa classica. È nato come nascono le cose vere: di traverso, nei momenti sbagliati, nelle pause che non erano pause, tra un vocale e un pensiero che non voleva più restare chiuso nella testa. Alessandra parla di un progetto che non doveva essere per forza un libro ma era il suo modo per non dimenticare tutto ciò che aveva accettato per essere una brava donna.
La sua raccolta di appunti che non doveva diventare un romanzo, pagina dopo pagina, ha iniziato a pretendere spazio e così l’autrice pensa che può aiutare anche altre donne.
Alessandra Mazzi ha scritto questo libro mentre cambiava. Non metaforicamente: fisicamente, emotivamente, socialmente. Un corpo che si trasformava, un’immagine nuova da abitare, relazioni che si sgretolavano o si ricomponevano in forme inattese. E in mezzo a tutto questo, gli uomini: affascinanti, inconcludenti, disturbanti, invisibili, intensi. Figure che non sono il centro del racconto, ma il pretesto per arrivare al vero punto: le versioni di sé che una donna sceglie o accetta di diventare.
Robe da Mazzi è un libro che usa l’ironia come un paio di tacchi emotivi: non risolve, ma sostiene. Non nasconde il dolore, lo attraversa con una postura migliore. Ogni capitolo è una storia autonoma, ma anche un tassello di una mappa più grande, quella che tutte le donne conoscono fin troppo bene: la geografia delle contraddizioni, dei confini ignorati, delle domande che arrivano sempre un po’ tardi.
È un romanzo che fa ridere e subito dopo fa male, che fa riconoscere e riconoscersi, che non offre soluzioni ma pretende sincerità.
La sua forza sta proprio nella voce dell’autrice: adulta, brillante, autoironica, capace di raccontare la fragilità senza trasformarla in vittimismo e la lucidità senza trasformarla in cinismo.
Nell’incontro che ho avuto con lei, oggi ricordo questa frase: “Io oggi mi sento bella, ed è questo ciò che ogni donna si dovrebbe dire tutte le volte che si sente debole.”
Una dichiarazione semplice, ma potentissima, che riassume la rinascita che attraversa tutto il libro.
Robe da Mazzi merita cinque stelle non perché l’autrice ha scoperto una verità, ma perché ha avuto il coraggio di scrivere un’autobiografia senza tralasciare le cadute e per la sua voglia di gridare a tutti: datevi una possibilità.



