Dal mito alla realtà: la morale contemporanea nascosta nella fiaba del gigante
Come dice il professor Franco Lo Piparo nella prefazione del libro Il risveglio del gigante, la fiaba di Giuseppina Tesauro è un “racconto filosofico sul pianeta Terra, sugli animali, umani e non umani, che lo abitano, sulla pace e sulla guerra”. Nel racconto della nostra autrice ritroviamo invero la presenza degli animali quali allegorie del mondo umano che finiscono col rappresentare qualcosa di diverso da quello che letteralmente significano. Il lupo Aschar per esempio è l’ allegoria dell’ uomo prepotente che è intento solo a soddisfare la sua avidità e la bramosia come la volpe simboleggia l’ inganno e l’ astuzia posti al servizio del male.
Sono altresì rappresentate nella storia le dinamiche sociali a cui assistiamo quotidianamente: da un lato l’ uso dell’ intelligenza per fini egoistici e utilitaristici e dall’ altro l’ accettazione passiva della violenza da parte di coloro che temono i poteri forti e paventano di incorrere nelle vendette dei potenti…“Emezel alla fine ripetè la frase del giuramento dell’innominabile setta:” “ Nessuno potrà nulla contro di noi. A noi il potere, a noi la ricchezza del mondo intero. Noi i dominatori per sempre”…. Non esistono tuttavia soltanto animali emblematici dei vizi umani e del desiderio di sopraffazione degli uomini. Sono presenti anche tipi di animali che incarnano qualità positive come nel caso dei gufi che sanno rivelare grande saggezza ed equilibrio o come nel caso delle formiche e delle api, simboli di laboriosità e solerzia. La struttura è quella tipica della fiaba per la presenza di un luogo e di un tempo indeterminati che rendono evidente l’ universalità del messaggio trasmesso: “ Nel regno del dove, nei giorni di sempre, alle pendici di un monte dormiva un gigante….”.

Nei personaggi che rivestono il ruolo di protagonisti, antagonisti, aiutanti dei protagonisti e aiutanti degli antagonisti, è evidente una forte opposizione tra il bene e il male ma contrariamente alla fiaba classica dove alla fine c’è il trionfo del bene in un finale solitamente lieto, nella nostra la conclusione assume un carattere di dubbio anche se non alieno dalla speranza nel cambiamento. Anche qui come nelle fiabe della tradizione è presente una morale anche se essa non viene nettamente esplicitata come non viene neppure evidenziato, se non attraverso qualche riferimento presente nell’ introduzione, il preciso contesto ambientale al quale si riferisce la storia narrata, ovvero la società del tempo in cui vive l’ autrice del racconto, dominata dalla corruzione e dall’ avidità di potere, nonchè dalla sopraffazione della criminalità organizzata che impone il suo dominio sui più deboli.
E’ palese la funzione educativa del racconto, finalizzato a preparare le nuove generazioni a prendere coscienza dei mali del mondo contemporaneo per porvi rimedio. Al di là dell’ apparente semplicità del racconto, cosa che del resto è tipica di tutte le fiabe, è presente una forte componente riflessiva che porta a meditare sui comportamenti della nostra vita e sui rapporti umani per un invito ad agire in modo più corretto e virtuoso. E’ possibile per tale ragione individuare due livelli di lettura: lo svolgimento della vicenda in sè e l’ interpretazione della morale. E’ opportuno sottolineare che se anche la storia del gigante buono si svolge in un’atmosfera magica e incantata, essa racconta qualcosa di molto reale anche attraverso il richiamo costante al tema ambientale e alla necessità di tutelare e rispettare l’ habitat naturale, di combattere contro le leggi dell’ odio e della sopraffazione, per un mondo in cui tornino a dominare l’amore e la pace attraverso la fratellanza e la solidarietà tra i simili. Proprio in virtù del fatto che la narratrice della storia è esterna ( si tratta infatti della nostra autrice), grazie a questa sua posizione di superiorità rispetto agli altri personaggi, ella ha la possibilità di ricavare la morale della favola e di presentarla ai lettori con il proposito di ammonirli. L’intento didascalico e pedagogico del libro traspare del resto sin dall’introduzione dove Giuseppina Tesauro sottolinea il fatto che attraverso l’ analisi dei “pregi” e dei “difetti” umani, si arriva a rappresentare il “male della società intera”, di coloro che per fini utilitaristici “ sovvertono le leggi stesse della natura”.
Va osservato che rispetto al genere della favola della tradizione, il finale non approda ad una conclusione esplicitamente lieta in cui si possa ravvisare il trionfo del bene sul male; è implicita tuttavia un’ idea di speranza in un’ umanità che dovrà conquistare il desiderio della serenità e della pace. Da sottolineare la presenza nella fiaba, di uno stile limpido e fluido, caratterizzato da espressioni intense e da un lessico sobrio ed elegante al tempo stesso. I periodi non risultano molto lunghi nè troppo complessi; cè infatti una prevalenza della costruzione paratattica che imprime un ritmo rapido alla narrazione. Vengono spesso impiegati discorsi diretti per drammatizzare la vicenda… “ Il lupo iniziò a spolpare il coscio, facendo finta di ignorare l’uomo di fronte a sè… “ perchè mi hai fatto chiamare?”….-“ qualcuno dei miei bracconieri non ha rispettato il patto del tributo?….. Suggestiva è l’immagine della Dea-Luna avvolta da un’ aura di grazia e bellezza che esprime la condizione di pace e benessere che era presente nella notte dei tempi. C’è quasi una sorta di nostalgia della mitica età dell’ oro quando l’ umanità viveva in armonia con la natura e non conosceva la sofferenza e la corruzione.
L’ aspirazione alla pace e alla concordia tra gli uomini è presente anche nel personaggio di Shanti, il gigante buono perennemente unito alla sua Dea che aspira a quell’ ordine universale verso cui l’ umanità tende vanamente. A conclusione del nostro discorso, possiamo dire che in questa favola, dietro l’ apparente semplicità che abbiamo detto prima, si cela in verità un mondo di idee, finalità e sentimenti che trascendono il puro mondo della fantasia e vanno al di là del suo significato strettamente letterario e tipico del suo genere.



