Vhernier a Villa Igiea, il fascino della gioielleria d’autore nel salotto dei Florio
Articolo a cura di Gigi Vinci
Cari lettori,

Ogni volta che torno a Villa Igiea, scendere la sua celebre scalinata in legno è un piacere. È difficile non pensare a Franca Florio e a quante volte avrà percorso quegli stessi gradini, diretta verso i saloni della dimora. Anche la sera del 30 ottobre, quella scalinata ci ha accompagnati verso il Salone Belle Époque, dove la gioielleria Feccarotta aveva organizzato una serata dedicata a Vhernier, prestigiosa firma italiana dell’alta gioielleria.
Ad attenderci c’erano calici di champagne e Negroni Sbagliato, serviti su eleganti vassoi. Un’accoglienza piacevole, che ha dato subito il tono alla serata, tra il fascino di Villa Igiea e le creazioni di Vhernier.
Lo Sbagliato è una variante del Negroni classico, nella quale il gin viene sostituito dal prosecco. Una rivisitazione nata quasi per caso e diventata, nel tempo, un grande classico dell’aperitivo italiano. Il Negroni originale, invece, è uno dei cocktail che considero più raffinati in assoluto. Un autentico evergreen, una piccola espressione di stile e distinzione che non conosce mode né stagioni.
La serata si è svolta tra gli ambienti interni, il giardino e la piscina, permettendoci di vivere appieno questa dimora storica. Villa Igiea conserva ancora l’eleganza di un’epoca in cui Palermo era protagonista della vita mondana internazionale e la famiglia Florio aveva lasciato un segno inconfondibile.

Le creazioni Vhernier hanno attirato subito la mia attenzione. Ho trovato interessante anche la scelta espositiva. I gioielli non erano custoditi dietro le consuete vetrine, ma presentati in modo da consentire agli ospiti di avvicinarsi e osservarli da vicino, cogliendone forme, dettagli e lavorazioni. Una soluzione che ho trovato felice, perché gioielli di questa qualità meritano di essere guardati senza fretta, da vicino.

Vhernier si distingue soprattutto per la ricerca della forma. Nelle sue creazioni non c’è la tradizionale esibizione della pietra preziosa, ma una concezione del gioiello che si avvicina piuttosto alla scultura. Oro, titanio, bronzo e materiali meno convenzionali vengono accostati con grande sensibilità, dando vita a pezzi dalla forte personalità.
Tra le tante proposte, sono rimasto colpito da un collier abbinato a un bracciale che, a prima vista, sembravano caratterizzati dal blu intenso della tanzanite, attraversato da linee luminose di diamanti. La sorpresa è stata scoprire che quell’effetto cromatico era ottenuto attraverso il titanio, lavorato fino ad assumere una tonalità che ricordava proprio quella della preziosa gemma. Un risultato di grande fascino, che dimostra quanto la ricerca sui materiali possa andare oltre le convenzioni della gioielleria tradizionale.
È questa libertà creativa a rendere Vhernier così riconoscibile. Le sue opere non si limitano a esprimere il valore dei materiali preziosi, ma propongono una visione originale, nella quale il design è protagonista.
Anche il parterre degli ospiti era di assoluto riguardo. Erano presenti esponenti delle più alte istituzioni cittadine, professionisti di primo piano e rappresentanti della nobiltà palermitana. Un pubblico elegante e partecipe, che ha contribuito a rendere l’appuntamento ancora più piacevole.

Non sono mancati gli assaggi della cucina di Villa Igiea, che ha accompagnato la serata con proposte all’altezza della location. Tra queste desidero ricordare il risotto alla zucca e aceto balsamico, un piatto riuscito, equilibrato e gustoso, che ho trovato davvero interessante. I risotti, del resto, sono a mio avviso uno dei punti di forza della cucina dell’hotel.
Un ringraziamento va a Giuliano Feccarotta, alla sua famiglia e a tutto il suo staff, per averci offerto l’occasione di conoscere da vicino una realtà così interessante. Un riconoscimento speciale anche ad Amalia Giordano, che si conferma una professionista dotata di gusto, sensibilità e capacità organizzativa, qualità che si ritrovano negli appuntamenti che contribuisce a realizzare.
Un pensiero di apprezzamento va anche alla direzione di Villa Igiea, per la cura e l’attenzione che si ritrovano negli ambienti e nei dettagli dell’ospitalità.

E alla fine, davanti a tutte quelle creazioni, mi è venuta una curiosità. Chissà che cosa avrebbe scelto Franca Florio? Il collier che ha conquistato me, con quel blu così particolare ottenuto dal titanio, oppure un gioiello ancora più audace e sorprendente? Difficile dirlo. Conoscendo il suo gusto e la sua passione per i preziosi, forse avrebbe saputo sorprenderci tutti. Peccato non poterle chiedere un parere. Sarebbe stato, senza dubbio, il commento più interessante della serata.
Vostro, Gigi Vinci



