Il Pettegolezzo, il Peggiore Ospite dei Salotti
Articolo a cura di Gigi Vinci
Cari lettori,
Esiste un ospite che non ha mai bisogno di essere invitato. Entra nei salotti più esclusivi come nei bar di periferia, si accomoda con naturalezza e, senza chiedere permesso, diventa il protagonista della conversazione. Si chiama pettegolezzo.
Non crediate che sia una cattiva abitudine dei nostri tempi. La storia ci insegna il contrario. Basta sfogliare le memorie di Saint Simon per ritrovarsi nella scintillante corte di Luigi XIV, dove le maldicenze erano spesso più affilate delle spade. Madame de Montespan, favorita del Re Sole, era celebre per il suo spirito brillante e il sarcasmo pungente. I cortigiani evitavano persino di passare sotto i suoi balconi, sostenendo che fosse come “passare sotto le armi”, tanto temevano di diventare bersaglio della sua ironia.
Nei secoli sono cambiati gli abiti, le carrozze sono state sostituite dalle automobili e i salotti dai social network, ma la natura umana è rimasta pressoché immutata. Ancora oggi il pettegolezzo trova terreno fertile ovunque vi siano persone desiderose di apparire più informate degli altri.

Esiste forse un gossip innocente? Forse sì, quando ci si limita a sorridere di un cappellino un po’ eccentrico o di un abito decisamente troppo luccicante per un appuntamento mattutino. Anche il mondo dello spettacolo vive di curiosità e cronaca rosa. Tuttavia, quando il commento si trasforma in maldicenza e intacca la dignità di qualcuno, il confine del buon gusto è ormai stato superato.
Vi è una regola che dovrebbe appartenere a ogni persona perbene: i segreti che ci vengono affidati devono accompagnarci fino alla tomba. Le amicizie possono incrinarsi, gli amori possono finire, ma l’onore di una persona si misura anche dalla sua capacità di custodire ciò che gli è stato confidato. Fanno eccezione soltanto quelle circostanze nelle quali il silenzio significherebbe lasciare spazio a una calunnia o a un’ingiustizia.
Diffidate sempre di chi parla male di tutti. Prima o poi parlerà anche di voi. In quei momenti la soluzione migliore è cambiare argomento, sorridere con discrezione oppure allontanarsi. Non lasciatevi trasformare nel tramite di maldicenze destinate ad altri. Chi vi usa come messaggero non vi sta rendendo partecipi di una confidenza, vi sta semplicemente utilizzando.
Ricordo un episodio avvenuto molti anni fa in un elegante salotto palermitano. Una signora trascorse diversi minuti demolendo, con sorprendente dovizia di particolari, la reputazione di un’amica con la quale era solita presentarsi a ogni evento mondano. Terminato lo sproloquio, calò il silenzio. Fu allora che una grande dama della nostra città, con l’eleganza che contraddistingue solo le persone veramente educate, le rivolse una semplice domanda:
«Mi perdoni… ma quella non è una sua cara amica?»
Non occorsero altre parole. Talvolta una domanda educata vale più di una lunga predica.
Nei salotti come nella vita, l’eleganza non consiste soltanto nel modo in cui ci si veste, ma soprattutto nel modo in cui si parla degli assenti. È lì che si riconosce la vera distinzione.
Vostro,
Gigi Vinci


