Massimiliano Reggiani racconta la Biennale di Durazzo: “La periferia non è un tema, è un metodo”
“Non esiste più un centro. Esistono solo relazioni.” È questa la tesi della II Biennale di Durazzo (Durres International Biennale of Contemporary Art), aperta fino al 31 ottobre sul tema “Periferia: transizioni visive”. L’evento è diretto dal curatore italiano Massimo Scaringella che punta sulla molteplicità dei punti di vista, ognuno con pari dignità e solidi radicamenti culturali. La compresenza degli sguardi costruisce la sensibilità globale senza piegarsi a canoni dati. Nella città portuale, che fino al 1913 fu capitale del Principato di Albania, convergono così le opere di 45 artisti internazionali distribuite nei padiglioni di ben 34 paesi. Un successo che conferma l’intuizione di Oltsen Gripshi, l’artista albanese che nel 2024 ne ha voluto la prima edizione, dedicata a “Intelligenza artificiale: il futuro ibrido” con Massimo Scaringella presidente di giuria. Gli abbiamo chiesto di guidarci nell’anima dell’evento, evidenziandone le novità.

“Viviamo in un tempo — spiega il curatore — che è attraversato da migrazioni, trasformazioni sociali, crisi ambientali, innovazioni tecnologiche e continui processi di contaminazione culturale. La distinzione tra centro e periferia non è scomparsa, ma ha perso il carattere di certezza che l’ha accompagnata per secoli. Per molti secoli il mondo è stato rappresentato come una geografia organizzata intorno a pochi centri. Oggi quella mappa non è più sufficiente. La contemporaneità assomiglia piuttosto a una costellazione, nella quale ogni punto acquista significato attraverso la relazione con gli altri. Nessuna cultura illumina da sola l’intero orizzonte”.

L’arte contemporanea non è più il riflesso di un unico ideale; gli artisti provengono da contesti geografici, culturali e storici differenti. Alcuni appartengono a paesi tradizionalmente considerati periferici rispetto ai grandi centri della produzione artistica internazionale; altri operano in territori attraversati da profonde trasformazioni sociali, economiche e politiche. Ciò che accomuna queste esperienze è la capacità di elaborare uno sguardo autonomo, capace di interrogare il presente senza assumere il centro come unico parametro di riferimento. La Biennale ribalta una tradizione culturale consolidata, valutando la relazione centro/periferia come interazione fra centri, in alcuni contesti vi è un’identità più strutturata, in altri un fermento che si nutre del dato storico e lo reinterpreta attraverso un continuo scambio di innovazione e superamento.

“Forse il problema non è più capire dove si trovi il centro — conclude Massimo Scaringella — Forse è comprendere chi abbia il diritto di definirlo. In questa prospettiva, la periferia smette di essere una categoria geografica o urbanistica e diventa una categoria culturale. Non indica semplicemente un luogo distante, ma una posizione dello sguardo. È il punto dal quale il mondo appare diverso perché diversa è l’esperienza di chi lo attraversa. La periferia non rappresenta dunque l’opposto del centro: è il luogo nel quale il centro viene continuamente interrogato, ridefinito e trasformato. La periferia, in questo senso, non è un tema. È un metodo. Significa riconoscere che nessuna cultura possiede il monopolio dell’universalità e che ogni comunità contribuisce, attraverso la propria esperienza, alla costruzione del mondo contemporaneo. Le differenze non rappresentano una distanza da colmare, ma una ricchezza da comprendere”.

Massimo Scaringella non estetizza la periferia ma la eleva a strumento di conoscenza, a laboratorio di idee in cui la cultura torna a confrontarsi con il quotidiano, riprendendo vigore e forza creativa. Il Direttore artistico firma un’edizione di straordinaria intensità dove ciò che conosciamo cede il passo all’evidenza dell’attualità, mantenendo la forma e mutando il contenuto. Un processo di metamorfosi in cui l’intera arte visiva lascia entrare il futuro nel proprio corpo fatto di colore, segni e materia.

La Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Durazzo “Periferia: Transizioni visive” è visitabile nella Ex Villa Reale di Re Zog I e nelle sedi diffuse a Durazzo fino al 31 ottobre 2026.
Tutti i 45 artisti partecipanti:
Albania: Arkond Canaj, Krist Dimo, Meri File, Valbona Kapllani, Ergys Krisiko, Henri Mimani, Ina Shani, Donald Veshaj
Argentina: Karina Chechik
Brasile: Karina Amadori, Brugnera, Juliane Fuganti, Ela Soares, Vidal
Bulgaria: Nikolay Deliyanev
Cambogia: Siden Kong
Camerun: Afran
Canada: Jeremiah Chechik
Cile: Marilù Ortiz de Rozas
Cipro: Vassilis Vassiliades
Cina: Fan Bo
Colombia: Lucas Goubert
Cuba: Juan-Sí Gonzalez
Finlandia: Tuomo Rosenlund
Germania: Lucia Warck Meister
Giappone: Hideyoshi Kurosawa
Italia: Monica Pirone, Erica Ungari, Alessandro Zannier
Kosovo: Eliza Hoxha
Libano: Corine Gholam Fawaz
Mauritius: Nirveda Alleck
Mongolia: Nomin Bold
Nigeria: Henry James
Norvegia: Kenneth Blom
Nuova Zelanda: Barbara Boekelman
Polonia: Krzysztof Gil
Slovacchia: Robert Hromec
Spagna: Jorge R. Pombo
Stati Uniti: Carey Maxon
Sudafrica: Zak van Biljon
Svizzera: Elisabeth Masé
Togo: Abdoul-Ganiou Dermani
Turchia: Ozan Bilgiseren
Uganda: Timothy Akimanzi
Uruguay: Diego Masi
Vietnam: Le Thanh Tung “Crazy Monkey”
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