Massimiliano Reggiani racconta “Gea” di Alessia Forconi: la bioarte che unisce marmo, batteri e biodiversità a Palazzo Altieri
Nel seicentesco Palazzo Altieri a Roma, prestigiosa sede dell’Associazione Bancaria Italiana, si parla di microrganismi e della straordinaria importanza dei batteri. Dalla nascita della vita alle complesse comunità invisibili che ci accompagnano ogni giorno, i batteri non sono solo il microbiota intestinale, ma rappresentano anche fondamentali alleati per il risanamento di terreni degradati e opere d’arte bisognose di accurato restauro. ENEA presenta “Un dialogo tra arte, scienza, biodiversità e innovazione” nel programma di “è cultura!” – il festival nazionale giunto alla quarta edizione, promosso da ABI e ACRI, l’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio.

Oltre i batteri, è protagonista di questo dialogo l’arte contemporanea con cinque artisti di punta: Fabiana Di Donato, Serena Scapagnini, il duo TTZOI e Alessia Forconi, attualmente impegnata alla Biennale di Venezia. ENEA – Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – è al loro fianco nella ricerca, fornendo spunti di riflessione e campioni della sua collezione microbica d’eccellenza. Avviata negli anni Ottanta, conta oggi oltre un migliaio di ceppi raccolti da matrici ambientali ed ecosistemi naturali per proteggere e conservare la nostra fragile biodiversità. Batteri e arte adesso convivono guardando sia al passato – per preservarlo – sia al futuro, aprendo orizzonti estetici inesplorati.

I microrganismi sono stati impiegati con successo da ENEA come biorestauratori: a Firenze, sui capolavori di Michelangelo nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo e a Roma, sulla Madonna del Parto di Jacopo Sansovino, una statua del primo Cinquecento venerata nella Basilica agostiniana. Sono sculture di marmo che i batteri hanno pulito degradando le incrostazioni in modo perfettamente naturale, senza usare alcun prodotto di sintesi. Nel contemporaneo, TTZOI lascia che le colonie vivano sulle tele preparate, costruendo complesse immagini di bioarte. Fabiana Di Donato si ispira alle efflorescenze sviluppate sulle antiche quadrerie veneziane. Serena Scapagnini lavora su mondi evanescenti, indagati con gli strumenti delle neuroscienze e della psicologia cognitiva. Alessia Forconi, infine, presenta Gea: una scultura rivoluzionaria realizzata con la consulenza scientifica della ricercatrice ENEA Patrizia Paganin.

Gea è un’opera polimaterica: marmo e una boccia biocontenitiva trasparente in cui colonie di batteri dipingono forme radiali, multicolori e in continuo mutamento. Alessia Forconi guarda sempre con attenzione all’incontro creativo tra mondi diversi: è un tratto distintivo della sua espressione artistica. Lo abbiamo apprezzato nella Penelope di Cerignola, dove lo spazio fisico è condiviso tra l’anatomia del corpo e la libertà stagionale di una pianta rampicante. Un dialogo silenzioso tra un volume e il continuo rinnovarsi della vita, fatto di flessuosi germogli in primavera e di accesi colori delle foglie nella malinconia dell’autunno.

Il marmo immutabile e l’imprevedibile sviluppo della vita microscopica: secondo Alessia Forconi i batteri introducono nell’opera la dimensione di un tempo biologico reale. La materia inerte sostiene e contiene un microcosmo in perenne evoluzione: è bioarte. È una scultura immaginata, voluta e realizzata dall’artista come parte di una nuova realtà che, partendo dalle prime linee guida, è capace di evolvere autonomamente. Gea riflette la complessità e la raffinatezza di pensiero della scultrice romana, che non usa il marmo per rappresentare la realtà ma per trasfigurarla, raggiungendo così un nuovo piano simbolico e concettuale.

A un primo sguardo superficiale Gea ha fattezze di donna. Potrebbe essere una delle tante allegorie di cui la nostra iconografia è ricca. Ma, scrive Alessia Forconi, «Gea rappresenta la fertilità incondizionata, la forza viscerale e inarrestabile della natura». Quindi il vero protagonista non è il corpo, ma la sfera: il biocontenitore che racchiude l’esplosione di vita e la cui forma a palla risale all’arte pagana per rappresentare la totalità del mondo. Un simbolo arcaico e potente, atavico e costante nel flusso della storia: dalla classicità all’oggi mutando col cristianesimo in globo crucigero, tuttora ostentato nei ritratti e nelle corone di re e imperatori.

Cosa rappresenta quindi questa meravigliosa donna volutamente fatta di marmo venato, lisciata nella morbidezza della pelle fino al limite in cui torna a essere pietra scabra, geologica e ruvida? Il braccio spezzato non manca, mostra senza vergogna la finitezza del blocco originario. Il fianco mostra i segni dello scolpire, la grana cristallina non levigata che assorbe e si intride di luce. Leggerla come femminilità custode e generatrice della vita sarebbe banale. Alessia Forconi svela qualcosa di molto più importante: se l’albero dell’evoluzione affonda nei batteri la propria origine, ogni corpo ha nella sfera biocontenitiva la propria natura essenziale. È il suo tratto ontologico; è ciò che accomuna ogni vivente. La forma diventa transitoria, rimane bellissima ma non è più la misura del mondo: perde importanza rispetto all’essenza.

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