O’ahu: un romanzo dove la realtà storica e la realtà narrativa sono unite da un filo invisibile
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O’ahu di Lydia Montelier è un romanzo di storia, ambientato alla fine degli anni ’30 sull’isola di O’ahu. Protagoniste tre ragazze di Honolulu che, come in ogni grande storia, incontrano tre giovani marinai della corazzata Arizona. La guerra in Europa è già scoppiata, ma nel Pacifico la quiete sembra ancora reggere. È un’illusione breve: l’attacco giapponese a Pearl Harbor irrompe nelle loro vite e segna l’inizio di una serie di battaglie che l’autrice descrive con precisione sorprendente. La narrazione intreccia eventi storici reali, personaggi realmente esistiti e dettagli tecnici che testimoniano un lavoro di ricerca minuzioso: dal capitano Van Valkenburg sulla Arizona al raid di Doolittle, dalla battaglia delle Midway alle Marianne, fino al progetto Manhattan e alle parole di Oppenheimer. Ora, sono diventato morte e distruttore di mondi.
L’autrice sottolinea che le tre protagoniste vivono tutto questo da prospettive diverse: Miiko, americana di origini giapponesi, affronta il conflitto con un’identità divisa; Nora attraversa un percorso di maturazione profondo; Kelly, equilibrata e determinata, scopre la sua vocazione nell’assistenza ai feriti, sfidando i pregiudizi di una società ancora maschilista. L’isola, con le sue spiagge bianche e la sua natura rigogliosa, diventa un contrappunto poetico alla brutalità della guerra.
Lydia Montelier, autrice di numerosi romanzi, considera O’ahu un’opera diversa da tutte le altre. Pur avendo scritto molto, questo libro rappresenta un punto di svolta: più storico, più intenso, più immersivo. Le sue lettrici lo hanno definito avvincente, capace di catturare dall’inizio alla fine. L’autrice stessa racconta di aver studiato documenti, testimonianze, aneddoti e persino la colonna sonora del film Pearl Harbor, che cita come una delle sue principali fonti d’ispirazione:“Ho studiato anche l’andamento delle battaglie per poterle descrivere il più accuratamente possibile”.
Nelle interviste, come quella di Autori in Live, Montelier dimostra una sensibilità rara nel modo di scegliere le parole. Riflette spesso sul linguaggio e sul suo peso, affermando che non si dovrebbe mai abusare del termine famiglia, perché porta con sé un significato profondo che merita rispetto. Questa attenzione rivela una grande capacità di osservazione: Montelier guarda il mondo con lucidità, nota come la società cambia, come si trasformano i rapporti umani, come evolvono le identità culturali. La sua vita, divisa tra Francia, Italia e Africa, ha arricchito la sua visione del mondo.
Pianista, lettrice instancabile, autrice attenta alla spiritualità e alla musica, Montelier porta nei suoi romanzi una ricchezza di esperienze che si riflette nella cura dei dettagli e nella profondità dei personaggi. Un’opera che segna una maturità narrativa e una visione ampia, capace di trasformare un periodo drammatico in un’esperienza letteraria intensa e indimenticabile.
Stavolta mi sono soffermata più come lettrice e raccontare il libro ,una scelta per non dover tralasciare i particolari dell’opera, essa infatti a mio avviso non può essere letta da un lettore distratto e nè da ragazzi che non hanno una infarinatura storica a meno che la curiosità li spinga alla ricerca.



