27/08/2026
Massimiliano Reggiani racconta Monica Zambon: la pittura filosofica che trasforma i sogni in visioni possibili
Arte

Massimiliano Reggiani racconta Monica Zambon: la pittura filosofica che trasforma i sogni in visioni possibili

Ago 27, 2026

Piemontese per nascita Monica Zambon vive e dipinge a San Remo, in Liguria sulla Riviera di Ponente. Artista di rara grazia dalla fertile fantasia, dalla spazialità ariosa e dai colori luminosi e delicati. Molto sensibile ai temi della vita e della società s’interroga e cerca risposte costruendo piccole scene di paesaggi simbolici dove esseri umani, piante e animali dialogano costruendo relazioni nuove, slegate dall’ordinario e ovviamente dall’etologia. Una pittura sostanzialmente filosofica attenta a cercare le potenzialità inespresse di un mondo possibile. Un luogo della mente che, già per il solo fatto d’essere pensato e raffigurato, diventa traccia di nuove vie da percorrere, di orizzonti forse mai visti ma inconsciamente desiderati.

Allieva del milenese Angelo Oggioni, autore poliedrico affascinato dalla possibilità di trattenere la vita in bellezza attraverso l’arte, Monica Zambon assorbe dal maestro la capacità di evocare con squisito realismo frammenti del quotidiano: dalle nobili regge del Settecento alla precoce maturità dell’infanzia contemporanea fino agli oggetti d’uso abbandonati in scrigni di polvere e silenzio: case e stanze abitate un tempo da persone e ora dai ricordi. Elementi giocosi, palloncini e mongolfiere, le diverse età della vita, pesci, uccelli e origami: tutto assume un significato nuovo, suggerito a volte da titoli scherzosi, altre da cortocircuiti mentali che illuminano con lampi improvvisi la mente di chi osserva.

La freschezza di quest’arte che esprime con forza e poesia la propria visione positiva del vivere appaga e convince. Monica Zambon non si proclama custode di segreti, interprete misterica di significati volutamente contorti. In “My Queen”, il cui sottotitolo è “Amore e rispetto” dipinge l’evidenza di valori ormai rari, la modernità di personaggi assolutamente attuali, la bellezza senza tempo di un gesto protettivo e curato, il prendersi cura di una fragilità che ci appartiene adesso nel dare e domani nel ricevere. Non occorre una trama narrativa quando l’arte incarna il senso profondo della vita. È in questa chiave di lettura che vanno guardate le opere di Monica Zambon: una tensione etica dove l’empatia unisce e lega i viventi.

Nonostante l’irrealtà di molte invenzioni compositive – pesci liberi di nuotare nel dipinto, forza di gravità vinta da una trionfante leggerezza – queste opere appaiono logiche e plausibili. Monica Zambon dà materia e consistenza ai sogni. Non è il mondo oscuro dell’irrazionale, non sono incubi o desideri inconfessabili; per lei il sogno è fantasia positiva. Ha un’intuizione tecnicamente felice: dare continuità a universi simili, permettendo ai protagonisti un’inaspettata libertà di movimento. Aria e acqua sono ambienti liquidi, ai pesci basta un colpo di pinna per nuotare sereni tra paffute nuvole e in cieli incontaminati. È un insegnamento di armonia, è come dire dipingendo: sappiate osare, andate oltre i lacci dell’esperienza.

La tenera età, secondo l’Artista, è il tempo privilegiato per questo fiorire di scambi. I desideri, i sogni, le speranze diventano policrome ali di farfalle; palpiti che dal cuore passano alla mente per diventare realtà pittorica. L’importanza dell’arte di Monica Zambon è questa capacità di trasformare l’idea costruttiva in visione concreta facendo percepire come reale – quindi possibile -il dolce frutto dell’immaginazione. Come piccoli teatri dell’anima ci sono elementi che sostengono visivamente la scena: dai pavimenti geometrici alla centralità dei soggetti che si stagliano frontali rispetto a chi guarda. Le sue opere sono un tripudio di accorgimenti tecnici per dare piena continuità fra lo spazio dell’esperienza vissuta e il mondo delle possibilità.

L’arte di Monica Zambon non vuole essere narrativa: pur partendo dalla nuda verità e mantenendosi fedelmente realistica ha la forza di non lasciarsi travolgere dalla banalità degli avvenimenti. Estrapola e ricombina fino a generare uno spazio inaspettato percorso da dinamiche nuove. In questi dipinti persone e animali danzano una ritrovata armonia. Tutto cerca di elevarsi, dall’oggetto di scarto a quello banalmente consueto, senza oblio né contrapposizione. Vi è solo la bellezza di uno slancio d’infinita generosità e amore. Il paragone più naturale va all’arte sacra, alla pala d’altare in cui convivono epifania del sacro e memoria del presente, inondati dalla luce più cristallina e pura che gli artisti del Quattrocento sapessero immaginare.

Partendo dalla copertina, le opere di Monica Zambon a corredo dell’articolo sono:
“La regina delle farfalle” cm 50×50
“AAA cercasi principessa” cm 20×20
“My Queen (amore e rispetto)” cm 70×50
“Il pilota” cm 80×80
“Genova in festa” cm 30×30
“La dama di cuori e il fenicottero” cm 80×80
“In giro in città” cm 50×50
“Un nuovo inizio” cm 30×30

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