26/08/2026
Massimiliano Reggiani racconta il “Vivismo” di Loredana Di Cianni: dalle ViVe al Manifesto, l’arte che nasce a occhi chiusi
Arte

Massimiliano Reggiani racconta il “Vivismo” di Loredana Di Cianni: dalle ViVe al Manifesto, l’arte che nasce a occhi chiusi

Giu 18, 2026

Il “Vivismo” di Loredana di Cianni è stato presentato e apprezzato all’“iKonica Art Gallery di Milano nell’evento Feminism (Now). La mostra collettiva ha saputo dare pieno risalto alle opere dell’artista calabrese, non solo pittrice ma anche autore di successi letterari come “La treccia della vita” e “Il colore arancione”. Loredana Di Cianni, per professione insegnante di lettere, si confronta quotidianamente con gli sguardi dei propri allievi in un dialogo fatto anche di silenzi. La frontalità con cui dipinge – rinunciando ad ogni possibile scorcio o sfondamento prospettico – ricorda questi momenti di confronto maieutico portando i suoi dipinti in uno spazio indefinito senza coordinate temporali.

Loredana Di Cianni, al netto di tutte le personali motivazioni che accompagnano le proprie figure, è riuscita a far irrompere attraverso i colori la forza generatrice delle donne, la loro resilienza, il fecondo istinto d’amore per la libertà, il desiderio di uscire dagli stretti vincoli imposti da tradizione e società. Quando spiega la propria estetica afferma di scrivere e dipingere ad occhi chiusi: un’affermazione che scuote e incuriosisce ma che – ovviamente – deve essere contestualizzata.

È un modo chiaro per dire che non c’è cronaca né attenzione al transitorio, che i soggetti provengono dal proprio mondo interiore. Non sono modelle in posa ma persone reali trasformate in volti unici ed emblematici attraverso un procedimento mentale di incontro, convivenza, assimilazione ed empatia. Ogni figura ha una propria storia, un nome, una relazione particolare con l’Artista che non le considera creature del proprio pennello bensì compagne di viaggio, amiche e sorelle; le ha chiamate ViVe perché loro stesse così hanno voluto.

“Le mie ViVe non si lasciano dipingere. Mi abitano. – spiega Loredana Di Cianni – Le mie ViVe arrivano nel silenzio. Non bussano. Non chiedono permesso. È un sequestro dolce e feroce, una possessione neuronale, una corrente rettiliana che risveglia un alfabeto sepolto nelle ossa. La mano si muove prima del pensiero, come se qualcuno dall’altra parte del velo conoscesse già la strada”. Le affermazioni dell’Artista iniziano a svelarci un mondo ancestrale, stratificato e complesso, costruito da più dimensioni che scorrono parallele e interagiscono fra loro attraverso lampi e bagliori intuitivi colti solo grazie alla sensibilità del pittore come imprescindibile strumento di conoscenza. Loredana Di Cianni, abile narratrice di emozioni, tessitrice di trame e ricamatrice di parole, scolpisce in una frase icastica questo travaso di mondi attraverso l’arte: “Ci sono istanti in cui il corpo smette di essere soltanto corpo e diventa un varco. Io, con gli occhi chiusi, non guardo il foglio: lo attraverso. La matita è un nervo esterno, un filo teso tra la mia mano e un luogo più antico della memoria”.

La pittura di Loredana Di Cianni è fatta di segni taglienti, di strutture e schemi quasi stereotipati che – nel loro continuo ritorno – permettono di apprezzare le infinite variazioni dell’essere. Le ViVe, infatti, non si rapportano al fluire degli eventi ma, grazie alla loro presenza, accompagnano lo scorrere dei giorni senza esserne erose o consumate. I colori non stemperati, i toni accesi, i pigmenti spesso usati come materia plastica per generare vorticosi bassorilievi, esprimono un rapporto dell’artista con il mondo diretto, simbolico e assolutamente non fotografico.

Ciò che vediamo sulla tela, però, va ben oltre la comune ricerca dei pittori in precario equilibrio tra analisi della realtà e tumulto del proprio sentimento individuale. Simile ad un’icona l’arte di Loredana Di Cianni porta nel fisicamente percepibile, la realtà oggettiva, sensoriale, la consapevolezza di un reticolo relazionale che lega i viventi non solo fra di loro, ma anche ognuno con il proprio passato individuale e attraverso di questo ad una sorta di gigantesca memoria collettiva. Un complesso così ampio e presente, nonostante lo scorrere fisico del tempo, che cancella le granitiche certezze della scienza lasciando aperta la strada ad una comunità fatta di persone biologicamente attive e biologicamente morte, di esseri atemporali e di connessioni che uniscono e fondono futuro passato e presente.

L’arte di Loredana Di Cianni ha un respiro potentemente classico, come la catabasi di Enea ci porta in un non luogo illuminato di luce propria, nei Campi Elisi della propria identità personale dove ognuno – se ha l’ardire di oltrepassare l’Acheronte – può rigenerarsi e comprendersi dialogando senza barriere con chi ci ha preceduto e chi proseguirà oltre noi. È la stessa Artista a dichiarare apertamente la ferma convinzione che molti altri spazi convivano insieme e oltre l’esperienza oggettiva del vero tangibile. “Porto con me – ha scritto – la gratitudine per chi veglia da lassù, per gli angeli invisibili che hanno illuminato i miei passi anche nei giorni più difficili”. Dopo questa introduzione “Il Manifesto del Vivismo”, scritto da Loredana Di Cianni, è la via più adatta per accogliere la sua arte.

Manifesto del Vivismo

“Il Vivismo nasce dal desiderio di oltrepassare il confine apparente tra ciò che l’occhio vede e ciò che l’anima percepisce.
La pittura, prima ancora di essere immagine, è rivelazione. È il luogo in cui il silenzio prende forma, in cui il gesto inconscio incontra la materia e il colore diviene memoria, respiro, presenza.
Nel Vivismo l’artista non si pone soltanto davanti alla tela: entra in ascolto.
La mano diventa strumento di una conoscenza profonda, una lingua antica capace di attraversare la coscienza e raggiungere luoghi dove la parola non arriva.
Il dipingere a occhi chiusi non è assenza dello sguardo, ma un’altra forma di visione: una discesa nelle regioni interiori dell’immaginazione, dove l’immagine non viene cercata ma accolta. Il segno nasce come traccia di un incontro tra corpo, emozione e mistero creativo.
Da questo spazio sorgono le CiVe: figure che non appartengono soltanto alla tela, ma sembrano emergere da una dimensione sospesa tra ricordo, sogno e simbolo. Ogni Civa porta un’identità, una vibrazione, una storia silenziosa. Sono presenze che abitano il confine tra il reale e l’invisibile, tra la materia e lo spirito.
Il Vivismo riconosce nell’opera d’arte una creatura autonoma: una volta nata, essa continua il proprio viaggio, dialogando con chi la incontra. Per questo lo spettatore non è un semplice osservatore, ma partecipa alla nascita del significato.
Il colore nel Vivismo non descrive: evoca.
La forma non imita: rivela.
Il volto non rappresenta: custodisce.
Come nella grande tradizione dell’arte visionaria, simbolica e poetica, l’immagine diventa una soglia: un passaggio verso ciò che nell’essere umano resta nascosto e attende di essere riconosciuto.
Il Vivismo è una ricerca sulla vita segreta delle immagini, sulla loro capacità di manifestarsi attraverso l’artista e di risvegliare emozioni profonde in chi le contempla.
Non dipingo ciò che appare.
Accolgo ciò che nasce.
La tela non è un oggetto: è un incontro.
L’arte non è solo visione: è presenza”.

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