Luigi Laffranchi e il suo “XXXVII”: un viaggio nell’abisso dell’animo umano
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Con il romanzo XXXVII, Luigi Laffranchi conferma la sua capacità di mettere in parole e di scavare nelle inquietudini più profonde dell’animo umano attraverso lo studio e l’osservazione. Dopo il successo di Il Santino Diviso e della raccolta poetica Le barchette in parole, l’autore pavese torna con un thriller psicologico che intreccia la fragilità dell’individuo con il peso della storia, in un racconto pieno di tensione e la protagonista, Sovaj, il cui nome creolo significa “Selvaggia”, è una donna in lotta costante con se stessa e con il mondo. La sua esistenza ruota attorno al mito di Logan, una rock star controversa e mai conosciuta di persona, amata solo attraverso la voce dei suoi dischi. Quando Logan muore, Sovaj intraprende un viaggio fisico ed emotivo sulle sue tracce, accompagnata da due anime smarrite, Rhys e Marika. Quella che sembra una ricerca di rinascita si trasforma presto in una discesa negli inferi, dove la protagonista scopre un buio che neppure la luce della celebrità riesce a rischiarare.
Laffranchi costruisce un romanzo stratificato, dove la solitudine, l’arroganza del potere e l’incapacità di crescere si fondono in una narrazione che mette a nudo la vulnerabilità dell’essere umano. Attraverso la figura enigmatica di Suor Fajta e il simbolismo del numero XXXVII, l’autore indaga l’equilibrio impossibile tra Bene e Male, tra realtà e illusione, tra desiderio e autodistruzione.
L’idea di XXXVII nasce da un’intuizione durante un tributo ai Mötley Crüe sulle rive del Ticino. Da quella scintilla prende forma un puzzle narrativo che attraversa secoli di storia, dal martirio dell’antipapa Felice II nel 365 d.C. fino al Canton Ticino del 1799, per arrivare ai giorni nostri. Al centro del racconto, la dottrina di Cornelio Pio, che teorizza l’Equilibrio come bilanciamento sacro tra forze opposte.
L’Autore
Luigi Laffranchi, nato a Pavia nel 1975 e residente a Cantello (VA), è un autore poliedrico capace di fondere poesia e suspense con una cifra stilistica personale e incisiva. Tecnico progettista in Svizzera e studente di Letteratura presso l’università E‑Campus, Laffranchi nutre da sempre una passione per la musica rock e hard rock, che permea le atmosfere dei suoi romanzi. Con XXXVII, conferma la sua vocazione a raccontare la fragilità umana con precisione chirurgica, portando il lettore a guardare oltre la superficie delle cose. Dire che è una lettura semplice non è corretto, bisogna leggerlo con attenzione anche se stilisticamente la scrittura è pulita e fluida, ma se volete ,troverete una intervista live dove è lo stesso autore spiega i
punti saliente sua opera .Insomma Laffranchi merita cinque stelle, se dovessi fare una critica magari avrei scelto una copertina che potesse raccontare di più!
Ma si sa gli autori vedono ciò che un lettore non vede subito.
Buona lettura.