02/06/2026
La Grazia un ritorno di Paolo Sorrentino all’intimismo
Cinema&Teatro

La Grazia un ritorno di Paolo Sorrentino all’intimismo

Mag 15, 2026

“La grazia”, è un film di Paolo Sorrentino, segna un ritorno alle sue atmosfere più intime e politiche. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, il film mette al centro il Presidente della Repubblica Mariano De Santis, interpretato da un intenso Toni Servillo, alle prese con gli ultimi sei mesi del suo mandato. È un periodo cruciale, il cosiddetto semestre bianco, durante il quale il Capo dello Stato non può sciogliere le Camere ma deve comunque affrontare decisioni che pesano sulla vita del Paese e sulla sua coscienza.

Il Presidente si trova davanti a tre questioni delicate: una legge sull’eutanasia da firmare e due richieste di grazia provenienti da detenuti. Atti istituzionali che diventano, nel racconto di Sorrentino, specchi di un conflitto interiore più profondo. De Santis è infatti un uomo segnato dal lutto per la moglie e da un sospetto di tradimento risalente a quarant’anni prima, un dubbio che continua a tormentarlo e che riaffiora proprio mentre il Paese gli chiede lucidità.

Accanto a lui c’è la figlia Dorotea, giurista rigorosa e presenza affettuosa, che tenta di guidarlo tra responsabilità pubbliche e fragilità private. Il loro rapporto, fatto di stima, incomprensioni e silenzi, diventa uno dei fili emotivi più forti del film.

Sorrentino costruisce un’opera che procede su due livelli: da un lato la dimensione politica, con i suoi rituali, le sue rigidità, il peso del potere; dall’altro la dimensione intima, dove emergono la solitudine, la colpa e il bisogno di perdono. La “grazia” del titolo è sia l’atto giuridico che il Presidente può concedere, sia quella leggerezza interiore che lui stesso cerca senza riuscire a trovarla.

Lo stile del regista alterna rigore e poesia. La prima parte è più asciutta, quasi istituzionale, con dialoghi serrati e ambienti formali. La seconda si apre invece a una dimensione più emotiva, con immagini morbide, sospese, che raccontano la vulnerabilità del protagonista.

È un equilibrio che richiama alcune delle opere più amate di Sorrentino, dove il potere non è mai solo potere, ma soprattutto solitudine.

La critica ha accolto il film con favore, sottolineando la profondità del racconto e la prova attoriale di Servillo, capace di restituire un Presidente autorevole e fragile allo stesso tempo. La grazia si impone così come un’opera matura, che non cerca risposte semplici ma invita a riflettere sul significato del perdono, della responsabilità e della memoria. Ancora una volta Netflix ha fatto un buon acquisto!