Loredana Trapani vista da Massimiliano Reggiani: quando la fotografia incontra la scultura di Enzo Puleo
La fotografa palermitana Loredana Trapani ha incontrato, nella navata di una chiesa dell’entroterra siciliano, un gruppo di statue in gesso dall’aspetto classico ma vibranti di tensione e capaci di parlare un linguaggio contemporaneo. I loro sguardi, le posture e la gestualità sono rivolti direttamente al fedele per scuoterlo e chiamarlo alla sacra Parola. Attratta dalla modernità delle opere, senza nemmeno conoscere l’autore, ne ha colto alcuni commoventi scatti capaci di esprimere al meglio la sensibilità e lo stile di chi le aveva modellate.
Loredana Trapani si trovava nella Matrice di Baucina, una chiesa edificata negli ultimi anni di un’Europa fatta di corti fastose e di antiche certezze, incosciente dei fremiti rivoluzionari che, da lì a poco, l’avrebbero profondamente scossa. Edificata per volere del barone Francesco Calderone, che acquistò l’intero feudo nel 1759 dai Principi Licata di Baucina, la chiesa fu aperta al culto il 29 di giugno del 1764. Poco dopo, nel 1770, il Barone di Baucina morì. Con grande sfarzo, degno del rango e della ricchezza del casato, il feretro fu portato da Palermo a Baucina nella chiesa mausoleo. Lo accompagnarono in quest’ultimo viaggio i rintocchi della grande campana, pesante oltre una tonnellata; 1.635 chilogrammi di bronzo su cui ancora campeggia l’iscrizione ‘‘Vox domini in virtute, Vox domini in magnificentia’’ (La voce del Signore nella virtù, la voce del Signore nella magnificenza).

Gli Evangelisti con i propri simboli furono realizzati per il Grande Giubileo del 2000 dallo scultore, ligure per nascita ma di sangue baucinese, Enzo Puleo dopo ventiquattro mesi di estenuante lavoro. Rappresentano il felice incontro di una Comunità di fedeli, dell’impeto creativo dello scultore e di una mecenate che attraverso l’Arte ha voluto omaggiare la memoria degli avi. Così come il barone Francesco Calderone volle far erigere allo stesso tempo il luogo della fede collettiva e il sacro custode del proprio riposo, alle soglie del terzo millennio la professoressa Fortunata Varisco decise di onorare la memoria dei propri genitori finanziando l’opera. Racconta Enzo Puleo: “Poter realizzare un giorno le sculture dei quattro Evangelisti ognuno con il proprio simbolo dell’apocalisse nella visione di Ezechiele era per me un atto di fede, di gratitudine a Dio; era un sogno, una missione da compiere, una sfida con me stesso”. Loredana Trapani, magistrale nell’uso del bianco e nero dagli accesi contrasti, ha reso tutta l’umanità contenuta in queste opere che non sono un esercizio tecnico o un saggio di maestria. È scultura sacra perché l’artista, attraverso la materia, ha voluto esplicitamente testimoniare la propria fede personale.

“Il Verbo – spiega l’Artista – si è fatto carne, il pensiero è divenuto materia e dal buio onirico delle nicchie laterali appare per annunciare la lieta novella. Ricordo ancora quel senso piacevole di ansietà per stendere subito le masse di argilla grezza, impura, raccolta in campagna; ricordo la foga di arrivare subito alla costruzione del volto, per dargli vita, espressione e voce. Per poter dialogare subito con ognuno rinunciai anche a bozzetti plastici al punto da non ricorrere a modelli viventi o a fotografie: sono tutti e quattro volti ideali, di pura invenzione, frutto della mia immaginazione. Solo per alcune posture complesse ho disegnato dal vero le braccia di qualche amico o le mani di mio padre, che è stato un modello sempre paziente e fiero del mio lavoro. Non vedevo l’ora di far vibrare nelle sculture quei muscoli mimici, di fare un ritratto personalizzato, di conferir loro uno stato d’animo, un’età, un taglio e un colore agli occhi, una contrazione corrucciata, un palpito nelle vene frontali e temporali – gonfiate dal flusso della vita – accentuandone il realismo per conversare con quei volti e dargli il buongiorno ad ogni alba”.
L’impianto degli Evangelisti nei matronei non assolve ad una funzione liturgica ma contribuisce a dare corpo e significato all’architettura sacra: il tempio si arricchisce dei testimoni dell’incarnazione, venti secoli di storia si comprimono in un soffio di tempo, in un battito di ciglia, nel puro istante della percezione. Lo scorrere dei secoli non sovrasta più il fedele, non incombe né cancella la memoria; il tempo smette di essere naturale, fisiologico, ordinario. Il presente diventa la dimensione eterna, il compimento cosmogonico della rivelazione che è raccolta in un gioco di luci e di ombre da uno scultore di grande talento e da una bravissima fotografa delle emozioni.
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