18/04/2026
Ulisse e Penelope come andò realmente
Corti Teatrali Raccolte

Ulisse e Penelope come andò realmente

Mar 30, 2026

Di Renato Castagnetta

ATTO I – LA PARTENZA

SCENA 1 – PROLOGO DI PATROCLO E ACHILLE AL PORTO DI ATENE
Achille arrabbiato si sfoga con i suoi, lamenti comici sulla fuga di Elena e il cornuto Menelao.

SCENA 2 – ITACA, CASA DI ULISSE
Dialogo comico tra Ulisse e Penelope, preparativi della valigia, battute domestiche vs guerra. Penelope rimprovera, Ulisse sbuffa.

SCENA 3 – IL PORTO, LA PARTENZA
Ulisse arriva trafelato con la valigia, incontro con Gennaro Quagliarulo lo skipper napoletano. Battute su ‘Itaca dei Famosi’. Chiusura con ‘Jamme jà!’ e sipario.

ATTO II – LA GUERRA DI TROIA

SCENA 1 – ARRIVO A TROIA
Gag comiche sul viaggio, Ulisse vomita, discussioni con i portuali, battute su Amazon.

SCENA 2 – DIECI ANNI DOPO
Penelope manda un telegramma, Ulisse sconsolato, battute sul PNRR e mutui.

SCENA 3 – IDEA DELLA CAVALLA
Ulisse propone di usare la cavalla Sfigonia, discussione tra Agamennone e Achille sindacalista.

SCENA 4 – CADUTA DI TROIA E DUELLO
Duello comico tra Achille ed Ettore. Achille riceve telefonata dalla madre. Ettore muore in modo drammatico.

SCENA 5 – ENEA DISPERATO
Enea con Anchise e la famiglia fugge da Troia, gag sulla fuitina, dialogo finale con Ulisse.

ATTO III – IL RITORNO

SCENA 1 – IBIZA, LA MAGA CIRCE
Ulisse e Gennaro incontrano la maga che trasforma gli uomini in porci. Uso comico del ‘Joe Condom’.

SCENA 2 – LA CAVERNA DI POLINFERMO
Incontro con il ciclope invalido INPS. Ulisse lo ubriaca con Amarone e lo acceca. Fuga comica sulle pecore.

SCENA 3 – NAUSICAA
Ulisse naufraga nudo, poco lontano anche alcuni dei suoi sono sopravvissuti dialogo comico con Nausicaa che cerca di sedurlo. Lui resiste pensando a Penelope.

SCENA 4 – IL RITORNO A ITACA
Gara dell’arco, Ulisse travestito da vecchio. Strage dei Proci. Penelope furiosa lo accoglie con lo zoccolo. Finale con battuta di Gennaro e sospirone di Ulisse: ‘Mi manca la guerra’.

Ulisse e Penelope come andò realmente

Stacco musicale prima dell’apertura del sipario ,

Voci fuori scena:

Elena: Paride e mi ami? E quanto mi ami?

Paride: Si certo che ti amo. S’i’ fosse foco, ardereï lo mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestarei; s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;s’ì…..

Elena. Miiii quantu si catastrofico, un c’è bisogno chi t’allattarii così per me, tranquillo che quello cornuto è e se facciamo la fuitina e mi porti a Troia quello si mette la coda fra le gambe, si tiene le corna e niente fa.

Paride: Allora fuggiamo, facciamo la fuitina ora stesso. Se mi dai queste garanzie fuggiamo.

Elena: Garanzie? Non è che siamo a comprare un elettrodomestico che ha le garanzie ma comunque si si amunì e facciamola finita!!

PORTO DI ATENE

  • Patroclo: “Musa, quell’uom di multiforme ingegno dimmi, che molto errò, poich’ebbe a terra gittate d’Ilïòn le sacre torri. Che città vide molte, e delle genti l’indol conobbe, che sovr’esso il mare. Molti dentro del cor sofferse affanni, mentre a guardar la cara vita intende…
  • Achille entrando con i suoi soldati:

Miiii quella zoccola, guarda che combinò. La guerra fece succedere.

Ma dico io, ad Elena non ci bastava il regno, il mutuo pagato, la cameriera ed i vestitini firmati? Voleva di più? Ora quel cornuto di Menelao non se la tiene sta cosa della fuitina. E’ incazzato nero, pari na cummari al mercato che si allattarìa pi mercanteggiare la frutta. Vuole a tutti i costi riprendersela a quella lì, perchè si sente la testa pesante. E ‘nca certo avi i corna! Ha organizzato un esercito con tante navi e l’ha chiamata la presa di Troia, la vendetta. Secondo me per Troia intendeva sua moglie e che se la vuole riprendere ma ufficialmente parlava della città. Ora le navi sono pronte a salpare e mancano gli ultimi preparativi. Picciotti! Amunì camminate con me un vi scantati che ce la riprendiamo quella lá. La presa di Troia ah ah ah. Proprio il nome di un’operazione perfettoa. Però mischino Menelao, un ci pozzu pinsari, quando si sposò e mi ricordo perché c’ero, fui infatti testimone di nozze, un sacco di cambiali firmò per pagare i mobili di corte a violino per fare contenta Elena che voleva la luna e quella buttana che fa? Se ne scappa col primo che passa e pure straniero”. E dove scappano? A Troia. Certo che quella se le cerca proprio.

Patroclo: (scherzando) Sì, e adesso Menelao è famoso per essere il re con il corno più lungo della Grecia! Ne parlano tutti i giornali più importanti perché lui è re. Notizie in prima pagina dal più grande “La Grecia” al più piccolo “Il cortigiano”, il giornale di corte. Tutti parlano della mala fiura di Menelao  e di questo incidente internazionale. Comunque pensavo  Achille, che magari un giorno qualcuno scriverà un libro sulla storia di Menelao e Elena. Potrebbe chiamarla “Piliade” dato che è una questione di pilu!

Achille: (ridendo) Ah, ah! Sì, sarebbe una bella storia da leggere intorno al fuoco! Sono sicuro che ne verrebbe un best seller. Magari un giorno la insegnerebbero nelle scuole. I ragazzi, sono sicuro, sarebbero contenti di questo. Le storie di corna affascinano.

ITACA, CASA DI ULISSE

  • Ulisse (urlando): “Penelopeeee! Penè, l’hai preparata la valigia? Spicciati che è tardi e quelli non mi aspettano perché hanno premura di salpare. Stanno preparando le navi perché quel cornuto di Menelao la fuitina non se la tiene ed ha fretta di prendere quella Troia chi ni cunsumò. Proprio ora se ne doveva scappare e fargli le corna quella zoccola, che avevo impegni istituzionali. C’è il bilancio di previsione da approvare, che ho l’opposizione che ci scassa i cabbasisi, poi il consuntivo, la relazione programmatica del latte di capra, l’Unione Ateniese con il patto di stabilità da rispettare, i protocolli di intesa con i Proci. Che poi a me tanto proci non mi sembrano,,,anzi. L’altro giorno ne ho visto uno che palpava il culo  a quella, la moglie del fruttarolo…come si chiama… quella che ci ha i fratelli in Italia. Ah ecco la sora Gina. Lei è tutta genuina e lodava la sua cicoria. Dice che lei la zuppa la fa buona e meglio degli altri mmah sarà e se la cucina da sola, dice che non ci mette i surgelati che le piace fresca di stagione. Intanto quel procio le è passato da dietro e s’é levato lo sfizio di sentire com’era, no la zuppa ma lei  e quella l’ha fulminato con gli occhi che è rimasto alloccuto. Certo con quel didietro che si ritrova hai voja di palpà. Comunque spicciati che Troia mi aspetta.”
  • Penelope (dal bagno): Mi chi primura sempre ‘nchiffarato sei ma quale Troia?Non dovevate andare in guerra per prendere Elena? M’hai fatto na testa tanta e ora avete cambiato idea? Voi maschi siete bannieri di cannavazzo, basta che vedete un culo chi s’annaca e ci andate appresso. Queste sono le tue strategie di guerra?
  • Ulisse sbuffando : Ecco appuntoElena, Troia lo stesso è, perché suo marito non ci vede più dagli occhi e con sta fuitina gli venne un cerchio alla testa che gli sono cresciute le corna e quindi s’incazzò. Penè bottarisali a che punto sei? Quelli aspettano a me e poi ci rompono i cabbasisi che non vengo mai in orario.
  • Penelope (sempre dal Bagno):“Ora Ulisse stavo finendo di lavare la tavoloccia del water, che sembra che quel coso che hai in mezzo alle gambe sia come un idrante per spegnere gli incendi e me la inchiappi ogni volta che la usi. Ti rissi che la tavoletta la devi alzare Ulisse… u capisti? E non te lo devo dire più. La valigia può aspettare per ora, devo fare altre cose o te la fai tu. E poi devo ancora mettere quel deodorante alla lavanda nei calzini che fanno feto. La lavanda ti piace tanto ma poi me li porti tutti lordi che pi lavalli ci vuoli un misi a stricari, con tanto di pusa così, che quella lavatrice elettrica che mi accattasti,gira gira e non mi dà il tempo di riempirla. Pari ca u facissi apposta, prima si gira da un lato e poi si gira dall’altro lato ma un si ferma mai. Ma siamo sicuri che funziona bene? Io queste cose tecnologiche non le capisco. Com’era bella quella a carbone che ci regalò mia madre quando ci siamo sposati. Te la ricordi? Si caricava la quarara da sopra e si arriminava con la pala. Certo qualche poco di fuligine rimaneva ma era una seta e sapeva di genuino. No sta cosa che mi portasti. Ammatula che porti cose moderne e tecnologiche. L’olio di pusa sempre meglio è.”
  • Ulisse: “Penè ancora cca si? Parli , parli e si sempre ad un punto e poi chi ci trasi a lavanda. Questa non è una crociera Costa, è una guerra. La guerra , l’hai presente? E’ quella cosa che  quando uno combatte ci sparano frecce, u capisti ? Spa-ra-no le frec-ce!”
  • Penelope uscendo finalmente dal bagno con i guanti di plastica da cucina ed i bigodini in testa: “Aspè un minuto, e chi prescia chi hai?”
  • Ulisse: Penè comu ti cumminasti? Chi hai ‘ntesta?
  • Penelope; E niente, oggi è lunedi, i parrucchieri erano chiusi e me la faccio io la permanente. E’ un nuovo prodotto in voga al momento, ce l’anno tutte le mie amiche del burraco, si chiamano bucodini, Si fanno con l’osso dell’ossobuco. Si impostano i capelli cosi e vengono i riccioli, Me lo insegnò Medusa, la parrucchiera, che lei ce li ha ribelli come un mucchio di serpenti e le vengono bellissimi. Comunque, camurria! Nella valigia ci ho messo pure la canottiera di lana per quando sudi in battaglia, quella che pizzica, fatta con la lana delle tue pecore, che quelle sono ruvide come tte così ti ricordi che c’è gente che ti vuole bene a casa!”
  • Ulisse: “Mizzica, Penè sei una donna ma ragioni come un armadietto da caserma, sei scientifica e poi la mia ruvidezza ti piaci assai sotto le coperte, Chiddici?”.
  • Penelope (guardandolo negli occhi): “Un cuminciari chi soliti allisciamenti  babbi, tu sei un re, ma ti comporti come un ragioniere del Comune e ti fai mettiri i peri ncoddu! Aspè tesoro non te ne andare che mi devi aiutare a fare il letto. Certo non ne avevi chi fare a farlo così pesante. La prossima volta andiamo da Ikìus, che sono più comodi e leggeri, e viene il cuore. Me lo disse mia cugina Ninetta l’altro giorno, che se lo comprò lei, ed è una piuma. E si apre pure! Non come il tuo, che ogni volta ti devo chiamare, che non ce la faccio di quanto è pesante Ma come u facisti?. A proposito, ma il nostro si apre?”
  • Ulisse scocciato: Penè non si apre, miiii te l’ho detto mille volte e tu ancora continui cu sta litanìa. E’ di ulivo bello resistente non come le cascitelle da frutta di tua cugina che ha comprato dai Vikinghi?
  • Penelope. Ah è di ulivo? Disgraziato ! Ecco perché mi cadono le olive nere sul letto e mi  macchiano le lenzuola. Sdisonesto che sei ma proprio di ulivo lo dovevi fare?
  • Ulisse: “Questo c’era.  Amunì Penelope ci ho la mia nave che mi aspetta! Beh quasi mia, è una due alberi blu del Comune di Itaca.! Me l’ha affidata il Consorzio Ateniese perché mi sono distinto in battaglia. Quando torno ci facciamo una crociera alle Cicladi, io tu e u picciriddu, dice che sono di moda .Adesso vado, ci vediamo quando la guerra è finita… o quando mi scasso i cabbasisi !Che se vedo la carta malapigliata li mando a quel paese.”
  • Penelope:” Ecco fatto… qua c’è la valigia e un ci scassari chiù  i cabbasisi puru tu. Ci misi cinque mutanni, un golfino a collo alto, che lì c’è freddo, ho sentito le previsioni e sotto la corazza è meglio che ti copri, che poi ti viene il mal di gola, e con la raucedine non puoi incitare i tuoi in guerra, Anzi portati la sciarpa di lana che ti regalai a Natale, che la feci con le mie manine che così ti tiene caldo. Certo ci ho messo parecchio a farla cu stu tilaru chi pari chi tessi e un tessi mai. Pure questo devi riparare che non ne posso chiù.”
  • Ulisse controllando la valigia felice tuttavia di andare in guerra pur di allontanarsi da quel caporale di Penelope:
  • “La canottiera quella leggera, per Zeus, ce l’hai messa? E la fascia elastica Gibò, quella che ho comprato da mio cugino Asparino al mercatino che pare vera ma è imitazione?. ” .
  • Penelope: “E certo! E ti pare che non lo so  che quando sudi, poi ti viene il raffreddore. E pure la fascia elastica di to cucino Asparino ci misi. Che fa non lo so che hai la sciatica e mi poi rimani bloccato? Comunque ci sono dentro pure cose da mangiare: una teglia di mussakà, la feta e il pecorino dello zio Temistocle che me lo portò proprio ieri fatto con il latte di capra che quelle dice che quelle sue fanno il latte buono a chilometro zero. Dice che è il latte degli Dei perché le porta a pascolare sul Pardenone. E’ fissato. Così se hai fame, magari ti mangi qualcosa lungo il viaggio e non prendi porcherie nelle taverne, come è solito tuo quando a pranzo rimani in ufficio a lavorare che dici che hai i buoni pasto del Comune.”
  • Ulisse: No la feta no che fa feto, per questo l’abbiamo chiamata così, e mi impuzza la corazza di ordinanza, ecco senti già le spalline fanno tanfo,  bottarisale a me ziu.
  • Penelope :Vabbè allora ti porti la Pireocard che te li compri lì le nostre cose. Te cca.
  • Ulisse baciandola e abbracciandola : Ciao Penelope, aspettami mi raccomando, torno subito.
  • Stacco musicale

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AL PORTO

  • Ulisse (arrivando trafelato): “Baciamo le mani picciotti. Mi quante navi, saranno almeno cinquecento, pare na Flotilla, Abbiamo navi, gommoni, catamarani, barche a vela… manca solo il pedalò del nonno di Achille!, Ma per fortuna quello non viene, ci mancava solo lui che è rincoglionito ed è fissato col pilu alla sua età si sente Rambo e va camminando con una cartucciera dove tiene al posto delle cartucce certe pillole azzurre. Le chiamano le pillole dell’amore e fanno alzare l’uccello in volo.
  • Un marinaio: Ma chi mi dici, vero è?
  • Ulisse: Che cammina vestito da Rambo si ma che l’uccello voli non lo so. Saranno tutte minchiate. Pettegolezzi di corte. Comunqe una cosa è certa qui siamo troppo forti, i greci quanto ci si mettono fanno le cose in grande, come le corna di Menelao. Picciotti non possiamo perdere..! Bottarisale a sta valigia che pesa un accidente, mia moglie Penelope me l’ha riempita di tante cose buone che non potevo rifiutare altrimenti mi teneva il broncio fino alla fine della guerra. Lei è così quando si fissa un ci pò nienti. La nave pronta è? Che aspettate dov’è lo skipper?”
  • Un marinaio (masticando una fetta di pane e olive): “Principà dovete sapere che Anfinomo, quello di prima, s’è rotto il tendine del tallone giocando a calcio nel derby contro Sparta di domenica scorsa, quando abbiamo pareggiato 0 0. Mannaggia s’è infortunato proprio ora che dovevamo partire ma non c’è problema ora viene Gennaro Quagliarulo, oriundo di Pompei DOC. Gennà, Gennà  viè cca chi c’è u principale. Se parte. Ulisse non ti preoccupare che Gennaro parla napoletano ma si fa capire e nu bravo guagliò ma ancora non ha esperienza e come si dice nisciuno nasci ‘nsignatu.”
  • Ulisse : Nisciuno, Nisciuno  sempre Nisciuno stu Nisciuno ce lo mettete sempre come il finocchietto nella pasta con le Sarde. Sono il Re ma sono Nessuno ma lo volete capire che sono in incognito?
  • Gennaro (intanto arrivando col telecomando in mano): “ Eh che c’è? Eh Mò proprio oggi aggia a partì che c’è la finale de L’Itaca dei Famosi? Stanno votando chi esce!”
  • Ulisse: “Un mi nni futti nienti dell’Itaca dei Famosi, amunì Gennà esci tu dal porto e fai finta che ti hanno eliminato va’. Che se non ci annachiamo per partire oggi, ci supera pure Amazon con le consegne che quella si infila ovunque.”
  • Gennaro: “E vabbò, e che ce vo prendimme sta Troia in due clessidre e turnamme a casa.”

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  • Ulisse: Aspè ma avete prenotato? Vi avevo detto di prenotare con Salpatù perché non vorrei ci fosse qualche interferenza o che i porti siano chiusi e noi arriviamo unni persi i scarpi u Signuri e un  ci fanno trasiri.”
  • Un soldato: “No problem Ulisse, tutto a posto, ho parlato con la cameriera di mia zia che viene da lì è extracomunitaria immigrata, che è arrivata col barcone questa estate e mi ha consigliato, così abbiamo pure prenotato un hotel cinque stelle, pensione completa e bagni turchi (quasi) turchi!”
  • Ulisse (sospirando): “Alla faccia del caciocavallo, minchia  ci mancava pure che annullassimo la partenza. Però ne valeva la pena  con la scusa di Elena ci facciamo la vacanza gratis e magari ci scappa pure qualche avventura. Tanto paga l’EU il Consorzio Ateniese Ellenia Unita e che paga pure i cinquanta vogatori con il reddito di cittadinanza che poi sta cosa non l’ho capita. Li pagano per non lavorare. Noi si che invece li facciamo lavorare questi, non come  quelli che li lasciano a poltrire nella dormusa. A Itaca invece ce la pensammo a modo nostro, minchia sta cosa non si può sentire. Continuando così chissà dove finiremo. Eppure non ne potevo più di quello scoglio di Itaca, di Penelope e delle notti insonni per colpa di Telèmocle. Quel caruso ha scangiato il giorno con la notte e non mi fa dormire. Quella scassa cabbasisi di  Penelope poi, è diventata insopportabile. È convinta che le faccio le corna. Quella gelosa e asfissiante è! Il fatto è che io, ho voglia di vedere posti nuovi, andare per mare sono un giramondo senza voglia di legami. Che poi Penelope è come una parabola satellitare capta tutto, si fa  strane idee e invece io sto rischiando la vita per un parente lontano  che manco conosco, Menelao, e una malafimmina che pari che tutti la vogliono, e a nessuno la dà. Solo a Paride pare. Quello, pari un ci facissi nienti ma la conquistò. Beh coraggio si parte, issate le vele, Gennà!  A vela, chilla là, issala. Buono accussì mannaggia a sti napulitani. Jamme jà. Salpiamo.
  • Andate tutti ai vostri posti, mentre mi soffermo a guardare e do un ultimo saluto alla mia isola, Talè lì c’è Penelope mia che mi saluta lontano. Guardo il suol natio e mi si stringe il cuor. Partire è un po’ morire, questo momento di allontanamento esprime tutto il dolore e la malinconia della separazione. Ma l’abbandono di un luogo, delle persone care e di una parte della propria vita, allo stesso tempo però simboleggia anche l’inizio di un nuovo viaggio che permette, un cambiamento e l’opportunità di arricchirsi di nuove esperienze. E’ come una fase di transizione tra una fine e un nuovo inizio.”

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  • ARRIVO A TROIA l’uomo di vedetta grida
  • Vedetta: “Terraaaa! Terraaaa! Ulisseee arrivammo, smuoviti che è tardi!”
  • Ulisse (vomitando): “Ah finalmente! Minchia non né potevo più. Fu un viaggio di merda, ma come guidi Gennaro? Prima a destra e poi a sinistra, poi su, poi giù e la turbolenza, guidi come un pazzo, sembrava di stare sulle montagne russe con le emorroidi! Ho vomitato l’anima. La prossima volta, guido io che forse ce la passiamo meglio. Ho preso la patente nautica con CEPOS ed i corsi online di sera dopo l’ufficio. Insomma la scuola serale e allora?!”
  • Gennaro: “Principà la mia è guida alternativa! Io vengo da un polo di navigatori mica so bruscolini. E tengo pure o navigatore mitologico ma forse lo dobbiamo ancora testare bene perché ogni tanto attacca na  litanìa che dice:“segnale interrotto, segnale interrotto” ed io come un cane da caccia lo devo cercare. Ma ti pare normale? Devono averlo comprato dai cinesi questi del Consorzio EU .  Chisti pari un ci facissiro niente ed in poco tempo si prenderanno il mercato, con tutti quei micro “cipster” che fanno!”
  • Ulisse:”Siiii, i patatini, u capivu, amunì scendiamo a terra che prima di pranzo vi offro uno spritz, dice che li fanno buoni al bar della piazza.

E che è sto casino che successe?!”

  • Nostromo: “Bottarisale Ulisse ci hai buttato il picchio c’è lo sciopero dei portuali. Questi cercano sempre scuse per non lavorare e poi si lamentano che il PIL non sale.
  • Ulisse; Ah Ah potrebbero prendersi qualche pillola del nonno di Achille chissà ma comunque che ci possiamo fare noi?
  • Nostromo; Per scendere a terra, ci sono delle organizzazioni private, che ci danno una mano. Solo una, però, perché nell’altra vogliono trentacinque dracme in contanti, più una percentuale sul permesso di soggiorno e una focaccia con la meusa che dice che noi la sappiamo fare bene. Poi allora possiamo scendere.”
  • Ulisse: “Minchia mi pare un furto e pure la focaccia, se lo sapevo mi portavo dietro Penelope, che almeno contrattava. La gioia mia è fatta per questo, le devo dare prima o poi l’incarico di ministro all’economia, che lei di economia ne fa tanta! Ma non c’è e quindi ce la dobbiamo cavare da soli. Ora a queste organizzazioni della malora gli faccio un’offerta che non possono rifiutare e vediamo. Il fatto è che questi sembrano buoni buoni e se non stai attento si prendono la mano con tutto il braccio. Comunque amunì e facciamola finita così poi torniamo a casa che ho lavoro arretrato.”

Stacco musicale

LA GUERRA CONTINUA

Ulisse sulla rocca di Troia guardando il mare: “ Bottarisale sono passati dieci anni, dieci lunghi anni e siamo ancora qua unni persi i scarpi u Signuri. Mi ricordo ancora quando partimmo fiduciosi di tornare ma cu sti troiani che non vogliono capitolare siamo stanchi e non ne possiamo più di questa guerra. Ammatula che fanno manifestazioni per farla finire, che i morti sono tanti ed il popolo ha fame. Ci sono i soliti traffichini che mediano intese senza successo e vogliono spartirsi gli affari, ma quel cornuto di Menelao se prima non la rade al suolo questa Troia non è contento e noi che ci andiamo appresso. Intanto Penelope mi fa na capa tanta, ora per il bonifico della spesa, ora per il vestitino per la canasta del giovedi, ora per i pannolini per Telemocle. Sarà fatto grande ormai u picciriddu. L’ho chiamato così perchè vedevo un futuro roseo per lui in televisione. Intanto quei Proci,provenienti dalla lontana Procida, mi disse Penelope per whattsapp, che sono sempre più insistenti. Ad Itaca hanno organizzato una serie di sale gioco e la stanno rovinando con i vizi. Trovarono terreno fertile in un popolo allo sbando e senza un capo, senza il loro re. Hanno aperto perfino un casinò abusivo. Dalla canasta del giovedì sono passati alle case da gioco e ai casinò. Devo tornare subito e gliela farò  pagare. Intanto anche qui i piccioli stanno finendo che ancora il Consorzio non mi paga e Penelope che sempre più mi assilla. Vede che non rispondo e mi rompe i cabbasisi via piccione viaggiatore ed ora mi mandò pure un telegramma.

Penelope (Telegramma): “Mandami dracme Stop. Qui i Proci fanno i proci ehm no i porci stop.  Dopo canaste del giovedì hanno aperto pure una sala Bingo, un Casino o Casinò non ho ben capito. Insomma quello dove ci sono le malefimmine. Stop.  Poi non parliamo di  Telèmocle, altro che televisione, quello cresce senza un patre chi pari na cucuzza bollita  e a scuola me lo bollizzano… come si dice? stop. Mi scassai i cabbasisi di questa relazione complicata. Devi tornare stop o torno io da mia madre! Stop stop.”

  • Ulisse (a sé): “Miii due stop ci mise, proprio ncazzata è. Cavolo, ‘sta guerra è costata più della casa a schiera di Itaca…che feci con il mutuo agevolato. Che fine ha fatto il PNRR del Consorzio Ateniese? Io ancora lo aspetto. E Penelope che chiede,  chiede ed alla fine devo chiedere io un prestito con Perditempo ,dice che basta un giorno, lo dice pure il maresciallo Cecchini e ci dobbiamo credere.”
  • Stacco musicale

L’IDEA DELLA CAVALLA

  • Ulisse: “Minchia la cavalla! Sfigonia, la cavalla baia con lista prolungata tra le nari che mi regalò lo zio Agamennone c’avi mill’anno. Quella cavalla ha le sue necessità, occorre di ferrature, tosature, biada, finimenti. Bottarisali ad Agamennone quando me la regalò! Mi è costata più della macchina ibrida che ho a Itaca, ma ora la uso per fregare i Troiani. Altro che cavallo di legno… noi abbiamo la cavalla natural.  Ma non sanno che quella mangia quanto ‘a rina o mari” e  mi ha quasi fatto fallire, ma siccome sono Re me la sono finora fatta franca. Ora a questa qui gliela faccio trovare sulla spiaggia vagante così penseranno ad un dono divino e che gli dei sono dalla loro parte ma, non sanno che presto farà finire le risorse di viveri e saranno costretti ad uscire per trovare foraggio per Sfigonia e noi li attaccheremo e prenderemo quella Troia,!”
  • Un soldato: “Ma chi ci trase Elena adesso?”
  • Ulisse: “Cretino mi riferivo alla città.”
  • Achille al cospetto di Agamennone :“Zio Agamennone ma come ta pinsasti? E’ vero che sei rimasto senza cameriera, so che hai le mani lunghe e quelle si licenziano, perché ci tocchi il culo. Me lo disse Creis l’altro giorno che cercava lavoro qui nel campo di battaglia. Ma tu ti futtisti la mia senza permesso e che comportazione è? Uno ha una cameriera, le paga i contributi, è pure piluconsenziente e tu che fai? Me la fotti. No, nel senso che te la sei presa per farmi dispetto. Ed io ora sciopero, lo dico ai sindacati. Un onesto lavoratore che paga le tasse ed i contributi non lo può sopportare. Vedersi rubare la cameriera cosi è un affronto ad un uomo d’onore ed altolocato, figlio di Dei. Miiiiii tenetemi che faccio na stragi”.
  • Agamennone:“Jachineddu niente ci fu. Un fari accussì che un’accordo lo troviamo. Noi della famiglia un accordo lo troviamo sempre. Basta la parola”;
  • Achille:“occhei zio però voglio aumentato lo stipendio, l’assicurazione, le ferie pagate ed una biga nuova decappottabile marca Terrari. Rossa deve essere. Come il sangue e voglio di nuovo Briseide che ho una tenda persa e un sacco di mutanni i lavari”;
  • Agamennone:“e va bene Jachineddu parola di zio Agamennone. L’avrai. Ora non fare cosi, non ci scassari i cabbasisi e vai alla guerra che si fece tardi”.
  • Stacco musicale
  • Un Troiano trovando Sfigonia sulla sabbia che vagava: Talè che bella chista. Una cavalla c’è. Questa la porto al Re, deve essere un dono degli Dei e sarà di buon auspicio, ora la porto in scuderia e la faccio mangiare che mi pare denutrita.
  • Ettore parlando con un soldato: Ho saputo che la cavalla si è mangiato tutto il fienile di biada e non abbiamo scorte a sufficienza, Tovate una soluzione al più presto, andate nei campi per il raccolto e tornate qui in Città al più presto. Uscite con i carri così fate una buona scorta, Adesso andate.
  • Il capo delle guardie giunge trafelato da Ettore:

Ettore, Ettore i greci hanno invaso la città e stiamo capitolando, Achille chiede di te fuori dalle mura ha una proposta da farti.

  • Ettore: Che minchia vuole questo ? I greci ci hanno distrutto la citta bruciato le nostre case e mi vuole parlare? Miiiii tenetemi che l’ammazzo, questo è un affronto che non si può consentire, Datemi la spada che lo faccio nuovo.
  • Achille:” Ettore vieni fuori che niente ti faccio. Dacci Elena e ce ne andiamo ed amici come prima”.
  • Ettore fuori dalle mura in duello:

“Ma ti pare giusto quello che avete combinato, venite a scassarci i cabbasisi in casa e volete conto e ragione, No, non te la diamo Elena, devi prima passare sul mio corpo, Tiè… Questo per Elena…questo per il mio palazzo bruciato che stasera non so dove dormire”—

  • Achille: Tiè tiè e tiè  non ti preoccupare che ci penso io a farti dormire ma per sempre e giunti al fine della licenza io tocco. Però mi piace sta frase, devo averla già sentita da qualche parte.

Miiii vedi per un poco di pilu che successe e di questo qui per ripicca ne faccio strapazzi così imparano a romperci i cabbasisi. E dire che gli avevo fatto un’offerta che non poteva rifiutare e lui che fece? La rifiutò. Che ci pare che siamo uomini o quaquaraquá?”

Suona un cellulare

Driiin…driiin

  •  La Mamma di Achille

“Jachineddu la mamma sono, comu si? Stai bene? Mangi? E quanto mangi? E non fumare che ti viene la tosse e lì non ti puoi curare. Mi raccomando copriti che c’è freddo. Soprattutto i talloni che ce li hai delicati. Mettiti i calzari e non li bucare. Beddamatri ogni volta pare che lo fai apposta e spirtusi la parte dell’alluce e macari te lí devo ricucire”.

  • Achille: “Mamma echeccazzo, alla guerra sono. Ti pare che sono a prendere l’aperitivo? Non è che mi sto divertendo! Mangio non ti preoccupare che mangio. Ti pare che è come da noi qui c’è Mc Fonald.
  • Musica di sottofondo
  • Enea: “ Sono qui pensieroso sulla rocca di Troia e guardo l’infinito che si perde all’orizzonte.Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Guardo il mare pensando a nuovi lidi e nuove esperienze per il mio popolo. Dietro me Troia brucia, che pare un incendio estivo quando c’è scirocco. Bottarisale……bottarisale a Elena. Quando na fimmina annaca l’anca si n’é buttana picca ci manca. E me lo avevano detto. Ed io pure ce lo dissi a Paride ma quello niente. Quello ragionava con la minchia.domando scusa e pirdonanza, ma é proprio così. E vedi che successe. Dovete sapere che si erano conosciuti a “uomini e zoccole” da Maria De Filippiche, durante una vacanza Valdur ad Atene e scapparono insieme con la classica fuitina.

Ed ora con Troia distrutta dobbiamo emigrare. Ho prenotato con Salpatouring, la stessa compagnia degli emigrati libici. Dice che é sicura ed arrivano sempre. Insomma le rencensioni non le abbiamo ma ci dobbiamo credere.

Picciotti amuní che scuró. Vi porto nel paese del sole, della pizza e del pilu. Non ve ne pentirete. Purtroppo dobbiamo fare un tratto a piedi e poi prendere una coincidenza. Figuratevi che io pure ho il peso della famiglia. Ho Anchise anchilosato sulle spalle. Che fa lo lasciavo al pensionato mezzo bruciato? E chi ci badava? E poi la sua pensione mi fa comodo ora che mi trovo senza lavoro, la vita di un principe senza regno non è facile e solo con il reddito di cittadinanza che mi hanno dato, grazie ad un amico speciale, direi quasi a cinque stelle, non posso mica campare. Ho le mie esigenze io.

✦ VERSO CASA…?

  • Ulisse: “ Picciotti aspettate, ho il telefono scarico, lì c’è un telefono pubblico chiamo Penelope mia e vediamo che si dice a Itaca. Qui le notizie non arrivano. Penelope… Penè, Ulisse sono! Come stai? E u’ picciriddu com’è?”
  • Penelope: “Ulisse, sei sempre il solito. Esci e non torni più. Come finì? A che punto siete?”
  • Ulisse: “Purtroppo, ritardo ancora, ma ho quasi finito. Stiamo caricando la nave e poi partiamo se Poseidone permette.”
  • Penelope“Allora ti faccio  la pasta con le sarde come piace a te, e poi guarda che qui ci sono i Proci che mi inquietano e non ce la faccio più. A forza di tessere la tela ho le unghie rovinate che manco lo smalto ci posso mettere e macàri devo andare dall’estetista.”
  • Ulisse “ Penelopina mia, la pasta con le sarde mi fai? Vabbè, lasciala nel microonde, che quando vengo me la riscaldo. Ciao!”
  • Ulisse (tornando dai compagni): “Niè, era Penelope, in persona personalmente, le ho detto che ritardo e di non essere gelosa che qui non mi procuro avventure. Mi ha preparato la pasta con le sarde non quelle fetenzie che cucina il cuoco di campo”
  • Gennaro: “Principà avventure, no”. “Ma disavventure, sì, stiamo qui da dieci anni, Madonna do Carmine e quannu turnamme accussì?
  • Poseidone; E che sta succedendo qui? C’è u scappa scappa. Prima s’ammazzano come i cani, inquinano l’aria bruciando il bruciabile ed ora se ne vanno, Noo ora ci pensu io il mare forza nove metto e vediamo che fanno. Questi troiani non devono partire. Dopo che ho vinto l’appalto per la costruzione del muro della città ed aver anticipato le dracme della tangente  con questa capitolazione ho perso il lavoro. Ad Enea l’ho preservato dalla battaglia avvolgendolo in una nube presa da un rivenditore di stigghiole ma adesso ognuno per la sua strada ma se parte con il popolo non lo posso consentire. Ora smuovo  le acque tanto da arrivare a forza nove e come finisci si cunta e  mando pure un temporale così si spegne l’incendio e siamo a posto.
  • Enea: Morto sugnu sono giorni che girovaghiamo ammatula ed ho perso le mie navi per arrivare in Sicilia. Sta cosa della Sicilia con gli immigrati mi pari conoscenti. Povero padre mio. Iddu ch’era bieddu ma ora morse e si cuitò. Perderò pure la pensione ma in qualche modo tirerò avanti, anzi sai chi ti dico, non lo dico a nessuno della morte così mi arriva lo stesso, Tanto chi se ne accorge mentre siamo qui. Intanto riprendiamo il viaggio non è questa lo nostra terra promessa, riprendiamo il mare e speriamo di essere più fortunati: Amunì picciotti.
  • Didone di Cartagena ai suoi dopo aver saputo di un nuovo naufragio di Enea: Dice che è un bell’uomo e viene dal mare, parla un’altra lingua però sa amare, Portatelo qui che ci penso io, già sento di esserne innamorata, Certo con quello che gira qui finalmente m’arricrìu..
  • Enea:“E Didone, Didone ti piaccio? E Quanto ti piaccio?”
  • Didone: Certo che mi piaci sei proprio figo, me lo avevano detto che eri bono ma non credevo fino a tanto. Adesso sei qui nella mia isola e sarai solo mio, Fidanziamoci.
  • Enea: Adesso non esageriamo non è che uno arriva in un posto e si fidanza su due piedi magari aspettiamo e poi ti dico.
  • Enea cantando dopo qualche giorno: Quant’é laria la me Zita

Tutta fradicia e purrita

  • Ah laria é
  • Chiú laria d’idda nun ci nné.
  • Didone: Ti ho sentito sai, da te non me l’aspettavo, ti ho dato tutto nel frattempo,  anche il mio Breil e tu mi tratti così cantando questa Canzone e mi butti giù come fossi una bambola, Mi sono innamorata persa e non posso più vivere senza te. Se non mi vuoi più basta mi ammazzo perché non posso sopportare la tua partenza, Vogghiu moriri.
  • Enea dopo la morte di Didone al porto per la partenza :“Partirá la nave partirá dove arriverá questo non si sa”;
  • Uno dei compagni di Enea:“Enea che minchia..dici? Come non lo sai dove si va? Ci avevi promesso sole, mare, pizza e pilu ma finora abbiamo visto solo mare. E che mare..bottarisale a te e quando ci hai convinto a venire. Ma non lo sapevi che Poseidone ci avrebbe scassato i cabbasisi?”;
  • Enea: “picciotti, niente ci fu, non vi preoccupate che non ve ne pentirete, con Poseidone ci ho parlato. Tutto a posto ci siamo accordati. E poi mio cugino Ascanino giá si trova lí ed ha le mani in pasta. No per le pizze. Che Avete capito? Ma per i terreni.

Sta comprando terreni a tutta forza che cosi quando costruiamo la cittá ci facciamo i piccioli. Unica condizione lo dobbiamo fare assessore ai Lavori pubblici, altrimenti non se ne fa niente. Ma questa sará la prima ed ultima volta. Questa non é cosa che puó durare. Intanto io ho investito i soldi dell’imu di Troia, tanto la cittá era bruciata e che cabbasisi ci dovevamo fare. La nuova cittá invece la chiameremo Amor per via del ratto delle Sabine. Quello specie di sorcio che hanno in gabbia lo chiamano cosi”.

Stacco musicale

  • Enea: Picciotti eccoci arrivati finalmente la nostra nuova patria, devo sentire mio cugino Ascanino per vedere come vanno le cose qui. Ascanino comu vannu i cosi?.
  • Ascanino: Enea tutto bene, abbiamo solo il problema del Turno.
  • Enea: Miiii chi siti antichi, non l’avete il salvacode per il turno e chi ci vuole?
  • Ascanino:Ma chi ci trase il salvacode, io parlavo di Turno il Re dei Rutuli, l’ortopedico eh proprio quello. Ci scassa i cabbasisi perché dice che c’era prima lui ed i terreni spettano a lui ma io prontamente gli ho elargito una tangente e si cuitò É proprio vero che il pesce puzza dalla testa.

Ulisse il viaggio:

  • Ulisse. Eccoci qua alle Baleari sento della musica, si chiameranno così perché ballano sempre e ovunque. Finalmente Poseidone si quietò ed ora c’è bonaccia . Eh si non ci sono più gli  skipper di una volta, mi sembrano come i tassì di Itaca con i turisti, che fanno giri vertiginosi per far salire il tassametro, Dai Gennà, puntiamo su quella più figa delle tre, Ibiza. Deve essere vitaiola si sente infatti dal tipo di musica. Mica e quella neo melodica di Gigi D’Alessio che ci fai sentire tu e ci fai na capa tanta. Sarà sicuramente cosi.

Pare che  l’isola sia abitata da una comunità di sole donne con a capo Circe. Una maga, che dopo, per così dire, aver prosciugato l’amore degli uomini, li tramuta in porci. E mica siamo babbi noi. Adesso corriamo ai ripari e le fottiamo. No, nel senso che le prendiamo in giro.

  • Un’ancella, Circe è giunta voce che questo Ulisse è un gran figo, E’ alto e muscoloso e sa amare pure lui. Questi stranieri a letto tutti bravi sono ma che gli danno a mangiare ormoni? Dice che prima di scendere a terra ha rilasciato una conferenza stampa e quale sovrano estero è stato accolto con tutti gli onori.
  • Circe: Che bello mi pare l’ora che si fa vivo qui già sono impaziente mi sento tutta sconvolta.
  • Gennaro: “Ulisse! E qua è ‘na festa continua. Ma dove siamo finiti, al Love Parade?”
  • Ulisse: “Picciottti ora vediamo che si dice amunì in avanscoperta e ci dividiamo in scapoli e ammogliati, poi chi trova qualcosa lancia un sms con il piccione viaggiatore.
  • Gennaro tornando dopo un po’ trafelato : Ulisse!
  • Ulisse: Che fu Gennaro perché sei qui dove sono gli altri, si sono fermati alla taverna a bere vero? Lo sapevo quegli ubriaconi se non si fanno l’aperitivo non sono contenti.
  • Gennaro: no Ulisse chille so porci .
  • Ulisse: E certo che so porci un si lavavano in quella barca  da scappare. Ma tu ora te ne sei accorto?
  • Gennaro : “Ulisse! Chill so proprio porci! La maga Circe, chilla cu le poppe al vento, li ha trasformati veramente e sono porci per davvero!”
  • Ulisse: Se vabbè Se trovo una maga con le poppe fuori che mi vuole tramutare in porco, giuro che mollo tutto e mi metto a vendere olive cunzate a Ballarò!. Ma che magìa e magìa… saranno stati gli effetti del vino e delle danze! Qui comunque ci vuole un antidoto non si sa mai. Useremo quello che mi ha dato quel viandante che abbiamo incontrato fuori dal paese fatto con il budello arrotolato, che si chiama Joecondom. Dice che non ti fa tramutare in porco. La sa lunga lui. Speriamo funzioni”. 

Stacco musicale

INCONTRO CON CIRCE LA MAGA

Ulisse: Mi picciotti quanta carne fresca che c’è qui. Manco vero mi pare. Talè pure con la Macarena ci accolgono. Però anche le gnocche amiche di Circe non sono male e questo vino liquoroso che offrono come cocktail di benvenuto bello fresco che chiamano San Gria, Deve avere preso il nome dal Santo Patrono di qui.Adesso non facciamoci abbindolare dalle gnocche, dobbiamo usare il Joecondom che ci ha venduto il venditore ambulante al porto. Meno male che lo abbiammo comprato.

Circe: Ulisse sangu mio vieni qua, straziami ma di baci saziami, mi tormenta l’anima, questo strano mal.

Ulisse: Si Circe u capivo, ti pare che non prendo le mie precauzioni? Il joecondom uso. Piuttosto libera i miei porci…anzi i miei compagni. Insomma i porci dei miei compagni. E voglio pure quelle spocchiose statue che hai all’ingresso, come li chiamate? Gli stronzi di Riace che già le vedo a casa mia nel salotto buono. Era buono, chissà com’è ora con tutti quei Proci per casa.

LA FUGA DA CIRCE

  • Ulisse Non so perché ogni volta che devo partire Poseidone si incazza e mi manda tempesta e mare forza nove e pare lo faccia apposta, Gennà ammaina le vele che c’è vento forte o rompiamo tutto. Genna mi senti? Quante volte ti devo dire che quando sei alla guida non devi mettere la radio a tutto volume che pare di essere al luna park bottarisali. Ecco si strappò la vela. Tu rissi, io ammaina sta vela va, che la conserviamo ed appena a terra la facciamo riparare o la ripariamo noi. Le carte nautiche mi dicono che questa e la Sicania.
  • Gennaro Ulisse unni la facciamo riparare? Ca ci sono solo pietre e quattro caproni, Ma unni siemu e come la ripariamo la vela che ci vuole ago e filo e poi abbiamo fame che in cambusa non ce niente abbiamo cipolle e pane duro.
  • Ulisse Miiii sempre a mangiare pensate, un po’ di dieta vi fa bene e poi per il filo ho portato la cassetta del cucito di mammà, che lei si che sapeva cucire no come Penelope che dice che ha il telaio rotto. Il fatto è che quella piglia sempre scuse per non tessere. E poi li vedi c’è una caverna con delle capre ci sarà sicuro qualcuno che bada loro. Basta chiedere noi abbiamo i dollari e possiamo comprare di tutto un ti scantari.
  • Gennaro Senti Ulisse io penso alla vela e tu con gli altri andate al supermercato per i viveri. Ti faccio la lista: Tonno in scatola, quello naturale che qui chissà che olio hanno, salmone affumicato, formaggi, riso, pasta Barilla che quella tiene la cottura altrimenti il cuoco la cucina come na mappazza che ci rimane sullo stomaco, e vabbè per il resto pensaci tu.

LA CAVERNA DI POLINFERMO

  • Polinfermo (vedendo quegli uomini chiuse con un masso la caverna): “Chi siete, che volete, io sono Polinfermo il capo dei giganti
  • Ulisse Ma non era Enrico Maria Papesil capo dei Giganti quelli di Tema?
  • Polinfermo No sono io, il figlio di Poseidone. Quello è come i marinai, in ogni porto ne ha uno.
  • Ulisse: Buona ni finiu su sapi so patri siemu futtuti,
  • Polinfermo Mi chiamo Polinfermo sono un ciclope     e sono infermo con un occhio poi ho altri acciacchi ed ho preso la pensione INPS di invalidità e per arrotondare faccio il pastore. Ma voi dove andate e perché andate, avete il green pass, le mascherine ca Nisciuno e fesso?”
  • Ulisse: “Adesso non offendiamo io sono Egidio da Pignasecca ma mi chiamano Nessuno perché cuntu quanto u due i coppe quannu a briscula è a denarii. Siamo greci, l’hai presente la feta, il Pardenone. il sirtaki …ecco quella. Ti porto Amarone e… se ci fai uscire vivi, una bella recensione su TripAdvisor o magari una convenzione con The Fork!”
  • Polinfermo “Ma quale the Fork e the Fork io vi inforco e vi faccio arrosto

 tutti quanti.”

  • Ulisse “Ma quale arrosto e arrosto, la carne fa male, vuoi che ti faccia una minestrina magari, sai ti fa bene devi essere imbarazzato e qui c’è un’aria pesante. Tieni assaggia l’amarone e intanto che decidi che fare di noi ci facciamo una partita a Bridge, Lo conosci il Bridge? Noi lo giochiamo sempre a corte. Ce l’hanno insegnato i Proci, Hai presente Procida,? Ecco vengono da lì, vieni che te lo spiego e facciamo una partitina dai bevi un altro bicchiere di amarone che fa buon sangue.”
  • Polinfermo “E va bene facciamo sta partitina se vinci tu vi lascio andare o se no vi faccio arrosto. Dammi la bottiglia di Amarone. Buono è veramente buono zzzz  zzzz zzzz.”
  • Ulisse: Presto picciotti si è addormentato prendiamo un palo, lo passiamo sul fuoco bello appuntito e lo accechiamo. Ma cos’è questo cattivo odore? Patroclo sei tu? Chi fa ti cacasti pu scantu? Amunì picciotti accechiamolo”,
  • Patroclo: “Aspè Ulisse ma se lo accechiamo come usciamo domani? Questo ha chiuso la caverna con un masso e anche se è accecato non possiamo uscire;”
  • Ulisse: “Un ti scantari che deve uscire le pecore a pascolare e noialtri ci facciamo nichi nichi ci infiliamo tra le pecore e scappiamo”.
  • Polinfermo l’indomani: Aaaahhhh che mi avete fatto… Aiuto , aiuto non ci vedo Nessuno si curnutu tu fusti Aiuto accorrete, accorrete”.
  • Un Ciclope: “Chi c’è Polinfermo chi ci fu, arrè a colica hai?”
  • Polinfermo; “No, Nessuno mi ha offeso, Nessuno capite.”
  • Un ciclope ; “Allura un ci scassari i cabbasisi se nessuno ti ha offeso.”
  • Ulisse; “Presto ragazzi sta togliendo il masso, le pecore vogliono uscire e lui deve necessariamente aprire. Ecco è il momento e lo facciamo fesso. Patroclo ti lavasti picchi cu stu feto s’innadduna”,
  • “Polinfermo… tiè t’amme fatto fesso Polinfè!”
  • Stacco musicale

NAUFRAGIO E RITORNO

  • Ulisse “Gennà fai rotta verso Itaca e mi raccomando sempre dritto poi a destra e poi di nuovo dritto, ti pare che prendi la tangenziale che li c’è sempre traffico. Bottarisale Poseidone arrè s’incazzò; Eccerto gli abbiamo accecato il figlio, Già ch’era beddu u pitrusino vinni a atta e ci pisciò. Ecco di nuovo forza nove, come al solito le previsioni non funzionano mai….”

Così fu che naufragarono nell’isola dei Feaci..

  • Ulisse (coprendosi le pudenda): “O mia bella mora, no, non ti incantare, ,non ti devi spaventare OH NO NO NO NO, io sono Ulisse da Itaca, il Re. Sono naufragato per volere di Poseidone. Pare ce l’abbia con me per questioni di famiglia, infatti per scappare gli ho accecato il figlio, che mi aveva fatto prigioniero. Parlava, parlava e mi aveva fatto na capa tanta, e poi ancora mi voleva mangiare, ma io, per fortuna, l’ho fatto fesso… Poi, per mare, ho perso i miei uomini, ed eccomi qui. Scusa se sono nudo, è colpa delle onde, giuro che ho anche una cintura ed una armatura ma deve essere finita in mare Ma tu chi sei?”
  • Nausicaa: “Sono Nausicaa la figlia del re dei Feaci vieni, ti porto dal sarto di corte che viene dalla Francia si chiama Pierre Codin è un tipo estroso ma ci sa fare. Ma poi mi racconti tutto proprio tutto per filo e per segno. Sembri mio zio quando è tornato da un Capodanno a Napoli e si era giocato tutto alla roulette del Casinò ed era nudo. Ma tu sei un’altra cosa e dimmi sei sposato, ti piaccio e quanto ti piaccio?”
  • Ulisse: “Nauvutra ci nnè un ci abbastò Didone. Nausica e chi camurria sempre cu sta litanìa. Voi donne sempre ad una cosa pensate. Sono sposato con la mia Penelopina ora non ci scassari i cabbasisi e portami da stu sarto, ma prima dobbiamo recuperare i miei sparsi per la spiaggia”.
  • Nausicaa: Babbo questo è Ulisse da Itaca è  naufragrato ed ha perso i suoi uomini per volere di Poseidone. Non è che ci puoi mettere la buona e lo aiutiamo con una nave a tornare a casa?
  • Il re dei Feaci; Ulisse a beddu cuore finalmente sei qui, ho sentito che Itaca è diventata un casino con sti Proci, gestiscono sale da gioco e ci sono fiumi di droga , sono diventati potenti sarà difficile che riprendi possesso della tua poltrona non è che siamo in Italia e basta che fai inciuci e te la danno Qui te le devi guadagnare.
  • Ulisse: Grazie Alcinoo a buon rendere tu portami li ca poi ci pensu io, Ci faccio un’offerta che non possono rifiutare.
  • Telemocle incontrando Ulisse; Straniero dove vai? Qui è un casino non ti conviene andare a corte, sarai irriso per il tuo aspetto dai Proci che da quando non c’è mio padre hanno preso il sopravvento, Sono disperato, ora vogliono sposare mia madre e così la frittata è fatta,”
  • Ulisse; “Telè un ti scantari ca ci pensu io. Tu indici una gara al tiro con l’arco,, devono però usare quell’arco appeso al muro nel salotto dove c’è il camino e che riuscirà ad usare quell’arco sposerà Penelope, tua madre”.
  • Telèmocle; “Ma tu come fai a sapere tutto questo?”
  • Ulisse: “Telè ora un ci scassari i cabbasisi u sacciu io, u saccio,”
  • Anitinoo:”Picciotti, Penelope ci ha chiesto di indire una gara aperta a tutti e chi saprà usare quell’arco lì, centrando il bersaglio attaverso quegli  anelli sposerà Penelope ed il regno sarà suo e pure Penelope che nonostante gli anni si fa ancora guardare ,Dai cominciamo così la facciamo finita e non se ne parla più ca scurò”;
  • Angelao un Procio:” Niente mi pari impossibile questo arco è rimasto tanto tempo fermo ed ha perso la sua elasticità è duro comu i corna di Menelao”.
  • Ulisse: “Posso provare anche io datemi quell’arco? Miiii, na strage faccio, e che comportazione è? Sono Ulisse il re di Itaca e sono tornato dopo vent’anni  e che fate? Uno vi ospita con amicizia e voi ne approfittate? Avete ridotto il mio regno a un casino, e la sala Bingo e la canasta, che Penelope s’è mangiata i soldi che le mandavo. Ecco dove finivano e diceva che erano per i pannolini di Telemocle. E io che mi chiedevo ma stu picciriddu mai crisci a vent’anni ancora i pannolini porta? E il mio regno è diventato pieno di vizi e chi glielo dice al popolo  che dobbimo stringere la cinghia per saldare i debiti mi pare come il buco del 110 % . Ma adesso perirete tutti, Tiè,,,tiè e tiè vi infilzo come polli ”.

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  • ✦ RITORNO A CASA
  • Ulisse tutto sporco di sangue: Penelope io  Ulisse sono, tornai, la pasta al forno ancora c’è che ho un poco di pititto arretrato.”
  • Penelope (recuperando lo zoccolo): “Ecco quando ti tiro gli zoccoli non ti prendo a mai, Pezzo di disgraziato! Ti pare questo il giorno di tornare, mi hai lasciato con il picciriddo che era piccolo e ancora non aveva manco sei mesi per andare alla guerra, e che guerra poi, per quella… Vabbè, lasciamo perdere. Ora ti pare a te, che te ne vai di nuovo e torni dopo vent’anni bello friscu e pettinato. Intanto  c’è da cambiare il letto che è tutto fradicio, e le tarme lo hanno ridotto a tipo cartone, poi a che ci siamo devi rifare pure la cucina che è cadente e tuo figlio quando fa le cene con gli amici si vergogna, poi devi passare una mano di Ducotron alle pareti, che con tutte queste fitinzie che hai combinato, c’è il sangue straminiato per casa che pari ci passò Jack lo squartatore. Ho dovuto licenziare pure la cameriera, che i soldi non bastavano. Disgraziato che sei. Ma ti pare questa il modo ? Pare come se fossi andato a comprare il pane o le sigarette. Mi pari frisco comu un quarto di pollo.”
  • Ulisse: “Penè… ho combattuto per onore, per la patria, per te!”
  • Penelope: “Per me? E cu tu disse? Sempre così, la colpa è sempre mia. Bottarisale: Tiene lo straccio e vai a lavorare!”
  • Gennaro (guardando il tramonto): “Ulisse… la prossima volta vacci tu da solo, alla guerra eh? Io mo mi apro un baracchino a Troia. Pizza e sangria.”
  • Ulisse (sospirando): “Mi manca la guerra…”