18/04/2026
“Verità già scritte nei tribunali”: Cracolici contro le dichiarazioni di Riina jr
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“Verità già scritte nei tribunali”: Cracolici contro le dichiarazioni di Riina jr

Set 19, 2025

Palermo. – «Non sentivamo il bisogno di ascoltare le opinioni del figlio di Totò Riina, convinto di spiegarci che uomo buono era suo padre. Non offenda la nostra terra. Mi chiedo che tipo di informazione sia quella che cerca di accreditare verità che sono state sconfessate dai tribunali in nome del popolo italiano». Con queste parole Antonello Cracolici, presidente della Commissione regionale Antimafia, ha replicato alle recenti dichiarazioni di Giuseppe Salvatore Riina, figlio del capo dei capi di Cosa Nostra, ospite del podcast Lo Sperone.

Nel corso dell’intervista, Riina jr ha dipinto il padre come un “uomo con la U maiuscola, serio e onesto”, arrivando a sostenere che Totò Riina non abbia mai ordinato l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo e che la strage di Capaci non fu opera sua. Ha aggiunto che “Giovanni Falcone, al momento dell’attentato, non dava più fastidio alla mafia o a mio padre, ma ad altri dietro le quinte”, accusando infine l’antimafia di essere “un carrozzone mediatico”.

Parole che hanno provocato indignazione in tutto il Paese, e che hanno spinto Cracolici a richiamare l’opinione pubblica al rispetto della memoria storica e giudiziaria.

Le sentenze definitive raccontano un’altra storia.

  • Omicidio di Giuseppe Di Matteo (1993-1996): il figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo fu sequestrato e tenuto in ostaggio per 779 giorni, fino al brutale assassinio e allo scioglimento del corpo nell’acido. Le condanne all’ergastolo per i responsabili hanno confermato il ruolo dei boss di vertice di Cosa Nostra, sotto la regia di Totò Riina.
  • Strage di Capaci (1992): i processi “Capaci Uno” e successivi hanno stabilito la responsabilità diretta di Riina come mandante dell’attentato in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.

Mettere in discussione queste verità significa, secondo Cracolici, offendere la Sicilia e le vittime della mafia.

Il rischio del revisionismo mafioso

Dietro le dichiarazioni di Riina jr molti osservatori vedono il pericolo di una narrazione “umanizzante” del boss, che tenta di ridimensionarne i crimini. Un rischio culturale e sociale enorme: la normalizzazione della violenza mafiosa e la confusione delle nuove generazioni sulla storia della lotta alla mafia.

«Mi chiedo che tipo di informazione sia quella che cerca di accreditare verità sconfessate dai tribunali» ha aggiunto Cracolici, sottolineando la responsabilità dei media nel dare spazio a voci che alimentano il negazionismo mafioso.