18/04/2026
Alba di fronte al fiume
Raccolte Racconti Brevi

Alba di fronte al fiume

Ott 15, 2024

Racconto di Silvia Patanè

Buonasera disse l’uomo, sedendosi sulla panchina di fronte al fiume. Il sole dell’alba tinse di rosa l’acqua, dando vita a una striscia che sembrava un mantello dalle morbide pieghe lì dove si formavano le increspature.

Nella panchina accanto alla sua, a destra, c’era un altro uomo, intento a leggere il giornale.

«‘Sera» rispose, rimanendo concentrato sulla sua lettura.

«Aspetta da molto?».

«No, non così tanto».

«Oh, meno male… Pensa che passerà presto?».

«Cosa?», si schiarì la voce nel rispondere e sembrò distratto.

«Il battello».

«Ah, anche lei è qui per il battello».

«Già».

«Bella quest’alba».

«Umh, non più di altre».

«Io non sono abituato a vedere l’alba. Sa, di solito uscivo che già era mattina. Verso le sette e mezzo».

«Io sono sempre uscito verso le cinque».

«Ah».

«Eh sì… Il lavoro in fabbrica. Mi sono spaccato la schiena per così tanti anni», ora il suo tono sembrava strascicato, quasi nostalgico.

«Una vita di sacrifici» gli fece eco l’altro.

«Già, è così».

«Speriamo che il battello arrivi presto».

«Sa, io lo vedo passare sempre, ma… Non mi convinco mai a prenderlo».

«Ne ha visti passare tanti?».

«Sì» rispose l’uomo e chiuse il giornale, lo piegò e se lo poggiò sulle gambe.

Il suo interlocutore gli ricordò: «Ha detto che non aspetta da molto, però».

«Beh, non aspetto da molto ‘questo’ battello. So che di solito non ci mette molto».

«Speriamo».

«Lei quindi lo prenderà?».

«Sì, mi è sempre piaciuto viaggiare. Anche se con il mio lavoro non l’ho mai fatto molto», il tono dell’uomo che si era seduto da poco si fece più agitato e colmo d’attesa.

«Lavoro da ufficio?».

«No. Personale ATA».

«Non è poi così tanto pericoloso».

«No, ma sa… è parecchio stressante e io ho un cuore malandato…».

Il battello si fermò davanti a loro, emanava una luce intensa e rosata come quella dell’alba, mentre si apriva il portello.

L’uomo della panchina a sinistra e si alzò e iniziò a camminare in quella direzione.

«Certo che morire d’infarto a quarant’anni di fronte a un gruppo di adolescenti curiosi non è stato il massimo» borbottò. Si fermò sull’entrata e si voltò verso l’uomo con cui aveva discusso fino a quel momento.

«Lei non sale?» gli chiese, gentilmente.

L’altro scrollò le spalle, aveva ancora una trave piantata nel corpo, entrava da un fianco e usciva dall’altro, ma non gli rendeva difficoltoso stare seduto. «No, penso che aspetterò il prossimo» rispose, tornando a dispiegare il suo giornale.

La data era quasi del tutto illeggibile, ma le notizie erano di una guerra finita da diverso tempo.

«Allora buonasera» gli diede il commiato il bidello, entrò nel battello e questo scivolò via sul fiume, verso il sole che ora sembrava più al tramonto che all’alba.

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