18/04/2026
Il mio pensatoio
sito

Il mio pensatoio

Ott 15, 2024

Racconto di Assunta Totaro

Il mio luogo l’ho trovato per caso, un giorno in cui ho deciso di variare il percorso abituale di camminata attorno al lago di Avigliana. O forse è il luogo che ha voluto essere trovato. Si tratta di due panchine vista lago. Immagino che sia anche di altre persone in cerca di pace o riposo, ma che ne usufruiscono in orari differenti, perché io le ho sempre trovate libere.

A volte, indosso tuta, sneakers e AirPods e via, camminata veloce attorno al lago e poi stretching e relax alle panchine. Oppure ci vado con un libro, mi siedo e leggo per ore. Il salice a fianco mi regala l’ombra e, quando c’è un po’ di venticello, mi fa compagnia con la dolce melodia delle sue foglie. Così è diventato il mio pensatoio, il mio luogo del cuore. Ogni volta che sono in ansia, devo prendere delle decisioni o semplicemente ho bisogno di stare sola con me stessa, di meditare, vado alle panchine.

Basta sedermi, guardare davanti a me e respirare o, meglio, essere consapevole del processo di respirazione; il corpo trova la sua stasi e, quasi, automaticamente tutti i problemi, tutte le difficoltà trovano soluzione.

Mi piace alternare, così, un giorno mi siedo su una panchina, un giorno sull’altra. Non ci ho mai portato nessuno, né, ne ho mai parlato con amici o conoscenti, perché ho sempre pensato fosse un angolino da proteggere, solo mio. Sono cosciente del fatto che qualcuno si occupi della sua pulizia e della salvaguardia dell’ambiente intorno.

Provate ad immaginare, però, la reazione, il fastidio che ho provato stamattina alle 7.00, quando, arrivando al mio posticino adorato, ho visto un uomo seduto su una delle mie panchine. Più mi avvicinavo e più sentivo la rabbia percorrere il mio corpo, dalle caviglie alle guance. Sono stata combattuta sul da farsi: andare via o sedermi sull’altra panchina? Alla fine, ho optato per la seconda opzione, volevo proprio vedere che faccia avesse quel bellimbusto.

All’inizio, non si è nemmeno accorto di me, smanettava con il telefono e contemporaneamente sbuffava e imprecava. Ho immaginato fosse lavoro. Indossava un completo sportivo e delle scarpe di marca; probabilmente un manager, di quelli bellocci, che sanno di esserlo. Questo me l’ha reso ancora più antipatico, mentre la mia rabbia aumentava!

Poi ha posato il telefono e mi ha guardato.

– Bella giornata, vero?

– Sì, bella giornata. (Ho pensato ma che vuoi? Ma vedi di andartene, va!)

– Forse dovresti mettere un po’ di protezione solare.

– No, no non serve. Sono solo accaldata. (Due righe di fatti tuoi? No, eh! Fai pure il saputello, ma ci starai mica provando?)

Dopodiché arriva di corsa un altro runner, si ferma davanti a noi ed esordisce:

– Tesoro, come hai fatto a non trovare il posto? Ti ho inviato la posizione! Dai, andiamo! È tardissimo, abbiamo una call tra meno di mezz’ora.

E se ne vanno senza nemmeno un ciao. Resto a bocca aperta, ma spero di non rivederli più, soprattutto qui, nel mio piccolo salottino vista lago!

Previous Post