18/04/2026
Fede, social e parole scritte: il Vangelo digitale di Don Nicola Salsa
Interviste Prima Pagina

Fede, social e parole scritte: il Vangelo digitale di Don Nicola Salsa

Mag 27, 2025

In un’epoca in cui l’algoritmo decide cosa vedere e la soglia d’attenzione dura meno di un respiro, sorprende – e in fondo consola – scoprire che c’è ancora chi, dietro uno schermo, semina silenzio, speranza e domande vere. Don Nicola Salsa è uno di quei volti che, nella folla del web, si distingue per autenticità.
Prete, scrittore, YouTuber. Ma soprattutto: testimone.
La sua non è una presenza da influencer, ma da “seminatore digitale”. Le sue parole – pronunciate con tono calmo, ironico quando serve, ma sempre profondo – sembrano più rivolte all’anima che all’algoritmo.
Abbiamo incontrato Don Nicola per farci raccontare questo percorso straordinario che, dalla canonica alla telecamera del cellulare, ha attraversato cuori e confini.

  • Don Nicola, grazie per aver accettato l’intervista. Iniziamo dal principio: com’è nata la tua avventura sul web?

Grazie a voi, La mia avventura è iniziata nel 2019 durante la quaresima. Ogni giorno pubblicavo un breve commento al Vangelo da condividere con i giovani e gli adulti della parrocchia di Omegna. La cosa poi è proseguita anche dopo Pasqua fino ad arrivare al periodo del lockdown dove è poi esploso e cresciuto molto il canale YouTube. Le chiese erano chiuse, ma il bisogno di parola e vicinanza era più vivo che mai. Rispetto ad altri miei confratelli mi sono trovato in una posizione privilegiata nella quale avevo già gli strumenti e le nozioni di base per fare le dirette streaming e le riflessioni sul canale che avevo aperto. In quel periodo così surreale dove tutti eravamo chiusi in casa, il catechismo era sospeso così come tutti gli incontri.

Sono stato tra i primi preti a fare dirette video. In particolare un momento molto bello e intenso era il Rosario che si diceva sul Canale YouTube dove diverse centinaia di persone si collegavano, interagivano con preghiere e saluti nell chat e si pregava il Santo Rosario insieme. Ancora adesso incontro persone che mi ringraziano per questo piccolo servizio di preghiera che avevo fatto. Niente luci, niente effetti. Solo io e tanta voglia di raggiungere chi era solo. Da lì, giorno dopo giorno, è nato qualcosa che non avevo previsto: una comunità digitale che ascolta, commenta, condivide. Nell’anno successivo ho poi fatto tutta una serie di video legati alle Lodi Mattutine e ai Vespri alla sera che sono rimasti sulla piattaforma e vengono usati quotidianamente dalle persone.

  • Quali sono i video che sul tuo canale funzionano di più?Sono quelli legati alla preghiera del Santo Rosario che ogni settimana viene visto e pregato da circa 10mila persone e un altro video molto amato e apprezzato è quello della Coroncina della Divina Misericordia, anche questo visto ogni giorno da qualche migliaio di persone. Il tuo stile è molto diretto, ma sempre ancorato alla verità evangelica. Una scelta di linguaggio?

Assolutamente. I social vivono di immediatezza. Se vuoi parlare a chi li abita, devi usare un linguaggio vivo. Ma non per svuotare il contenuto: anzi, per farlo arrivare. L’ironia, se usata bene, è un’alleata del Vangelo: disarma, apre. Ma poi arriva la profondità. Le persone oggi hanno sete di senso. Se trovi il modo di accendere l’ascolto, il messaggio entra.

  • Hai anche scritto dei libri. Un altro modo di “predicare”?

Sì, ne ho scritti diversi nei quali metto insieme pensieri, riflessioni che in parte ho già espresso nei video e che poi desidero mettere in un testo unico. Sono “Vangelo di Marco, commento e meditazione” dove raccolgo tutte le mie riflessioni su questo vangelo a cui sono molto legato, poi un secondo libro a cui tengo molto è “La preghiera del cuore” dove racconto e spiego questo antico e intenso modo di pregare. Un altro testo che ha avuto un discreto successo è “Chi è il diavolo e di cosa ha paura?” Titolo provocatorio che mi ha permesso di mettere insieme i contenuti di diversi video pubblicati sul mio canale.

  • Scrivere e parlare: due mondi diversi. Come li vivi?

Il video è come una scintilla: devi accendere qualcosa in pochi secondi. Il libro, invece, è come un fuoco che arde piano, sotto la cenere. Ti accompagna nel tempo. Entrambi sono strumenti per incontrare, toccare, far riflettere.

  • Hai mai ricevuto critiche per questo “essere digitale”?

Si spessissimo, ma penso che sia una cosa normale quando ci si espone pubblicamente. C’è l’idea che il prete e in generale la chiesa debba stare al suo posto nei luoghi che gli sono propri e non si debba “permettere” di uscire o semplicemente condividere la propria esperienza.

  • E il prossimo passo?

Un nuovo libro è in cantiere, ma sto anche lavorando a una serie di video per giovani: parleremo di amore, dolore, senso della vita. Sempre con un linguaggio semplice ma profondo. E poi… ascolto. Per me è la chiave. Senza ascolto, la comunicazione diventa solo rumore.

  • Un messaggio per chi ti segue, o per chi ha appena scoperto il tuo canale…

Ringrazio di vero cuore le tante persone che mi seguono, mi scrivono messaggi o email. È un aspetto che mi fa molto piacere e mi da anche il polso della situazione. Ricevo messaggi da ogni parte d’Italia, da persone con esperienze umane e spirituali diversissime, a volte cercano un consiglio ma spesso chiedono solo una preghiera, cosa che non manco mai di fare per chi me lo chiede. Il canale YouTube è diventato per me quasi una terza parrocchia, oltre alle altre due che seguo qui in Ossola. Una comunità fatta di persone semplici che hanno il profondo desiderio di coltivare e far crescere la loro fede. Sono davvero orgoglioso di chi mi segue e delle persone che aiuto a far pregare.

Incontrare Don Nicola Salsa, anche solo virtualmente, è come aprire una finestra sul Vangelo che cammina con noi. I suoi video non sono lezioni, ma luci accese in una sera qualunque. Le sue parole non impongono, ma propongono. La sua fede non urla, ma abbraccia.

Nel suo universo digitale – dove la preghiera incontra la connessione Wi-Fi – riscopriamo che Dio non ha paura della modernità. Sa abitare ovunque ci siano cuori in ascolto.

E forse, in un mondo fatto di like e stories, la vera rivoluzione è proprio questa: usare il linguaggio di oggi per raccontare l’Amore di sempre.

L’Intervista è stata curata da Ilaria Solazzo