Uno sguardo profondo sulla violenza di genere e la narrativa: intervista al Dott. Andrea Giostra
Il Dott. Andrea Giostra, psicologo, criminologo, scrittore e Direttore dell’Ufficio sviluppo e progettazione della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia e delle Case Salesiane di Palermo in questa intervista affronta temi complessi come il narcisismo patologico, il femminicidio e la violenza di genere, parlando del suo saggio Femminicidio e Narcisismo Patologico AA.VV. e dell’importanza della prevenzione primaria. Giostra ci offre anche uno spaccato della sua scrittura narrativa, il legame con la Sicilia e i progetti futuri.
- Dott. Giostra, partendo della sua formazione, quanto ha influito il suo background e i suoi studi in psicologia nella sua attività di scrittore?
Non c’è nessuna diretta influenza o correlazione tra come scrivo i racconti, le novelle e la narrativa in generale e quello che ho studiato e imparato dal mondo della psicologia, della psicoanalisi e della criminologia che mi permette, invece, di scrivere saggi e testi per gli addetti ai lavori. Nel mio scrivere di “narrativa” mi limito a descrivere fatti e personaggi con un linguaggio molto atipico per la letteratura, che i puristi della lingua italiana giustamente potrebbero ritenere come scorretto o pieno di errori di costruzione e di struttura della frase. È la struttura linguistica del siciliano quella che utilizzo, la lingua della nostra isola in mezzo al Mediterraneo, che non è un dialetto, come invece tutti gli altri del nostro Bel Paese. Il siciliano è una lingua che ha una storia millenaria, e io uso nella mia scrittura di testi letterari la struttura e la composizione linguistica di questa lingua, quella parlata nel mio paese di origine, Montelepre, o quella dei venditori e dei commercianti di Palermo dei quartieri popolari come Ballarò o Il Capo, a poche centinaia di metri da casa mia a Palermo, dove qualche volta vado a fare la spesa o a fare una passeggiata per godermi lo spettacolo del teatro permanente a cielo aperto che vive Palermo in questi mercati e che consente ancora ai suoi abitanti e visitatori di goderne come se fosse una magia cinematografica felliniana. Quando scrivo di letteratura è come se stessi parlando con qualcuno di loro, oppure con un amico, un parente, un collega di lavoro. Se poi il lettore evince elementi riconducibili a strutture di personalità del mondo della psicopatologia e/o di particolari profili di disturbi psichiatrici, questo lo deciderà il lettore stesso, ma non c’è nessuna intenzione da parte mia, né una presunta progettazione di ingegneria letteraria per fare emergere elementi psicodinamici o psicopatologici!
- In che modo la sua esperienza come psicologo e criminologo influisce sulla sua scrittura?
In parte ho risposto nella precedente domanda. Ma se posso aggiungere qualcos’altro, occorre dire che tutte le nostre esperienze di vita influiscono inevitabilmente in tutto quello che facciamo. Questo è scontato e tutti lo sanno perfettamente, soprattutto chi si occupa professionalmente di psicoterapia, di criminologia o chi studia le dinamiche e i processi mentali. Non c’è nulla di quello che sperimentiamo quotidianamente nella nostra vita che non abbia un’influenza diretta o indiretta in tutto quello che facciamo dopo quella particolare esperienza. Da questa particolare prospettiva allora sì, i miei studi, le mie letture, e la mia esperienza sul campo della “psicologia” e della “criminologia” sicuramente influenzano la mia scrittura, sia nel mondo della letteratura che in quello della saggistica. Come avviene in tutte le persone, indipendentemente dal paese o dalla cultura di origine: siamo esseri umani unici perché frutto del nostro patrimonio genetico, del contesto sociale e culturale nel quale siano nati e cresciuti e delle molteplici nostre esperienze quotidiane. Se volessimo trovare una sintesi in poche parole, siamo “questo”. E “questo” influenza il nostro modo di pensare e il nostro modo di agire, sempre e in ogni luogo.
- Dott. Giostra, come nasce l’idea di curare un saggio su un tema complesso come quello del femminicidio e del narcisismo patologico?
Si parla quasi quotidianamente, da una decina d’anni a questa parte, sui Media più importanti e sulle varie piattaforme social, del triste fenomeno della Violenza sulle Donne. Quello di cui mi sono accorto più volte, che tutti quanti possiamo facilmente verificare dai vari talk show, dai telegiornali, dalle svariate trasmissioni televisive e radio sia del servizio pubblico che del privato, dagli articoli e dagli editoriali sui giornali o sui magazine online scritti da esperti o presunti tali, è che nessuno si sbilancia mai nel dire come prevenire questo fenomeno, se non rispetto a generiche ideologie, frasi fatte o a effetto, spesso qualunquiste o estremiste, quali, che il fenomeno sarebbe riconducibile (senza spiegare mai perché e come) al patriarcato, al sessismo, al machismo, all’antifemminismo, alla fallocrazia, al maschilismo, all’immigrazione clandestina, alla mancanza di rispetto verso la donna, alla disparità di genere e infinite cose di questo tipo che più che chiarire la questione la confondono e la rendono incomprensibile a chi non ha una competenza e una cultura specifica. Tutti parlano solo del dopo: dopo che il danno è stato fatto, dopo che la donna ha subito violenza, dopo che la donna è stata uccisa. E questo è ed è stato un gravissimo problema creato da alcuni media, da alcuni giornalisti mossi da posizioni esclusivamente ideologiche e da pseudo esperti che non hanno nessuna esperienza sul campo e che mirano esclusivamente ad alimentare il loro narcisismo mediatico (tanto per rimanere in tema!) per trarne visibilità e quindi profitto nella loro attività professionale.
Quando ho pensato all’idea di scrivere un Saggio su questo tema, nata nel mese di febbraio del 2022, mi sono posto proprio questa domanda: è possibile fare prevenzione primaria rispetto alla Violenza di Genere e all’abuso, al maltrattamento e alla violenza sulle Donne?
È questa la domanda che occorreva porsi già dieci anni fa. Ma nessuno se l’era posta fino al mese di febbraio del 2022!
Una delle cose più interessanti che ci insegnano all’università quando si parla di fenomeni sociali (oltre che medici e sanitari) dannosi ai cittadini o a una parte di essi, è la prevenzione: primaria, secondaria e terziaria. Quello che ho cercato di fare io con questo Saggio, che poi, subito dopo la stesura della mia parte ha visto il coinvolgimento di altri 19 coautori che hanno sposato immediatamente il progetto e hanno trattato questo tema da tutti i possibili punti di vista, è proprio questo: dare gli strumenti e insegnare alle potenziali vittime come prevenire subito, ab origine, dopo il primo o il secondo appuntamento di una relazione amorosa e sentimentale, e come proteggersi per evitare di cadete nella trappola del “ragno assassino della tela a imbuto”, qual è il narcisista patologico che nella nostra società, quella cosiddetta occidentale, tecnicamente definita come giudaico-cristiana, è sempre il responsabile di questi terrificanti delitti umani e relazionali.
Dopo un anno dalla pubblicazione del Saggio, avvenuta il 23 dicembre 2023, gli straordinari risultati che abbiamo raggiunto, i tantissimi riconoscimenti pubblici e privati che abbiamo avuto, così come i migliaia di riscontri, soprattutto di donne, che abbiamo ricevuto da tutta Italia, ci dicono che questo obiettivo è stato raggiunto, ovvero, che questo scritto non risolve il problema della Violenza di Genere, questo è chiaro!, ma occupandosi di un piccolo pezzettino di questo grave fenomeno, dà soluzioni concrete e reali per anticipare il rischio di subire gravissimi danni e permette alle donne di proteggersi realmente da relazioni così pericolose e devastanti, se non qualche volta mortali.
- Lei con il saggio Femminicidio e Narcisismo Patologico AA.VV. sta incontrando diverse realtà scolastiche: cosa l’ha colpito maggiormente?
Sì, è vero, da quando è stato pubblicato il Saggio abbiamo ricevuto tantissimi inviti in tantissime scuole, sia primarie di secondo grado che diversi licei. La cosa sorprendente e al contempo bellissima è che negli ultimi mesi la maggior parte di questi inviti vengono proprio dagli studenti che hanno saputo del Saggio, che magari ne hanno letto qualche pagina, e che ci hanno chiamati per invitarci a parlare con loro a scuola durante le assemblee degli studenti o durante dei seminari organizzati con i loro docenti. E questa è una cosa davvero straordinaria che a me non era mai capitata prima, pur essendo da tanti anni invitato in tante scuole per parlare del mio lavoro e in genere di altri temi sociali.
A Cefalù, per esempio, nella settimana internazionale dedicata al contrasto della violenza sulle donne, abbiamo tenuto un bellissimo evento con oltre 100 bambini della Scuola Primaria dell’Istituto Comprensivo Nicola Botta della bellissima cittadina siciliana, in presenza delle massime autorità cittadine rappresentate dal Sindaco, dalla giunta e dal consiglio comunale, dai rappresentanti delle Forze dell’Ordine di Cefalù, il Comandante della Stazione dei Carabinieri e il Commissario della Polizia di Stato del Comando cittadino, e tante altre personalità della FIDAPA di Cefalù che ha organizzato l’evento. La cosa sorprendente è stata che tutti noi relatori siamo rimasti incantati dagli interventi e dalle domande dei bambini presenti, alle quali abbiamo risposto con emozione e grande riconoscenza per come questi bambini si erano preparati alla Giornata Internazionale di Contrasto alla Violenza sulle Donne, ponendo questioni e riflessioni che hanno molto sorpreso noi adulti relatori, che abbiamo risposto per quella che è la nostra esperienza e la nostra professione. Ho ringraziato tutti pubblicamente, dopo questa bella giornata: le insegnanti della Scuola Primaria di Cefalù che hanno dimostrato di aver fatto un eccellente lavoro, di avere contribuito a far crescere questi bambini in un modo che ha impressionato noi adulti presenti, rendendoli capaci di porre la giusta attenzione e di avere la corretta informazione sui grandi temi sociali del nostro tempo quale, nella fattispecie, la Violenza di Genere e la Violenza sulle Donne; ma sopra ogni cosa ho voluto ringraziare tutti i bambini presenti che mi hanno colpito positivamente, che mi hanno insegnato tanto e mi hanno trasmesso emozioni potenti e incancellabili che mi aiutano a continuare a fare il mio lavoro e a partecipare ai tantissimi eventi ai quali nell’ultimo anno, dall’uscita del nostro Saggio, noi autori del libro siamo invitati, soprattutto da studenti e dagli alunni di tantissime scuole siciliane e italiane.
Lo stesso è accaduto nell’Istituto Comprensivo Statale “Balsamo-Pandolfini” con circa 50 bambini delle 3^ medie e nel Liceo Scientifico “Luigi Failla Tedaldi” di Castelbuono con oltre 350 studenti raccolti nell’assemblea di istituto. Riporto solo queste tre ultime esperienze di pochi giorni fa, ma ce ne sono tantissime altre e tutte molto molto positive e sorprendenti, come ho detto prima.
E quello che si scatena in me ogni volta è sempre e soltanto una sola riflessione: forse non tutto è perduto, forse qualcosa ancora si può sperare perché questa nostra società, che i fatti di cronaca, i mass media più diffusi e le tante piattaforme social ci descrivono come una società allo sbando, in irreversibile decadenza e senza più nessun punto di riferimento valoriale certo, si possa riprendere.
Forse, se la nostra società e le nostre istituzioni si affidassero e dessero fiducia a questi bambini e a questi ragazzi, come quelli che incontriamo e abbiamo la grande fortuna di incontrare in tanti di questi incontri, qualcosa potrebbe cambiare, forse qualcosa di buono potrebbe venire fuori in un futuro che si riappropri delle solide radici valoriali e morali più importanti della nostra cultura occidentale che è millenaria.
Non lo so! È questo quello che penso ogni volta che concludo un incontro con i ragazzi delle scuole.
- Qual è l’obiettivo principale del volume Femminicidio e Narcisismo Patologico AA.VV e a chi è rivolto?
Nelle mie intenzioni, e nell’intenzione degli altri 19 coautori, e tra questi 12 donne che raccontano le loro terribili esperienze con questi soggetti che per fortuna hanno avuto un lieto fine, vuole essere uno strumento, una sorta di manuale di facile lettura, che consenta ai lettori di mettere in campo una strategia efficace di Prevenzione Primaria: consentire alle donne, da pochi elementi iniziali che riportiamo nel Saggio, di essere in grado di riconoscere prima possibile questi aguzzini che sanno ben travestirsi da innamorati premurosi e affettuosi, per rivelarsi poi quello che sono nella realtà, ovvero, personaggi cinici e senza scrupoli che uccidono la Donna, se non fisicamente, certamente psicologicamente, moralmente, nelle sue passioni, nei suoi interessi, nelle sue relazioni di vita quotidiana come quelle con le amiche, con i colleghi di lavoro o di studio, con la famiglia, per finire imprigionate in una stanza senza vie di fuga, fino alla morte! È questo quello che accade a queste donne, sempre, e noi con questo contributo gratuito per chiunque volesse leggerlo – il libro ha questa particolarità progettuale, che si può scaricare e leggere gratuitamente da diversi portali online da quando è stato pubblicato. I link per scaricarlo gratuitamente si trovano alla fine di questa intervista. – abbiamo voluto porgere una mano di aiuto, uno strumento concreto per aiutare queste donne a capire in che situazione si trovano e a scappare a gambe levate immediatamente, subito, il prima possibile!
- La prefazione del prof. Girolamo Lo Verso sottolinea la gravità del narcisismo patologico. Quanto influisce questa patologia nel fenomeno del Femminicidio e della Violenza di genere?
In un certo qual modo a questa domanda ho dato delle risposte prima. Il Saggio non dà strumenti per risolvere l’intero e ampio fenomeno della Violenza di Genere, questo è chiaro! Il Saggio si occupa di un piccolo segmento, che è anche molto grande da un punto di vista numerico e delle donne vittime, che è quello delle relazioni con soggetti narcisisti patologici, difficili, per chi non ha competenze professionali di psicopatologia, da smascherare!
La questione è infatti quella che bisogna avere molto chiaro che la relazione che crea e instaura il narcisista patologico ha sempre e soltanto un unico obiettivo: il partner in breve tempo sarà ridotto in schiavitù; il narcisista patologico, imprigionata la preda, calerà la maschera e vestirà la sua vera identità, quella dell’aguzzino anaffettivo, spietato e senza scrupoli! Le conseguenze di questo genere di relazioni problematiche, ben mascherate, sommerse e difficili da individuare da soggetti esterni, sono sempre terribili per la vittima e si trasformano in breve tempo in quattro grandi tipologie di gravi problemi: sequestro di persona consensuale, violenza fisico-morale-psicologica-economica, stalker, omicidio del partner (femminicidio quando la vittima è una donna).
I dati numerici dell’incidenza del fenomeno si possono leggere dall’ultimo rapporto dell’ISTAT sulla Violenza contro le Donne in Italia presentato il 23 gennaio 2024 alla “Commissione Parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere”.
- Il libro include storie di vita vissuta. Quale valore aggiunto offrono queste testimonianze?
Le testimonianze dirette e vere, così come i “casi clinici” quando si scrive un testo universitario o un saggio di psicodinamica o di medicina, sono sempre utilissimi per far comprendere la parte teorica. Avendo lavorato per alcuni anni all’università come assistente di cattedra del mio professore di allora e avendo collaborato con lui alla stesura di diversi articoli pubblicati su riviste scientifiche e testi universitari per gli studenti di psicologia, mi è rimasta questa formazione: teoria ma anche casi clinici che sappiano dare l’evidenza reale di quello che si scrive.
Da questo punto di vista le 12 donne che raccontano la loro esperienza, diretta o indiretta, sono la parte più preziosa del Saggio, la parte che incolla il lettore alla lettura, la parte che incide emotivamente più di tutto il resto di quello che abbiamo scritto perché sono storie vissute che trasudano ancora dolore e sofferenza, anche se poi hanno avuto un esito positivo in quanto tutte queste donne coautrici del Saggio, con le ferite ancora oggi aperte e sanguinanti, sono riuscite a liberarsi da questi spietati soggetti.
- Come si integra la prospettiva giuridica in questo lavoro?
Credo molto bene. Intanto ho scelto solo avvocati che lavorano da tantissimi anni, alcuni di loro da oltre 30 anni, nella difesa legale e in processi di decine e decine di donne vittime di violenza e abusi; quindi, sono portatori di una esperienza reale e formidabile nei tribunali che pochi altri avvocati possiedono. Poi ho chiesto loro di curare e scrivere tutta la parte giuridica e normativa a tutela della donna con un linguaggio semplice che avrebbe dovuto essere comprensibile da persone che non hanno nessuna competenza specifica nel settore giuridico: scrivere quindi con un linguaggio non giuridico e non accademico. Il Saggio, e anche la parte giuridica, non è infatti destinato a chi fa questo lavoro (avvocati, assistenti sociali, operatori delle forze dell’ordine, psicologi, medici, educatori, etc…) ma alle persone, e soprattutto alle donne che non hanno nessuna cultura specifica di giurisprudenza, di diritto, di cultura giuridica accademica in generale. E raggiungere questo risultato ha comportato un grande ma utile sforzo intellettuale: “tradurre” il linguaggio giuridico in un linguaggio semplice da far capire a tutti. Il risultato alla fine è stato davvero eccellente e anche da questo punto divista il lettore non ha mai trovato nessuna difficoltà a capire i tanti concetti e i tantissimi strumenti normativi che il nostro ordinamento mette a disposizione delle donne che hanno subito violenza o abusi di vario genere.
- Come descriverebbe il bilanciamento tra approfondimenti teorici e pratici all’interno del libro?
Penso che il bilanciamento sia buono. Tutti i migliaia di riscontri che abbiamo avuto da chi ha letto il Saggio ci testimoniano che il saggio funziona, anche da questo punto di vista.
- Quali difficoltà ha incontrato nel coordinare un lavoro con così tanti autori?
Nessuna particolare difficoltà, a dire il vero. Sono abituato a lavorare con grandi gruppi, a organizzare eventi complessi e con la partecipazione di tanti professionisti, alla stesura di saggi e libri che hanno visto, anche nel passato, diversi autori.
Poi ho incontrato, anche se molti di loro li conoscevo da prima e da diversi anni, tutti professionisti che lavorano realmente in questo particolare settore e che hanno sposato da subito il progetto con grande interesse, che ne sono rimasti entusiasti, che lo hanno visto come uno strumento realmente utile e concreto per dare corretta informazione e reale aiuto alle donne potenziali vittime o vittime di questo fenomeno. L’entusiasmo che tutti e 20 coautori abbiamo messo sin da subito in questo lavoro è stato altissimo e il prodotto che abbiamo realizzato ne dà testimonianza quotidiana con innumerevoli, oramai, riconoscimenti.
- La violenza di genere è spesso associata agli uomini, ma nel saggio si accenna anche alla violenza femminile. Qual è il suo pensiero su questo tema?
Questo è un fenomeno che esiste e che è ancora molto sommerso, anche qui per un motivo culturale, quello della nostra cultura, appunto, che non tollera un uomo che subisce da una donna. Il Professor Lo Verso, nella sua introduzione al Saggio, parla anche di questa componente del fenomeno, quello della violenza sugli uomini da parte delle donne, e lo fa con casi clinici e con casi giudiziari che lui ha seguito professionalmente. I suoi non sono casi ipotetici, per sentito dire o per il vociare scomposto di chi non ha esperienza in questo settore.
È un fenomeno che andrebbe studiato in modo sistematico, più approfondito e scientificamente valido. È un fenomeno per il quale bisogna avere l’onestà intellettuale di dire che esiste, che ha creato danni irreversibili a molti uomini, si pensi per esempio, ai tantissimi casi di separazione nei quali la donna per avere l’affidamento dei figli accusa il marito di averli molestati sessualmente, inventandosi tutto con la complicità, magari, della madre o della sorella. Anche in questo caso parlo di fatti reali, giuridici, che molti anni fa ho seguito personalmente. E anche in questo caso non per sentito dire o per fare chiacchiere da bar di periferia.
- Il volume affronta anche la prevenzione primaria. È davvero possibile prevenire relazioni pericolose?
Dalla prospettiva dalla quale la trattiamo noi, sì. Se la donna che ha iniziato una relazione con un soggetto affetto da narcisismo patologico riesce a capirne subito i segni e ad agire, sì, si può salvare.
Se invece pensa che siano tutti rose e fiori, che quest’uomo sia follemente innamorato di lei fin da primo sguardo perché vive una sorta di dipendenza affettiva da soddisfare, malgrado i tanti segni che lancia inconsapevolmente questo soggetto, allora non ci sarà nulla da fare e in breve tempo quella stessa donna cadrà all’interno una relazione che la distruggerà.
Il Saggio ha proprio questo obiettivo: dare alle donne strumenti semplici e facili da maneggiare per capire, per riconosce prima possibile queste persone, e per scappare subito, immediatamente, da una relazione amorosa con loro.
- In questo saggio ma anche nelle sue interviste lei cita spesso molti autori. In che modo la letteratura può aiutare a comprendere le dinamiche dell’animo umano?
È una bella domanda alla quale occorrerebbe rispondere in modo complesso. Proverò, invece, a rispondere in modo semplice. Per quel che mi riguarda, ho sempre concepito la letteratura come un modo per riconoscermi, per catturare dall’esperienza di altri le mie esperienze di vita e capirle meglio per imparare da queste, per crescere, e per evitare di commettere quelli che sono stati degli errori. Per fare questo, soprattutto durante la mia adolescenza, ho letto moltissimo, e ho anche scritto moltissimo. Ho visto la scrittura come un modo personale per fissare la memoria, per raccontare a me stesso fatti che altrimenti avrei dimenticato per sempre. Da un lato mi serve per fissare accadimenti o persone che mi hanno colpito, dall’altro diventa anche un momento catartico per tirare fuori qualcosa che altrimenti rimarrebbe sommerso nel mio inconscio. La letteratura, se è vera letteratura (dei contemporanei dovremmo parlare di “spazzatura letteraria” per la maggior parte degli autori delle 40 maggiori case editrici italiane! Ma questo è un altro discorso.) aiuta a capire le dinamiche umane perché descrive i moti dell’animo, come direbbe Freud, e le relazioni emotive nelle quali possiamo riconoscerci e riconoscerle come le nostre, piuttosto che come quelle di chi le ha scritte. Da questo punto di vista la penso esattamente come Marcel Proust in “Sur la lecture” (1905) dove scrive questo: «Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.». Ecco, se la prospettiva della letteratura è questa, allora la letteratura ha un immenso valore epistemologico delle dinamiche dell’animo umano, e aiuta moltissimo a capire e a descrivere fatti e relazioni umane.
- Il suo rapporto con la Sicilia emerge fortemente in alcune sue opere. Qual è l’aspetto che più la ispira della sua terra?
Tutto quello che racconto fa parte della mia vita quotidiana, delle mie esperienze, del presente e del passato, e quindi dei luoghi dove sono nato e dove ho vissuto. E questi luoghi sono la Sicilia, Palermo, Montelepre, e tantissimi altri paesi siciliani dove sono stato e ho fatto esperienze, sono l’humus primario di tutto questo processo esperienziale, poi creativo e infine narrativo attraverso i miei scritti “letterari”, le novelle, i racconti e i miei romanzi (molti di questi ancora inediti, custoditi in un cassetto virtuale che non so se verrà mai aperto). Durante le mie giornate, sia al lavoro che al di fuori del lavoro, mi piace molto osservare e cercare di capire dalla gestualità, dal modo di parlare, dalla postura, dagli sguardi, dalle cadenze, dal suono della voce, quello che sta nella testa delle persone. Poi, se sono delle storie per me interessanti, cerco di raccontarle scrivendole. Ma non sempre accade che quello che osservo, poi, diventi una storia scritta. Tutto questo però mi affascina, la sicilianità e i siciliani, con tutte le loro irredimibili contraddizioni, come direbbe Leonardo Sciascia, hanno tutto questo, un potere scenico che in nessun’altra città o regione del mondo potremmo trovare. Forse solo Napoli e i napoletani hanno tutto questo potere scenico come Palermo… sì, Napoli sì, è la città sorella di Palermo da tantissimi punti divista.
- C’è stato un incontro o un evento specifico che ha influenzato il suo percorso culturale?
Credo che ogni persona abbia delle peculiarità innate che poi possono o non possono trovare riscontro nella vita reale per evolversi, svilupparsi e crescere nei “luoghi” dove nasce e vive. Per “luoghi” intendo tutto quello che fa parte del contesto fisico, sociale, relazionale, umano, culturale, etc. etc.. Se i talenti che possiede quella specifica persona non troveranno riscontro, rimarranno amorfi e non avranno la possibilità di svilupparti mai. Un manifestarsi nell’essenza del proprio essere da una prospettiva fenomenologica heideggeriana, se vogliamo fare un riferimento filosofico.
Per quel che mi riguarda, dando per scontato, come per tutte le persone, l’avere delle peculiarità innate, credo che tutto sia nato con mia nonna paterna Vita. È stata lei che, quando avevo 6 7 anni, mi ha dato l’imprinting, se possiamo utilizzare questo termine, e che ha stimolato fortemente la mia curiosità di conoscenza e di sapere. Soprattutto, con lei, mia nonna, per quel che riguarda le storie che mi raccontava. Ricordo che da bambino, quando andavo alle elementari, abitavamo nella stessa palazzina dei miei nonni paterni, nel centro storico del mio paese, Montelepre. Mia nonna abitava il piano terra e i primi due piani, noi il terzo e il quarto. In quel periodo, bellissimo per me, ricordo che d’inverno, la sera, dopo cena, scendevo da mia nonna Vita, mi mettevo accanto a lei che stava seduta vicino alla bracera (la brace in rame siciliana, piena di carbone ardente preso dal forno a legna) e le chiedevo: nonna, cuntami un cuntu! Oppure, durante la scuola, aspettavo che mi venisse la febbre perché sapevo che mia nonna, appena avesse saputo che stavo a letto ammalato, avrebbe salito le scale, si sarebbe seduta accanto a me vicino al letto per farmi compagnia e avrebbe iniziato a raccontarmi i suoi cunti inventati al momento di sana pianta. Le sue storie erano incredibili, semplicemente fantastiche, ne rimanevo incantato, e quando mia nonna terminava di raccontarle e andava via, io continuavo le sue storie nella mia testa, una narrazione che a quel punto diventava la mia. Quella era magia pura! Credo che sia nata lì la mia passione per le storie ascoltate, poi per quelle da leggere e infine per quelle scritte da me da bambino, poi da adolescente e infine da adulto. Sono questi accadimenti che scatenano quello che già si possiede ma se non viene stimolato adeguatamente rimarrà silente per sempre. Per me credo tutto sia nato con mia nonna Vita.
- Quando scrive, pensa a un pubblico preciso o segue esclusivamente l’ispirazione?
Scrivo per me, mai per qualcun altro, come ho detto anche prima. Il mio scrivere, anche quello, è molto atipico. Scrivo solo quando ho l’impulso, la voglia di farlo. E mi capita di rado. Sto anche mesi e mesi senza scrivere un rigo di narrativa, senza scrivere una storia o un racconto. Poi, però, può capitare che inizio a scrivere una storia e non smetto di scrivere finché non la finisco, come il romanzo che ho terminato di scrivere nel mese di dicembre del 2022, ancora inedito, di oltre settecento pagine. È stato uno scrivere a sprazzi e molto molto discontinuo. Alcuni dei quaranta capitoli li ho scritti velocemente e in pochi giorni; altri li lasciavo a metà, a decantare, poi li riprendevo e li completavo discontinuamente dopo settimane o mesi. Tanto è vero che ci ho messo quattro anni esatti, dal 2018 al 2022, per completarlo.
Anche per quel che riguarda la saggistica, è un po’ la stessa cosa. Ho 3 saggi pronti e terminati da alcuni anni, ma non riesco a trovare l’impulso e la voglia per revisionarli e pubblicarli.
- Quali sono i suoi progetti futuri, c’è qualcosa di cui vuole darci anticipazione?
Per adesso sono molto impegnato come Direttore dell’Ufficio sviluppo e progettazione della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia e delle Case Salesiane di Palermo. Ho uno splendido gruppo di lavoro che ho costruito in questi due ultimi anni, fatto soprattutto di donne intelligenti, capaci e piene di passione per quello che facciamo e abbiamo realizzato in questi due anni, tantissimi progetti e tantissime attività culturali, accademiche e di sviluppo territoriale e progettuale.
Uno di questi progetti è l’organizzazione e l’avvio dal 7 febbraio 2025, di un Ciclo Seminari sulla Violenza di Genere che tratterà questo problema da tutti i punti di vista con 15 relatori in rappresentanza di tutte le professioni e organizzazioni, sia pubbliche che private, che a vario titolo si occupano di questo grave problema: psicologi, psicoterapeuti, sociologi, magistrati, avvocati, educatori, volontari; e con 4 testimonianza di donne vittime che racconteranno le loro storie.
Purtroppo, la scrittura per il momento è in pausa. Ma è una pausa funzionale, nel senso che sono sicuro che a breve la pulsione di scrivere letteratura o saggistica in me riprenderà impetuosa come mi accade tutte le volte in cui coltivo questa mia atavica passione.
Grazie per la sua disponibilità
Il Saggio:
Andrea Giostra e AA.VV., “Femminicidio e Narcisismo Patologico: quale correlazione e come prevenire relazioni pericolose”, Independently published, V ed. ottobre 2024
Dove scaricarlo gratuitamente:
LINK DELLA CARTELLA GOOGLE DRIVE DALLA QUALE SCARICARE GRATUITAMENTE IL PDF DEL SAGGIO:
https://drive.google.com/file/d/1jUETHGwqwYVuEBhlNUCprfYU1YU7u4_0/view?usp=drive_link
LINK DI GOOGLE BLOGSPOT DAL QUALE LEGGERE GRATUITAMENTE IN DIGITALE IL SAGGIO:
https://andreagiostrafilm.blogspot.com/2023/12/FemminicidioeNarcisismoPatologico.html
IL SAGGIO SU AMAZON:
Formato cartaceo (copertina rigida):
Formato cartaceo (copertina flessibile):
Formato Kindle:
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