13/10/2026
Massimiliano Reggiani racconta Pietro Massimo Busetta: la fotografia come ponte tra culture ed emozioni
Arte

Massimiliano Reggiani racconta Pietro Massimo Busetta: la fotografia come ponte tra culture ed emozioni

Ott 13, 2026

A Palermo nel Dipartimento oncologico della clinica La Maddalena l’arte si confronta con i momenti più delicati e dolorosi della vita. Su iniziativa della ONLUS FAPS – Friends Against Pain and Suffering (Amici contro il dolore e la sofferenza) – e dell’associazione Settimana delle Culture, saranno esposte dieci opere di Pietro Massimo Busetta. Fotografo per passione, umanista per indole e formazione, economista di fama internazionale e docente ordinario di Statistica Economica, il professor Busetta ha scelto gli scatti più coinvolgenti dai viaggi di una vita. “In giro per il mondo, il Sud nel cuore” è un taccuino d’appunti per immagini motivato dalla passione di comprendere empaticamente chi abita le aree più complesse, fragili ed esuberanti di vita del pianeta.

“Portapranzo” Mandalay 2008

La scelta operata da FAPS è acuta per intelligenza, rispettosa per chi soffre e all’avanguardia nella comunicazione visiva. Pietro Massimo Busetta non è un semplice cercatore di bellezza, come ogni artista si lascia attrarre dall’equilibrio compositivo, dalla grazia o dalla meraviglia per chi incontra viaggiando ma la mostra non vuole diventare un momento di svago o un mero elemento decorativo. Presentare culture differenti dalla nostra, sistemi di valori che non conosciamo legando le persone attraverso un sorriso o uno sguardo ci spinge lontano dall’unico punto di vista in cui troppo spesso restiamo rinchiusi. La bellezza non cancella il dolore ma suggerisce un confronto, ne amplia il significato, lo spiega attraverso infinite varianti.

“Timidezza”

La fotografia di Pietro Massimo Busetta è immediata: non deriva da pose studiate o da accorti giochi di luce. Cattura lo stimolo che ha suscitato un’emozione e si rende quindi tramite per un momento di umana tenerezza fra chi adesso osserva e chi, a migliaia di chilometri di distanza, fu guardato. Nella sua apparente semplicità potrebbe apparire banale ma è invece il frutto di una fulminea rapidità di pensiero. L’autore precorre la propria emozione, sa che scatterà un contatto, un flusso di energia emotiva e mentre vive questa sensazione la macchina è già pronta e l’inquadratura scelta. Non è facile essere così veloci e fotografare un atto spontaneo senza falsare i sentimenti.

“Timidino” Myanmar 2009

La scelta di titoli già basta a spiegare le ragioni di quest’arte. “Timidino”, “Timidezza”, “In segreto” non ci raccontano né di un luogo né di un viaggio: sono istanti di vita assolutamente globali, comprensibili, scevri da ogni ambiguità. Pietro Massimo Busetta è uomo di scienza, abituato a trasformare l’esperienza del reale in numeri e proporzioni, a ricreare in modelli, regole ed eccezioni la palpitante varietà del mondo. Eppure sa ogni cultura identifica, accomuna i simili e tende a chiudersi in sé stessa. La sua arte cerca di superare le barriere culturali così come nella vita professionale studia e applica meccanismi che valicano i confini e diventano globali.

“Topolino” Myanmar

Allo stesso tempo, però, è anche uomo di grande cultura che apprezza e non giudica la varietà di ritmi, di suoni e di melodie che pochi strumenti in mani diverse possono generare. Identità, memoria, tradizione, ritualità e contaminazione sono i veri abiti che gli umani indossano. Nella babele meravigliosa che si incontra viaggiando l’occhio di Pietro Massimo Busetta sa distinguere e valorizzare i differenti piani che compongono ogni società. Dai gesti universali ai simboli più nascosti sempre rispettando l’alterità come stimolo, momento di riflessione e possibilità di conoscenza: un mondo in equilibrio, vivace e plurale dove le singole voci parlano in armonia.

“Senza denti” Marocco 1994

Il valore assolutamente positivo dell’allestimento di “In giro per il mondo, il Sud nel cuore” sta proprio in questa diversità, raccolta e perpetuata attraverso la bellezza, che fa irrompere nel ritmo ospedaliero la freschezza della vita. Oggetto d’inconsapevole contemplazione ogni foto sa colpire per l’evidenza emotiva facendosi ponte con altre e sconosciute visioni. Ci si sente meno soli e si è portati a ragionare con orizzonti più ampi dopo aver visto questa mostra. Esporla in un luogo di cura allevia sicuramente la sofferenza della mente senza portarci in mondi di fantasia, complici di fughe tanto irreali quanto frustranti.

Crediti fotografici: le immagini di Pietro Massimo Busetta