15/07/2026
Massimiliano Reggiani illustra “Sotto il cielo di Palermo”: il polittico contemporaneo di Caracozzo e quattro artisti siciliani
Arte sito

Massimiliano Reggiani illustra “Sotto il cielo di Palermo”: il polittico contemporaneo di Caracozzo e quattro artisti siciliani

Lug 15, 2026

“Sotto il cielo di Palermo” è una mostra di spiccata intelligenza, non solo per la qualità degli artisti coinvolti, ma anche e soprattutto per la capacità di sintetizzare una lettura verticale del capoluogo siciliano raffigurando contemporaneamente esperienze individuali e valori collettivi. Siamo nell’ambito della figurazione, perlopiù pittorica; l’ideatore dell’evento – il messinese Sebastiano Caracozzo da anni attivo nel capoluogo siciliano – sceglie quattro colleghi della tradizione e genera una sorta di polittico che affonda le proprie radici culturali nella storia dell’arte occidentale. La concretezza della vita sovrastata dal mondo delle idee, dai personaggi esemplari, dall’epifania del sacro: è uno schema iconografico che ci appartiene e che percepiamo come normale. Esiste quindi un sotto, la città di Palermo fatta di persone, di passioni, di memorie – una metafora dell’umanità – e un sopra che nel titolo resta implicito ma che gli artisti liberano colmandolo di nuovi significati. Sotto lo stesso cielo, ovviamente, è anche riferito al luogo di vita, di creazione e di lavoro dei cinque autori. Non è stato chiesto loro di produrre nuove opere perché la mostra non è tematica ma ognuno ha portato lavori che sintetizzano e identificano il proprio personale sentire. In questa sensibilità di gruppo sta l’intelligenza dell’evento: trovarsi fra parlanti di linguaggi affini riconoscendo una sostanziale unità.

opera di Sebastiano Caracozzo

Sebastiano Caracozzo costringe la propria ricerca nella materia: evocare è una necessità poetica, una strada di tessuti e tappezzerie, di colori e linee che pulsano sostenuti da un suggerimento tattile, da un gioco di increspature, dalla luce che incide radente e si annida nella morbidezza delle stoffe e dei pigmenti. Nel suo dipingere non esiste un modello da raffigurare, un ordine ideale che debba prendere forma. Lo sguardo rimane sotto l’orizzonte perché l’arte è per lui diario, eterno ritorno nella fisicità del vivere.

opera di Gery Scalzo

Gery Scalzo divide lo spazio con un taglio netto: sopra la poesia del cielo, luogo di geometrie perfette, di meccanismi cosmici e di ruote invisibili su cui corre la luce silenziosa degli astri. Sotto si espande la materia alchemica in cui vita e geologia, emozione umana e tripudio naturale s’intrecciano in un magma cristallino di identità e comunione. I poligoni non sono schegge ma coesistenze e continue interazioni. Il creato vibra in consonanza, sembra frantumarsi in un caleidoscopio ma è solo il segno visivo della totalità dell’essere.

opera di Aurelio Caruso

Aurelio Caruso spinge la riflessione al mondo delle possibilità. I suoi cieli sono campiture monocrome e piatte, la luna vi riverbera un delicato sorriso d’argento. Artista sensibile alla geometria vede il piano come spazio infinito, respiro di purezza contrapposto ai volumi lineari dell’esperienza vissuta. Case come cubi intagliati di rettangoli e corpi come superfici dai confini tormentati. Monti dai volumi tridimensionali ruvidi e alteri che con la loro asprezza sono capaci di proteggere un malinconico verde altrimenti perduto.

opera di Alessandro Bronzini

Alessandro Bronzini rappresenta in purezza la frattura tra realtà e ideale. Lo fa con ironia sarcastica, con il sorriso tagliente di chi ha molto vissuto. Nei limpidi cieli blu, sede prediletta per tutto quanto è positivo, appaiono vuoti rappresentanti di valori e metastasi della società malata. La tradizione viene sovvertita, l’osservatore sorride ma resta sgomento perché obbligato a farsi dubbioso, a porsi domande. Il cielo è lo spazio dei proclami, il megafono per chi ha voce. La terra invece aiuta con aria complice a custodire segreti.

opera di Enzo Puleo

Enzo Puleo, che dipinga o scolpisca, costruisce lo spazio come somma di corpi. Tanto l’Icaro profano quanto il Salvatore ormai asceso sono membra plastiche libere dalla gravità, immemori del peso terreno. Cielo si trasforma in leggerezza, terra in sofferenza: l’orizzonte è lo spazio fisico che l’acrobata per un attimo supera. Più dell’asserzione di mondi separati esprime l’umano desiderio di elevarsi staccandosi faticosamente dalla propria identità. Resta l’iconografia ma la modernità del significato prorompe.

opera di Enzo Puleo (dettaglio)

“Sotto il cielo di Palermo” riesce a combinare un linguaggio tecnico impeccabile, maturato in secoli di ricerca visiva, con l’attualizzazione di uno schema iconografico millenario che tutti conosciamo. Ha però l’intelligenza di non ripetere concetti ormai superati. Porta invece in un linguaggio conosciuto dei significati nuovi, delle riflessioni adatte ad interrogarci su una modernità in cui il dramma della violenza e della guerra non sono spiegabili né trovano una ragione plausibile restando ancorati alle categorie morali del passato.

opera di Sebastiano Caracozzo

In copertina opera di Gery Scalzo

no Reggiani per altre riflessioni critiche su arte e artisti nella pagina Critica d’arte al seguente link: https://www.facebook.com/reggianicriticadarte