Synthwave non è nostalgia: è una lente sul presente.
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Nel suo saggio : “Il tempo sospeso”, Mario Spinosa racconta come l’immaginario nato tra la fine dei Settanta e gli Ottanta (neon, notti urbane, sintetizzatori) sia diventato un modo di percepire il mondo. Non un semplice ritorno al passato, ma un linguaggio che continua a riaffiorare perché parla direttamente alle inquietudini contemporanee.
Tutto parte dal cinema, e il primo nome che Spinosa chiama in causa è Dario Argento. Con lui il sintetizzatore smette di essere solo musica: diventa un battito narrativo, un suono che trasforma lo spazio in tensione, la città in labirinto, la luce in minaccia. Da Argento, il discorso si allarga a registi come John Carpenter e William Friedkin, che hanno definito un’estetica fatta di solitudini urbane, architetture ostili e un futuro che sembra sempre sul punto di arrivare senza mai compiersi.
Spinosa mostra come questo immaginario sia diventato una memoria condivisa: basta una strada illuminata in un certo modo perché la realtà sembri trasformarsi in cinema. È un cortocircuito tra vissuto e visione, tra ciò che vediamo e ciò che abbiamo interiorizzato attraverso decenni di immagini.
Quando questo linguaggio riemerge nel cinema contemporaneo da Drive a It Follows, fino a Stranger Things non è imitazione, ma reinvenzione. Il neon non è vintage, è un modo per raccontare lo smarrimento moderno. Il synth non è revival, è la voce di un presente che non trova un equilibrio.
Il tempo sospeso diventa così una guida dentro un’estetica che non appartiene più a un’epoca, ma a una sensibilità. Un modo di guardare il mondo che nasce negli anni Ottanta, si trasforma, scompare e ritorna, ogni volta che una strada, sotto una certa luce, smette di essere solo una strada e diventa immagine. Che dire grazie a Spinosa ho compreso il guardare diversamente una inquadratura di un film e soprattutto capire cosa è il Synthwave è un termine composto da synth (abbreviazione di synthesizer, cioè sintetizzatore) e wave (onda). Letteralmente significa “onda di sintetizzatore”. Quindi un cinque stelle ma un saggio a mio avviso non per tutti ma per chi ha voglia di scoprire l’onda di un suono che può creare stati d’animo.