02/06/2026
“Ultreia” di Rocco Luvarà : un’esperienza di vita raccolta e trasformata in immagine nella critica di Massimiliano Reggiani
Arte

“Ultreia” di Rocco Luvarà : un’esperienza di vita raccolta e trasformata in immagine nella critica di Massimiliano Reggiani

Mag 15, 2026

Ci sono artisti che sanno donare per il semplice desiderio di trasmettere qualcosa di sè agli altri. Il fotografo Rocco Luvarà è uno fra questi; ha percorso da pellegrino una delle storiche vie per Santiago de Campostela, realizzandone un foto-racconto per poi generare un QR e rendere “Ultreia” accessibile a tutti. “Ultreia” va oltre il dato spirituale definendo una possibile filosofia del vivere.

Come ruscelli verso il mare, torme di pii viaggiatori medievali segnarono le campagne creando percorsi e ostelli per incontrare i resti mortali di San Giacomo apostolo, Santo Yago il latino Iacobus in spagnolo arcaico. Furono gli angeli, si narra, a riportare il corpo dell’Apostolo nella penisola iberica dove aveva precedentemente predicato evangelizzando i popoli pagani. Santiago cominciò così ad apparire in sella ad un cavallo bianco aiutando la cristianità nella guerra di Reconquista. Vittorioso sull’infedele prese l’epiteto di Matamoros: Santiago Matamoros, San Giacomo l’ammazzamori. Nel tempo lo scontro di religione aveva spostato i confini dello scontro: l’antico Camino Francés, la via più meridionale divenne impraticabile mentre prese maggior vita il Camino del Norte, la via più accidentata e selvaggia seguita da Rocco Luvarà.

Il libro si presta a differenti piani di lettura: la chiave più semplice è quella dell’accompagnatore, del confidente, del diario. Il lettore è accanto, pagina dopo pagina, ad una persona ordinaria che decide di allontanarsi temporaneamente dal proprio vissuto per trovare uno scopo, plasmando il proprio corpo verso un’esperienza nuova che richiede disciplina, metodo, abnegazione e volontà. Fissare un obiettivo, condividerlo in un’empatica sintonia con altri camminatori, sentirsi uniti pur se tra sconosciuti è già un modello, un’esperienza che aiuta a crescere.

“Ultreia” è anche un’opera d’arte perché è un’esperienza di vita pazientemente raccolta, sedimentata e trasformata in immagine. Luvarà cammina sulla superficie della massa viscerale e densa di drammi della cultura europea: un coacervo di poesia, di sangue e di odio che non abbiamo mai superato ma semplicemente rimosso. Nell’anno 813 – attratto da un improvviso brillìo di luci nel cielo (da cui forse Campostela, in latino campus stellae) – un eremita riconosce come reliquia del Santo uno scheletro decollato dissepolto da un’antica necropoli. Nel secolare conflitto tra fedi, in una terra contesa fra Islam e Chiesa romana, il luogo del miracoloso ritrovamento diventa meta di continua devozione, testa di ponte in una landa di confine.

Le fotografie, naturalmente, insistono sulla cronaca del viaggio e sui segni che costellano il Cammino. Nel continuo ritorno di zaini, pellegrini e scarponi ci abituano a riconoscere il ritmo di un percorso interiore che non ha nulla di claustrofobico. Non si cammina per guardare ma si procede lasciando entrare nel corpo stanco e spossato il fiorire di una spiritualità sempre più intensa. Sui volti appare la serenità di chi ha saputo superarsi, tralasciando vincoli, pesi e tensioni della vita d’ogni giorno e si prepara ad un abbandono, liberatorio, nell’abbraccio protettivo del divino.

La frase “Ultre ia Et Sus eia, Deus adjuva nos” tradotto in un sito sulle vie giacobine con “Andiamo oltre, andiamo più in alto, che Dio ci aiuti!” dà simbolicamente voce a questo libro fotografico. Ultreia si dicono l’un l’altro i pellegrini; Et Suseia risponde chi s’incontra lungo il Camino del Norte. Una coralità, un moto fraterno, lo stesso che l’Autore sembra rivolgerci permettendo – con un semplice QR code – di camminare idealmente insieme a lui sulle terre ventose della Galizia.

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