18/04/2026
L’argilla prende forma e si tinge con “I colori del fuoco” di Mario Lo Coco: lettura di Massimiliano Reggiani
Arte

L’argilla prende forma e si tinge con “I colori del fuoco” di Mario Lo Coco: lettura di Massimiliano Reggiani

Apr 14, 2026

Una ricca e sfavillante antologica per Mario Lo Coco, scultore siciliano nato a Monreale nel 1954. “I colori del fuoco” è allestita nell’ex Chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano, con il patrocinio dei Comuni di Palermo e Ciminna, dal MUCEB Museo della Ceramica di Burgio e dalla Pro Loco di Ciminna. La mostra raccoglie le ricerche condotte dal maestro: dal Raku alla maiolica tradizionale, dalle sculture modellate ai volumi realizzati con l’antica tecnica del colombino; dalle recenti carte polimateriche in tecnica mista agli enigmatici libri asemici in carta vegetale oppure modellati nell’argilla e resi poi imperituri dal calore sapientemente dosato. Mario Lo Coco si è diplomato presso l’Istituto d’Arte monrealese specializzandosi in progettazione del vetro per il mosaico. Alcuni aspetti peculiari si ritrovano in tutta la sua arte: l’attenzione per il segno, come volontà di lasciare un messaggio per quanto criptico e l’empatia per ogni essere umano; un’evidente insofferenza per le ingiustizie si trasforma in lacerazioni espressioniste e deformazioni della materia. C’è un desiderio di equilibrio senza tensioni che si risolve in una pura contemplazione della geometria, dai solidi di rotazione all’utilizzo modulare della forma cubica.

La ceramica di Mario Lo Coco appartiene da sempre all’umanità. Precede di millenni la nascita della storia ed esisteva in Sicilia ben da ben prima che i normanni v’irrompessero per liberarla dai bizantini e dagli emiri. La ceramica continua ad accompagnarci dall’antichità più remota all’opulenza del mondo classico e ancora oggi si presta con inesauribile freschezza a riflettere sul cosmo e sul significato dell’esistenza. L’argilla è il luogo sia dell’orma che della traccia: il segno volontario e quello inconsapevole. È rifugio atavico perché si modella accogliendo il nostro corpo e carezza l’estensione del gesto: diventa guscio, conchiglia, protezione e casa. L’argilla, ovviamente ergonomica, ci rappresenta e conserva la nostra identità diventando subito metafora del creare dando forma, mantiene il nostro ricordo che ancora, dopo la fine, ci sopravvive. Il professore Aldo Gerbino durante l’inaugurazione ha detto: “Quella di Mario Lo Coco è un’azione, agente in precise fasi di centrale creatività sviluppando, con costanza, le sue privilegiate forme geometriche: dall’argilloso euclideo planisfero alla triangolarità espressiva dei materiali plasmati, dalla segnatura picta delle carte fino a riconvertire il tutto nella ricerca d’una materia che possa far riflettere sulla pagina ancestrale del pensiero e, al tempo stesso, sul senso del fare come desiderio, come sogno”.

Le opere di Mario Lo Coco ne “I colori del fuoco” sono allestite come costruzione simbolica. Lo spazio un tempo liturgico della ex chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano presenta una sezione in vetro sul pavimento che svela i reperti archeologici e le murature sottostanti, scoperte durante i restauri. Dentro il tempio cristiano, che è luogo del sacrificio di chi non ha colpa, si riaffaccia una cultura precedente, classica e politeista, ripresa in una declinazione filosofica prossima al pitagorismo. Percorrendo la navata ci si trova immersi nell’istinto, il Mediterraneo insanguinato, da cui escono le basi di colonne tagliate che contengono emozione ma non ancora geometria. Questa serie di piatti forma la pianta di un tempio, antecedente a quello cristiano, nella cui cella si arriva alla geometria dei due “totem” colonnari e ad una chiave di lettura più umanista, con la candida forma della donna incinta lavorata con la tecnica Raku. Dalla cella, posta verso l’abside, si vede finalmente un mondo nuovo sostenuto dalla contemplazione di un cosmo non eliocentrico di sfere multicolori che ruotano intorno ad un asse. I coni sono allineati e alludono alla spina romana, come quella del Circo massimo, intorno a cui si rincorrevano le quadrighe nella folle corsa che racchiude il senso circolare del vivere. È un chiaro riferimento dell’Artista alla propria terra siciliana, un tributo ai mosaici di Piazza Armerina e ad una tecnica che affonda le proprie radici nella notte ancestrale di sontuose civiltà ormai dimenticate.

“I colori del fuoco”
mostra antologica di Mario Lo Coco a cura di Vito Mauro e Massimiliano Reggiani
allestimento architetto Silvia Di Caro
Palermo, ex chiesa Santi Crispino e Crispiniano
Biblioteca comunale di Casa Professa “Leonardo Sciascia”
11- 26 aprile 2026
La mostra, con ingresso libero, è visitabile dal martedì alla domenica:
martedì dalle ore 9:30 alle ore 13:30
dal mercoledì al venerdì dalle ore 9:30 alle ore 13:30 e dalle ore 14:30 alle ore 17:30
sabato e domenica dalle ore 10:00 alle ore 17:00

Fotografie di Loredana Trapani

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