18/04/2026
Massimiliano Reggiani interprete di Elisabetta Maniaci: quando l’arte sfiora la sacralità
Arte

Massimiliano Reggiani interprete di Elisabetta Maniaci: quando l’arte sfiora la sacralità

Apr 9, 2026

Elisabetta Maniaci, artista siciliana di Montelepre, esplora il labile confine tra il contemporaneo e l’arte sacra sviluppando grandi croci policromatiche. La sua ricerca affonda nei colori e nella suggestione dei ricchi e ornati tessuti di cui la liturgia si veste nei momenti solenni, broccati e velluti che adornano le figure nei riti processionali, decori sontuosi che trionfano nei tasselli di marmo delle decorazioni di molte chiese barocche. La composizione di queste croci è decisamente moderna: nessuna figurazione o altri segni iconografici, estrema linearità e costruzione modulare, fatta di piccole tele assemblate che spezzano in più parti fisiche l’impatto visivamente unitario dell’opera. Il risultato è un felice connubio fra tradizione e innovazione: l’utilizzo di un simbolo così diretto legato al richiamo di una magnifica opulenza, permette al fedele di ritrovarsi nella medesima radice culturale, di cui viene estratta una raffinata quintessenza.

La sua tecnica prende spunto dalla Fluid Art ma lascia il pigmento abbastanza denso per formare complessi decori generati dall’uso di molteplici attrezzi e movimenti ripetuti. La rotazione del polso, la delicatezza del gesto femminile, la pazienza di sovrapporre i colori in mescole non amalgamate, creano filamenti ordinati e paralleli e soffi di materia più liquida che improvvisamente si espandono in leggerissime nuvole e preziose velature. Il rapporto con la materia è diretto: il fluire fisico dei colori diventa un labirinto di tracce lasciate da gesti sicuri e consapevoli. Nel silenzio ovattato del suo studio, ritagliato nella quiete di una fra le antiche case del borgo, Elisabetta Maniaci tratta il colore con l’abilità di chi ricama, intrecciando esili fili di pigmento ancora duttile e fresco; durante un’intervista disse: “I miei dipinti sono l’immagine di quel giardino segreto che custodisco nell’anima”.
Non occorre soffermarsi sul significato simbolico dei singoli colori: appartengono all’esperienza e ai ricordi personali dell’artista. Spesso richiamano letture sacre o si lasciano condurre dall’armonia di luci e ombre della chiesa a cui l’opera è dedicata. Molti moduli hanno una struttura centrale, che si irradia e assume le sembianze di un fiore, di un’aura che galleggia nello spazio e trascina lo sguardo con un senso di leggerezza, d’assenza di gravità. In alcune tele le linee procedono parallele nel loro andamento sinuoso, suggerendo le venature del marmo, la sedimentazione e il ripetersi del tempo. In altre ancora prevale una successione ritmica di colore che si espande ricordando una danza di piccoli ventagli. Dalla combinazione di questi elementi nasce un’arte fatta di sensibilità e algoritmi, cioè di passaggi ben definiti e ordinati che costruiscono le melodie cromatiche di un variegato e ammirevole contrappunto creativo.
Tornando all’arte del ricamo vi è nell’artista la padronanza di tratti o motivi, di forme e di effetti che sono continuamente richiamati e offerti in sempre nuove combinazioni.

Diverse Croci dipinte da Elisabetta Maniaci accompagnano così la preghiera e raccolgono gli sguardi ammirati dei fedeli nella rassicurante penombra dei luoghi di culto: dalle chiese e alla rettoria di Montelepre fino alle pareti di nuda pietra all’antica Magione di Palermo. La serie di “Picta Crucis” è stata presentata al Clero e ai devoti in diverse occasioni: a Monreale nel 2023 per la mostra “Nel Segno del Sacro” tenuta nella Chiesa degli Agonizzanti in presenza dell’Arcivescovo Gualtiero Isacchi, a Palermo nel 2025 per “Anima policromatica” nel Salone di Santa Cecilia alla Magione in presenza di S.A.R. Principessa Beatrice di Borbone delle Due Sicilie, Gran Prefetto Costantiniano.

Fotografie a cura di Massimiliano Reggiani

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