Invocazione alla pace, senso dell’umanità e ripudio della guerra nello spettacolo “L’Uomo parla all’uomo”

Domenica 29 marzo 2026 alle ore 18 è andato in scena al Centro Feliciano Rossitto di Ragusa, promosso dal suo presidente Giorgio Chessari un recital che, attraverso la lettura espressiva di testi vari ( scritti da poeti, letterati, autori di canzoni, filosofi e autori dialettali ragusani) ha affrontato la tematica della Pace Universale.
Il lavoro è frutto di una idea e da una ricerca a tutto tondo di Pippo Antoci che ha assemblato testi tratti da opere di Dante Alighieri, Giacomo Leopardi, Bertold Brecht, Charlie Chaplin, Bob Dylan, Jhon Lenon, Giordano Bruno, Raniero La Valle, Primo Levi, Salvatore Quasimodo, Italo Svevo, Giuseppe Ungaretti, Gianni Rosari, Il Cardinale Zuppi, Vann’Anto’, Umberto Migliorisi, Aury Frasca, Vincenzo Rabito.
Il tutto proclamato con voce vibrante e con l’accompagnamento di musiche suonate al pianoforte dal maestro Marco D’Avola e arricchito dalle avvolgenti coreografie di Cetty Schembari che ha portato sulla scena le ammalianti e suggestive danze dei giovani professionisti Mattia Farinato ed Emanuele Abbate.
I testi sono stati letti da Pippo Antoci, Ornella Cappello, Antonella Ferante , Mariuccia Gulino e da Gianni Battaglia che ha curato anche la regia.
Luci e Fonica di Davide Criscione.
Nella sala teatrale sono state espose le opere di grandi maestri dell’arte pittorica Salvatore Fratantonio e Piero Maltese, assieme ad opere di altri artisti dell’Associazione Culturale “Le cerAmiche”.
Arte drammatica e arte pittorica hanno pertanto costituito un binomio perfetto.

Davanti al numeroso pubblico gli attori hanno scandagliato il tema così drammaticamente attuale della guerra in atto nella striscia di Gaza e nel medio Oriente, facendo anche richiami al passato, ai devastanti effetti che le guerre mondiali hanno portato all’umanità e ai continui genocidi che hanno avuto luogo non soltanto a danno del popolo ebreo. Nei cuori degli uomini permane una profonda aspirazione alla pace, con un lacerante smarrimento di fronte alle martellanti e quotidiane notizie di bombardamenti, morti,feriti,profughi che fuggono dalle loro case e patiscono fame e freddo, mentre bambini innocenti
vengono sacrificati all’indiscriminata, spietata violenza che sembra non avere mai fine, nonostante l’intervento di alcuni paesi, i tentativi diplomatici e i ripetuti appelli da parte del Papa.
Il messaggio più forte, veicolato dalla conclusione del romanzo “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo sembra quasi fornire una visione profetica di fronte a quello che potrebbe succedere alla terra se si continuerà a costruire armi micidiali: l’autodistruzione che cancellerà ogni forma vita sul pianeta.
Di fronte alla follia umana, al richiamo di Tanathos che sembra opporsi alla vita e all’amore che dovrebbero regnare in un mondo fatto di pace, di amicizia e di condivisione fraterna, è necessario mobilitarsi prima dentro le nostre coscienze e poi partecipando a ogni forma di manifestazione di protesta che esalti la necessità della pace e la fine di ogni conflitto.
La danza dei due giovani vestiti di bianco in una performance di avvicinamento e di allontanamento, di abbracci e di respingimenti, di tristezza e di vitalità sembrano aver voluto esprimere in modo simbolico, attraverso il linguaggio del corpo, la dicotomia fra guerra e pace, fra odio e amore, fra unione e divisione.
Alla fine dello spettacolo sono stati tributati dal pubblico numerosi applausi a coloro che hanno portato sul palcoscenico una problematica così sentita,se pur addolcita dalle note carezzevoli delle musiche suonate al pianoforte dalle sapienti mani del bravissimo maestro D’Avola.


Forse lo spettacolo necessitava di un ulteriore perfezionamento strutturale, magari citando, subito dopo la lettura dei testi, le fonti da cui gli stessi erano stati estrapolati e dando agli spettatori un’informazione più completa e puntuale che avrebbe di certo favorito un opportuno inquadramento storico e culturale e maggiore organicità al lavoro complessivo.
Ma rimane comunque un tentativo riuscito di sensibilizzazione e di coinvolgimento teso a manifestare il profondo disagio di tutti e a mantenere alta l’attenzione agli eventi attuali e alle possibili soluzioni del problema. La pace è un bene prezioso di cui l’umanità non può fare a meno, mentre la morte causata dalle guerre è un tragedia così sconvolgente e inaccettabile da mettere in crisi le coscienze di ognuno di noi che ci sentiamo confusi e impotenti.
Lo slogan dell’evento : FERMIAMO I CRIMINI CONTRO L’UMANITA’



