18/04/2026
Lo Mei Hing nell’interpretazione critica di Massimiliano Reggiani: l’armonia invisibile del Tao
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Lo Mei Hing nell’interpretazione critica di Massimiliano Reggiani: l’armonia invisibile del Tao

Mar 31, 2026

Lo Mei Hing è un’artista cinese da tanti anni residente in Italia dove si è laureata in Pittura con lode all’Accademia di Brera. Nata ad Hong Kong da una famiglia di antiche tradizioni culturali ha da sempre cercato di riannodare la raffinata tradizione cinese all’arte contemporanea, portando una filosofia millenaria nelle tecniche del presente, dall’incisione al collage, dalla pittura gestuale alla fotografia. La sua presenza a Bressanone, dove ha deciso di vivere per la particolare consonanza tra le forme geologiche del luogo e i ricordi di un viaggio nei paesaggi cinesi fatto in tenerissima età in compagnia della propria madre. Per conoscere la sua complessa e articolata produzione abbiamo deciso di partire dalle immagini fotografiche perché ci permettono di scoprire la sua sensibilità attraverso un elemento – lo scatto – facilmente leggibile anche dagli occidentali. La fotografia appartiene ad ambedue le culture, ma è guardata, però, da prospettive radicalmente diverse.

L’arte fotografica di Lo Mei Hing è particolarmente apprezzata anche per il carico culturale ed emotivo che è profuso in ogni immagine. Proprio per questa ragione la statunitense Blue Sky Gallery dell’Oregon Center for the Photographic Arts le dedicò un evento espositivo di un anno tra l’aprile 2018 e la primavera successiva. In Italia ha invece esposto nel 2017, in una bipersonale con il compagno e artista Bill Hornaday nella Mediateca Santa Teresa per Milano PhotoFestival. Recentemente al Guggenberg di Brixen, la storica Casa di Cura del Dr. Otto von Guggenberg aperta nel 1890 e rimasta attiva oltre un secolo usando il metodo Kneipp, una visione naturale e olistica della medicina; attualmente il complesso di stile eclettico è della fondazione Sparkasse di Bolzano. Quest’ultima mostra delle opere fotografiche di Lo Mei Hing è stata voluta dalla dottoressa Laura Buttà, sostenitrice di un approccio più umanistico – anche attraverso l’Arte – alla salute sia del corpo che della psiche.

Lo Mei Hing porta nella propria estetica l’essenza del Tao Te Ching, un’opera di Lao Tzu (il venerabile maestro) alla base del Taoismo. Non lo fa per scelta stilistica ma come filosofia di vita, come modo per comprendere il significato dell’esistenza e di trovare il proprio posto nel fluire del tempo. Secondo gli Orientali il Tao ci è comune e lega intimamente gli esseri, i viventi e quindi anche tutta l’umanità. La scelta di Lo Mei Hing di non dipingere usando pennelli o pigmenti tradizionali ma direttamente attraverso la fotocamera è per lei una tecnica attuale e veloce ma non banale, di dipingere direttamente con la luce. I suoi soggetti legati al mondo vegetale, ma non certo al nostro vedutismo o al paesaggio romantico, sono multiformi manifestazioni della medesima unità che dal cielo si irradia nell’intero universo donando al cosmo la forma e una fitta rete di relazioni che mantengono tutto interconnesso e dipendente. L’acqua, i riflessi, i controluce, la geometria nodosa dei rami spogli e dei fitti tronchi, la danza delle foglie, l’attimo in cui gli uccelli si posano e sembrano fiorire dalle fronde invece d’essere figli del vento, sono aspetti di un tempo universale entro cui l’essere umano dovrebbe cercare il proprio completamento senza vivere di continue e dolorose contrapposizioni.

Un altro elemento importante della filosofia cinese è il Ch’i: descrive quell’onda energetica che la musica o comunque un gesto possono generare e che di rimando l’ascoltatore amplifica e riverbera in uno scambio potenzialmente infinito di reciproco arricchimento. Per Lo Mei Hing anche la fotografia ha la capacità di far scaturire questa vibrazione emotiva.
Possiamo quindi dire, con una forte semplificazione, che l’approccio alla fotografia di Lo Mei Hing e più in generale all’arte cinese secondo i principi del taoismo non è il guardare materialmente l’oggetto, né considerarlo come documento, fatto di cronaca o fonte di ricordi. Rappresenta, invece, un momento di forte contatto fra l’osservatore e l’universale in un percorso interiore di armonia e consapevolezza. Spiega Lo Mei Hing “Vorrei che le mie immagini acquistassero una loro identità; che potessero dialogare direttamente con chi le guarda come succede a me quando osservo la natura. La natura mi risponde, senza una terza entità. Natura e essere umano vanno sullo stesso piano, perché ogni relazione, ogni empatia fra due esistenti (qualunque essere sia) è unica e senza alcun intermediario!”.

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