L’Ecce Homo di Antonello da Messina a Palermo: la proposta di Mauri Lucchese
L’acquisizione dell’“Ecce Homo” di Antonello da Messina da parte del Ministero della Cultura riaccende il dibattito sul futuro e sulla collocazione dell’opera. Tra le prime voci a intervenire c’è quella del pittore e intellettuale palermitano Mauri Lucchese, che ha lanciato una proposta destinata a far discutere: portare il capolavoro a Palermo, nel complesso monumentale di Palazzo Abatellis.

Il Ministero della Cultura ha confermato ufficialmente l’acquisto del dipinto, già anticipato da indiscrezioni giornalistiche e successivamente verificato dalla casa d’aste Sotheby’s. L’operazione, condotta attraverso la Direzione generale Musei, ha portato nelle collezioni statali un’opera considerata un unicum nel panorama del Quattrocento italiano, per un valore di 14,9 milioni di dollari.
Si tratta di un piccolo pannello a tempera su tavola, dipinto su entrambi i lati: da un lato un intenso “Ecce Homo”, con Cristo coronato di spine e segnato dal dolore; dall’altro un San Girolamo penitente immerso in un paesaggio roccioso. Le dimensioni contenute e la doppia raffigurazione suggeriscono una funzione devozionale privata, confermata anche dalle tracce d’uso legate alla sua lunga storia come oggetto di culto.
Secondo il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, l’acquisizione rappresenta un’operazione di altissimo valore culturale, inserita in una strategia di ampliamento e valorizzazione del patrimonio nazionale da rendere accessibile ai cittadini e ai visitatori internazionali.
La proposta di Lucchese: l’opera a Palermo
Secondo Lucchese, la sede ideale per l’“Ecce Homo” dovrebbe essere Palazzo Abatellis, dove è già custodita l’“Annunziata”, altro capolavoro dello stesso autore.

Ecce Homo di Antonello da Messina sia Palazzo Abatellis dove già è esposta l’Annunziata dello stesso autore. Due grandi capolavori del Rinascimento italiano qui a Palermo sarebbero oggetto di grande successo di pubblico che porterebbe in città un notevole flusso turistico proveniente da tutto il mondo».
Secondo Lucchese, la presenza congiunta di due opere simbolo di Antonello rappresenterebbe un elemento di forte attrazione culturale e turistica, contribuendo a rafforzare il ruolo internazionale della città.
Lucchese ha inoltre dichiarato il proprio impegno istituzionale:
«In qualità di Accademico di Sicilia con nomina a Presidente di grandi eventi e comunicazione mi farò portavoce e promotore per la realizzazione di questo straordinario traguardo che ritengo possa contribuire a confermare definitivamente Palermo Capitale della Cultura mondiale».
Un artista tra memoria e territorio
Mauri Lucchese, allievo di Renato Guttuso tra il 1976 e il 1977, è una figura poliedrica del panorama culturale siciliano. Pittore, scrittore e studioso del patrimonio etnoantropologico di Palermo, ha dedicato la sua ricerca ai colori, alle atmosfere e alle tradizioni dell’isola.
La sua formazione accanto a maestri del Novecento siciliano come Pippo Madè, Pippo Bonanno, Bruno Caruso, Vincenzo Vinciguerra e Giovanni De Simone ha contribuito a definire uno stile attento alla memoria e alla narrazione del territorio. Tecniche come l’acquerello e il pastello, unite a una sensibilità narrativa, caratterizzano la sua produzione, che spazia dai paesaggi alle scene di vita quotidiana.

Tra le opere più significative spicca “La Vucciria inedita”, presentata nel 2016, mentre recentemente ha celebrato la sua 58ª mostra personale, confermando un percorso artistico coerente e in continua evoluzione.
La proposta di Mauri Lucchese riapre un dibattito importante: il ruolo delle città del Sud nella valorizzazione dei grandi maestri del passato.
Accogliere l’“Ecce Homo” accanto all’“Annunziata” significherebbe rafforzare non solo l’offerta culturale, ma anche l’identità internazionale di Palermo. In un tempo in cui il turismo culturale rappresenta una risorsa fondamentale, la visione di un sistema museale sempre più integrato e attrattivo potrebbe diventare un punto di svolta.
La questione, dunque, non riguarda soltanto la collocazione di un’opera, ma il modo in cui la Sicilia sceglie di raccontare sé stessa al mondo.



