“Lili, un libro aperto”: Loredana Trapani raccontata da Massimiliano Reggiani tra fotografia e radici

Uno sguardo in anteprima sul volume fotografico “Lili, un libro aperto” dell’artista palermitana Loredana Trapani, un’opera dedicata alla madre Luisa che sembra idealmente proteggere con le anziane mani affettuose questo nuovo stadio di ricerca della propria figlia. Lili, nome d’arte con cui le fotografie di Loredana scorrono sul web, con pagine di immagini, pensieri, riflessioni e parole, ci lascia testimonianza di un momento personale, significativo e profondo. Afferrata e quasi sommersa dal tumulto del lavoro e della vita usa la fotografia come gesto di consapevole autorappresentazione.
Giunta a fare scelte e subire cambiamenti, si lega con un moto apparentemente indissolubile alle strade e ai vicoli, alla gente, ai sogni impossibili e alle mille delusioni di un popolo altero, sapiente e disorientato, tenacemente aggrappato alle poche certezze d’un mondo in frenetico cambiamento. In prefazione il critico d’arte Leo Strozzeri delinea efficacemente l’architettura sottesa all’opera. “Quello che desta meraviglia è soprattutto la capacità di sillabare con grande perizia due componenti misteriose, ovvero quella tipicamente verista propria della sua terra d’origine … benedetta da Giovanni Verga … e quella tipicamente femminile che si nutre con lo stupore delle piccole realtà percepite quasi con gioia infantile ma profondamente passionale”.
In questa fase del percorso di crescita e maturazione personale di Lili, la sua fotografia diventa riflessione, strumento di indagine della realtà interiore che trova armonica conferma nell’accadimento delle cose. Palermo vissuta, percossa e percorsa, sfruttata e amata, fissata nell’eterea violenza d’uno scatto che stacca a morsi brani di realtà.
Una fotografia densa di memoria propria e di memorie altrui che diventa complice amica. Loredana Trapani imprime negli scatti la personale e cristallina visione del mondo che fino ad ora l’ha sempre accompagnata. Studia e coglie le relazioni sociali, i ricambi generazionali, i confini che improvvisamente diventano barriere umane e sociali. Fra luci e ombre misura il tempo che corre e ferma per un attimo la fragilità dell’esistenza.






Lili – tra immagini e riflessioni – si rivela capace d’ascoltare i sussurri nascosti, le tracce di tempi perduti, le stratificazioni e il sedimentare di passioni e patimenti. Guarda con sincera empatia all’umanità, soprattutto verso le fasce neglette dove il gesto e il sorriso prorompono istintivi, senza la gabbia di convenzioni e ipocrisie. Osserva premurosa ogni cultura che approda sull’isola cercando un appiglio di sopravvivenza. L’obiettivo fotografico segue il naturale evolversi dell’integrazione, i giovani che crescono, i riti che si tramandano, le differenze formali che perdono consistenza nel reciproco arricchimento.
Palermo – la città d’elezione – non genera un modello che trasmette identità ma assomma valori, induce alla scoperta, apre occhi altrimenti sopiti, accoglie e stimola costantemente a metterci in discussione. La fotografa e la città – entrambe assetate di vita – sembrano darsi spalla l’un l’altra confortandosi in una continua rilettura sia dell’esperienza personale che della storia collettiva. Questa mitopoiesi appaga entrambe: la città, che è libera di sedimentare secondo la propria natura in un placido e assolato turbinare di esistenze intrise di sogni; la fotografa che trova in questo ripetersi fatale la spiegazione della propria sensibilità. Essere testimone del tempo, di quello passato che continua a palpitare, di quello futuro che pensiamo già di sapere come svilupperà.

In queste ricche pagine Lili pone Palermo come alte ego cosmico, se ne sente permeata; ne conosce il soffio vitale e s’identifica con questa pulsazione senza tempo. Si annulla come individuo per diventare corpo vivente della città. Quando cerca una visione oggettiva si sposta di soli pochi chilometri in una terra liminare: le saline trapanesi. Luoghi di metafisici riflessi che catturano il vento coi loro mulini trasformandosi in sogni liberi nella notte cristallina, argentea e stellata.
“Ogni impronta – scrive Loredana Trapani in chiusura d’opera – è il segno fragile di un istante che non tornerà, un passo che ha già dimenticato sé stesso. Eppure, disposte l’una accanto all’altra, queste orme lasciate sul sale, sembrano mappe silenziose di vite che si sono sfiorate solo nel destino del terreno condiviso. Viene da chiedersi quante storie camminino vicine senza incontrarsi mai, lasciando soltanto il riflesso del loro passaggio nella polvere del mondo”. Dopo questa chiosa finale Lili, crisalide avvolta in una veste di seta lucente, sembra ormai pronta per fotografare e vivere con una sensibilità nuova e diversa, in cerca di luce e di materia, d’equilibrio e di bellezza. Consapevole delle proprie radici presto fiorirà in nuovo cercare, perché l’arte e, soprattutto, la fotografia sono compagne fedeli per chi vive una continua evoluzione personale.
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