Cime Tempestose di Emerald Fennell Un adattamento radicale, sensoriale e divisivo

Il nuovo Cime Tempestose di Emerald Fennell è diventato uno dei film più discussi dell’anno, un adattamento che non tenta mai di essere fedele al romanzo di Emily Brontë ma lo trasforma in un’esperienza sensoriale, gotica e pop. Fennell adotta un’estetica da videoclip, fatta di carne, sangue e desiderio, eliminando ogni patina romantica e spingendo l’opera verso un immaginario disturbante e contemporaneo. Il film copre solo la prima parte del libro e si chiude con un finale straziante, lontanissimo dall’originale, in cui Heathcliff veglia il corpo senza vita di Catherine, senza redenzione né fantasmi.
La critica si divide: c’è chi ammira il coraggio visivo, la fisicità degli attori e la libertà creativa, e chi invece vede un’operazione che svuota la complessità del romanzo riducendolo a moodboard estetica. Molti spettatori parlano di “fan fiction in costume post‑Bridgerton”, un’opera che trasforma l’ossessione in stile e il tormento in immagine. Sui social circolano impressioni contrastanti: alcuni celebrano l’audacia di Fennell, altri rimpiangono la profondità emotiva e tematica del testo originale, soprattutto l’assenza della seconda generazione e la rimozione di temi come razza e classe. Il risultato è un film che non lascia indifferenti, capace di dividere, irritare o affascinare, ma sempre con una forza visiva che impone la sua presenza. Su un famoso social il film è quasi tutto spoilerato e devo dire che la bellezza dei due protagonisti ha dato il passa parola per i più giovani a recarsi al cinema. Anche qui mi sorge il dubbio la nuova generazione andrà a leggere il romanzo di “Emily”?. Sapete quale è il mio pensiero?
Emily Brontë apprezzerebbe l’audacia, ma non il filtro pop; riconoscerebbe il fuoco, ma non lo specchio in cui viene riflessa, quindi credo che non sarebbe stata d’accordo e poi il virgolettato nel titolo, assolutamente fuorviante, quindi per solidarietà quattro stelle. E buona visione.