Massimiliano Reggiani racconta “Dammi un domani, non mi tradire”: il Teatrodanza di Trapani e Cilluffo al Castello di Cammarata
Nell’antica Torre del Castello di Cammarata, per La Settimana della Cultura dal 25 luglio al 2 agosto 2026, un appuntamento ricco di fascino, emozione e colore dove le atmosfere e i gesti segnano un nuovo linguaggio del corpo. Loredana Trapani e Giovanni Cilluffo lavorano sul vivere quotidiano: fanno parlare la realtà di ogni giorno. Le loro performance prendono nutrimento e forma dal Teatrodanza (il Tanztheater che fiorì in Germania agli inizi del Novecento) ma lo evolvono portando contributi personali anche nell’allestimento dello spazio scenico. Lo arricchiscono di opere uniche, create da loro stessi. Entrambi palermitani ma di generazioni differenti: lui è un danzatore che ha vissuto gli anni d’oro del balletto contemporaneo europeo; lei una fotografa capace di raccogliere tracce effimere e sedimenti visivi nel ventre multietnico della propria città. Entrambi sanno sconfinare nei linguaggi dell’altro: Giovanni dipingendo sulle fotografie scattate da Loredana in bianco e nero, usando i colori per isolare e dare ancor più voce agli elementi simbolici; lei entrando nel vivo della performance come figura recitante e allestendo sempre nuovi spazi sincretici dal carattere palesemente mediterraneo.

Da diversi mesi rielaborano e arricchiscono la struttura di un evento, partito in Veneto col titolo di Synestesia, sulla condizione femminile, sulla resilienza e sulla generosità delle donne che senza risparmiarsi generano e accudiscono, mantenendo legata un’intera collettività: dalla coppia alla famiglia fino società tutta. Una riflessione che non diventa stereotipo di modello felice ma, al contrario, scava sulla solitudine, sui sogni accantonati, sulle potenzialità inespresse. Proprio perché arte in continua trasformazione – che matura e si arricchisce attraverso lo scambio col pubblico, il luogo in cui prende vita e l’esperienza personale continuamente rinnovata – ogni evento include i precedenti, li astrae, li richiama, ne trattiene l’emozione, i profumi e il grado di maturità raggiunto.

Presentata quest’anno al finissage della piccola biennale “In forma di Donna” nella rassegna di CiminnaContemporanea, la performance – oltre le immagini fotografiche – ha acquisito anche la serie di opere dipinte ricavate da Giovanni Cilluffo espandendo con l’emozione della pennellata la malinconia intrinseca della fotografia. Con il colore ha attualizzato il momento dello scatto, altrimenti consegnato definitivamente al passato ormai trascorso. La nuova configurazione prende a Lentini un titolo più individuale “Dammi un domani, non mi tradire”. Si accentua così il senso di fiducia, di speranza riposta e quindi di fragilità che qualsiasi condizione di apertura genera, portando scintille progettuali di futuro ma anche rischi di inaspettate fratture o comunque di involontarie lontananze.

La nuova chiave di lettura si arricchisce di ulteriori elementi significativi: l’introspezione violenta della superficie specchiante, le fiammelle capaci di dare sia luce che dolore. Nell’architettura globale dell’evento il corredo fotografico aumenta d’importanza perché trattiene e consegna al pubblico il risultato di un nuovo e importante passaggio nella crescita artistica di Loredana Trapani: la recentissima pubblicazione delle immagini nel volume “Lili, un libro aperto”. Attraverso quelle pagine scorrono sia la Sicilia della cronaca che dei costumi abituali ma anche i sogni di continuità e il desiderio di un volo liberatorio espresso sia nei lacerti di paesaggio urbano che negli sguardi, interrogativi e freschi, dei tanti giovani immortalati.

Gli scatti di Loredana Trapani catturano e conservano un mondo in continuo rimescolamento dove le tracce svaniscono ma non si disperdono: con la loro polvere, le schegge e la ruggine comunque riescono a tornare nel sistema circolatorio del grande corpo civico continuamente ferito, doloroso ma al contempo affamato di vita e di bellezza. Quelle fotografie diventano il perdurare della fisicità che ritroviamo in ogni nuova rappresentazione del teatro danza, con la sua somma imponderabile e inaspettata di luoghi, di oggetti e di percorsi individuali intrecciati in un unico grande respiro.

Il gesto controllato ed elegante di Giovanni Cilluffo, i suoi sguardi intensi accentuati dal trucco di scena si riverberano invece nella brillante vivacità dei dipinti, capaci di teatralizzare il vissuto, di sgomberarlo da ogni ombra di transitorio per aprirsi al mondo non dei dogmi e delle idee ma delle possibilità. Una pittura ed una danza propositiva, maieutica, capace di accompagnare e sorreggere l’intimo desiderio di crescita che, nel buio della notte, ogni spettatore porta con sé.

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