Massimiliano Reggiani racconta “Estasi” di Igor Scalisi Palminteri: Rosalía e il sacro che diventa pop
Davanti a “Estasi” si comprende quanto Palermo sia città barocca legata al nobile passato dei Viceré, ai suoi fasti e al tripudio di solennità e bellezza. Ma, ancor più, si capisce quanto la città è visceralmente legata alla propria Santa patrona, per il carattere ribelle e il disinteressato amore che ha sempre mostrato verso la propria comunità. Il mito di Santa Rosalia va ben oltre il dato storico: continua a formarsi nell’immaginario collettivo attraverso feste, processioni, invocazioni e atti di fede. Grazie all’esuberante vitalità del rapporto fra la gente e la Santa, bastano pochi accenni, assonanze e suggestioni, per farne sentire con immediatezza la presenza protettiva. Igor Scalisi Palminteri, autore di enormi murales dipinti a Palermo per dare voce e colore al sacro, presenta la nuova creazione ispirata dalle parole della pop star Rosalìa; una voce mediterranea che ha voluto cantare in siciliano questa storia di emancipazione e libertà.

“Nell’opera Estasi – spiega Igor -la figura di Rosalía entra in dialogo con quella della Santuzza. Nel suo percorso artistico riconosco una forma di sincretismo che ritrovo anche nella storia di Palermo: una continua contaminazione di linguaggi, culture e identità differenti. A Palermo l’immagine di Santa Rosalia attraversa il tempo, cambia significato e si trasforma insieme alla città. È una presenza che appartiene alla dimensione religiosa, ma anche a quella popolare, culturale e persino affettiva; ancora di più oggi accompagna le lotte per l’emancipazione delle donne in una società che le vuole ancora asservite”.

Nel quartiere “Villaggio Santa Rosalia” ha così visto la luce questa grande raffigurazione che senza riferirsi direttamente al sacro lo suggerisce o, meglio, si lascia contaminare da elementi che sono profondamente sentiti e radicati nell’immaginario della città. Scorre naturale il flusso di connessioni e memorie tra una realtà sociale memore dei profondi legami con la penisola iberica e la giovane cantante catalana omaggiata nel 2019 con il “Rising Star Award”. La sua musica, un sofisticato pop latino impreziosito dagli echi del Flamenco, si è recentemente arricchita dalla disgressione cantata in siciliano. L’ispirazione è nata dalla vita della Santuzza, una vicenda tormentata che ha acceso la fantasia creativa di Rosalìa.

Lo spiega Igor Scalisi Palminteri: “Il titolo dell’opera prende spunto dal brano Focu ‘ranni. In quel verso – “Mi jittaiu nta lu nenti pi nun pèrdiri a libbirta (“mi sono gettata nel vuoto per non perdere la libertà)” — ritrovo una tensione che appartiene tanto alla ricerca artistica di Rosalía quanto alla figura di Santa Rosalia: l’idea di un attraversamento, di una trasformazione necessaria per continuare a coltivare la propria libertà. Il fondo oro richiama il misticismo dell’iconografia sacra, mentre il decoro ispirato alle luminarie del Festino appartiene a quella devozione popolare che da sempre caratterizza Palermo”.

“Estasi” non è solo un dipinto di straordinaria bellezza, condotto con grande maestria: lavorare su proporzioni ciclopiche è una difficile sfida tecnica. Evidenzia, inoltre, una spiccata sensibilità compositiva perché il rigore applicato per tenere distinte aree di maggiore libertà espressiva a grandi campiture piatte s’inserisce perfettamente in un’architettura residenziale multipiano volutamente scarna e priva di decori dove regnano pragmatismo e funzionalità. Il murale ben rappresenta il livello di grande maturità artistica raggiunto da Igor che, in equilibrio tra sacra rappresentazione e sentimento del sacro, non impone una personale interpretazione ma offre materia e corpo per l’immaginazione di un sentire diffuso, per una profonda emozione corale.

La Santuzza vive nell’anima dei palermitani, sta loro vicina e li sostiene. Sicuri di percepire questa presenza, sia nella gioia che nei momenti di sconforto o nella solitudine del degrado sociale, ne colgono l’evidenza in piccole tracce. Sono frammenti di bellezza, petali portati dal vento; li sentono nel ritmo scandito di un’invocazione, nella dolcezza di uno sguardo che sembra rivolto direttamente al loro cuore. Igor trasforma la moltitudine di questi segni in una pennellata fisica. Un corpo e soprattutto una voce che l’arte riesce ad astrarre dalla realtà digitale della musica registrata per ricondurla al luogo delle origini. Rosalia, in un momento di commossa e intima riflessione, torna alla terra che le è dedicata, a quell’atmosfera calda e abbacinante che – in pieno medioevo – ne cullò e protesse la protesta, l’illuminazione e il romitaggio.

Crediti fotografici: VediPalermo
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