18/04/2026
L’addio ad Enrica tra tv e letteratura
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L’addio ad Enrica tra tv e letteratura

Mar 12, 2026

Enrica Bonaccorti appartiene a quella ristretta cerchia di figure televisive capaci di attraversare epoche diverse senza perdere autenticità. Per molti, il suo nome richiama immediatamente l’immaginario dell’età d’oro della TV italiana: la conduzione garbata, la presenza elegante, la capacità di parlare al pubblico senza mai scadere nella banalità. Da Pronto, chi gioca? a Non è la Rai, la sua immagine è rimasta impressa come quella di una professionista colta, empatica, sempre misurata. Eppure, limitarsi a ricordarla come “volto televisivo” significa ignorare una parte fondamentale della sua identità: quella della scrittrice. E forse anche quella della donna che, davanti alle difficoltà, ripeteva con un sorriso una frase diventata quasi un mantra: “Non è grave.”

La scrittura, per Enrica Bonaccorti, non è stata un diversivo né un capriccio da personaggio noto. È stata, piuttosto, un ritorno alle origini. Prima della televisione, infatti, c’erano il teatro, la parola, la creatività. E c’era già la penna: la stessa che avrebbe firmato testi musicali diventati classici, come La lontananza. Quando è approdata alla narrativa, non ha quindi improvvisato; ha semplicemente dato voce a un talento che l’accompagnava da sempre.

Il suo esordio letterario, La pecora nera (2007), ha sorpreso chi la conosceva solo attraverso lo schermo. Nel romanzo, Bonaccorti affronta il dolore e le fratture familiari con una lucidità che non concede sconti. La sua scrittura, densa e introspettiva, ha mostrato subito una maturità narrativa capace di scardinare ogni pregiudizio sulla “conduttrice che scrive”. Con L’uomo immobile ha poi raggiunto una delle sue vette più alte, raccontando la sindrome locked-in con una delicatezza che non rinuncia alla profondità. È un libro che pulsa di umanità, in cui la parola diventa l’unico strumento possibile per restituire dignità a un corpo imprigionato.

Negli ultimi anni, Bonaccorti ha scelto una strada diversa, più leggera solo in apparenza, inaugurando la serie dedicata a Cloe e al suo condominio. Il condominio e Condominio addio compongono un piccolo universo di personaggi, segreti, pettegolezzi e quotidianità che riflettono, con ironia e precisione, la società contemporanea. Qui emerge un’altra sfumatura della sua scrittura: la capacità di orchestrare trame corali, di far convivere comicità e malinconia, di trasformare un microcosmo in uno specchio fedele delle nostre vite.

Oggi leggere Enrica Bonaccorti significa scoprire una donna che ha saputo reinventarsi senza mai perdere coerenza. In televisione ha insegnato l’eleganza della presenza; nei libri regala l’eleganza del pensiero. E in entrambi i mondi ha lasciato un messaggio semplice e potente, quello che ripeteva ogni volta che la vita sembrava complicarsi: “Non è grave.” Una frase che non minimizza, ma invita a respirare, a guardare le cose con lucidità, a non perdere la leggerezza intelligente che l’ha sempre contraddistinta.

È un’eredità multiforme, quella che lascia: un ponte tra il mondo dell’immagine e quello della parola, costruito con la stessa autenticità che l’ha resa unica. Insomma oggi ci lascia una delle regine del piccolo schermo.

Buon viaggio Enrica.