“Il Grande Amore Perduto” di Nicola Lo Bianco: un viaggio verso la Poesia
Articolo a cura di Giovanna Sciacchitano

Nicola Lo Bianco fa della sua scrittura, sia essa prosa o poesia, lo strumento di elezione per trasfigurare la realtà e svelarne i significati più nascosti. Come scrive lo stesso autore, “la poesia come una epifania, un portare alla luce la nostalgia del possibile bello e del possibile buono”, anche quando la vita si presenta in tutta la sua difficoltà e avversità e spinge ad un atteggiamento resiliente costante che logora e che a volte si trasforma in vera e propria lotta per la sopravvivenza. Partendo da questo, e per questo, Nicola Lo Bianco con la sua raccolta “Il Grande Amore Perduto”, edita da edizioni Arianna, regala al lettore un’intensa e coinvolgente testimonianza di quanto la scrittura, nella ricerca del creare che conduce alla poiesis, non possa prescindere dalla realtà. Ed è dalla realtà che, se pur complessa, l’autore inizia il suo magnifico viaggio verso la poesia, adottando un verseggiare semplice, chiaro ed efficace, “quasi un linguaggio quotidiano, parlato”. La forza della poesia di Lo Bianco sta proprio nella scelta di una cifra stilistica che lo avvicina ad una scrittura teatrale, come del resto è nella sua veste di drammaturgo e nel cercare di avvicinare il più possibile la scrittura alla realtà “come se il lettore stesse assistendo di presenza a quanto accade”. Motivo per cui la sua poesia riesce a realizzare con il lettore una comunicazione immediata e allo stesso tempo intensa, perché i suoi versi poco o nulla si discostano dalle possibilità del quotidiano. Così la poesia di Lo Bianco è chiamata, dallo stesso autore, a rappresentare la vita nel modo più realistico possibile e la narrazione poetica, quasi rappresentazione teatrale, viene emotivamente e intensamente condivisa dai lettori:
“Quella volta dovevi scendere solo due rampe di scale/ non lo facesti, ed io me ne andai:/ quanto ti ho amata solamente io lo so” (Solo due rampe di scale p.21)
Nella raccolta “Il Grande Amore Perduto” lo svelamento della realtà e del suo significato più profondo e nascosto è accompagnato da note scritte in prosa, che aiutano il lettore a comprendere meglio il messaggio poetico dell’autore e a viverlo come “voce di un racconto corale” che sottolinea soprattutto la sofferenza e la richiesta di aiuto di chi rimane ai margini e non ce la fa, scrive Lo Bianco:
“I protagonisti di questa poesia rapsodica oggi non possono che essere gli eroi del nostro tempo: gli esclusi, gli emarginati, gli scartati, gli sconfitti, i barboni, i mutoli, i paria, lì dove c’è ancora un forte senso della vita combattuta a mani nude, dove lo scontro è con la sopravvivenza fisica e morale…” p.59
Decisamente lirica, anche nella sua funzione civile, la poesia di Lo Bianco dialoga con la bellezza, la sola via verso il Bene, così come la intendeva Platone, concetto che l’autore sposa e che ribadisce quando scrive che la poesia “è un invito a trascendere le brutture nelle quali siamo immersi”.
Ma cos’è questo “Grande Amore Perduto” di cui ci parla l’autore? E’, forse, proprio la bellezza di cui troppo spesso ci dimentichiamo, o che non riusciamo a vedere, o è anche una sola possibilità perduta, o un amore negato, o un’emozione mal collocata. Il Grande Amore Perduto, dunque, come centrata metafora “di un’aspirazione, di un desiderio che non trova le condizioni per realizzarsi”:
“Perché mi lasci desolato sulla riva/ abbandonato alle carezze pietose/ al canto luttuoso della risacca? /Annegami, piuttosto, / nel cuore grande del mare/ e innalza un canto alla mia solitudine.” (Tu che raffiguri il grande cuore del mare) p.40
La raccolta di Nicola Lo Bianco è, inoltre, impreziosita dalla compresenza di idiomi diversi. Numerose sono, infatti, le poesie tradotte in spagnolo dallo scrittore italo-peruviano Santi Mirabella, ma sono presenti anche poesie dell’autore scritte in dialetto siciliano e non mancano, a volte termini inglesi. Dunque, italiano, spagnolo, siciliano, inglese, idiomi che danno respiro e vivacità a questa originale opera letteraria, ma soprattutto invitano a riflettere sulla possibilità di interazione tra culture diverse, cosa assolutamente necessaria in una consapevole società multietnica.
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