La dimensione onirica e simbolica del film di Suleiman mette il dito nella piaga del popolo palestinese
Articolo a cura di Angela Di Salvo

RAGUSA – Due serate all’insegna dell’attualità e della riflessione sugli eventi del nostro tempo alla Mason Godot di Ragusa.
Giorno 29 e 30 novembre 2025 la Compagnia Godot ha voluto donare alla cittadinanza la possibilità a partecipare presso il loro teatro a un evento gratuito dal titolo “VOCI DALLA PALESTINA”
Sabato alle 19.30 con le professoresse di letteratura araba, Alba Rosa Suriano e Daniela Potenza, il tema del popolo palestinese , che continua a essere oggetto di stragi e di violenza, è stato affrontato dal punto di vista letterario e poetico attraverso delle letture scelte, mentre domenica alle 18, dopo una sapiente introduzione del critico Danilo Amione, accolto sul palcodai padroni di casa Federica Bisegna e Vittorio Bonaccorso, si è dato spazio alla visione del film INTERVENTO DIVINO del regista palestinese Elia Suleiman, realizzato nel 2002.
La pellicola, sceneggiata dallo stesso regista palestinese e interprete principale, ha vinto il Premio della giuria al 55º Festival di Cannes.
Nella Nazareth odierna, dove la tensione tra ebrei e arabi israeliani è sempre più palpabile, vive il palestinese ES (nome che richiama l’inconscio freudiano, ma sono anche le iniziali del regista). Egli abita in una casa modesta con i genitori (il padre è meccanico, mentre la madre una casalinga) ed ha una relazione con una bellissima ragazza palestinese di Ramallah, in Cisgiordania, con la quale però può incontrarsi solamente in un’occasione: in macchina, nella “terra di nessuno” davanti al checkpoint tra le due città.

Un giorno, il padre ha un attacco cardiaco, per il quale viene ricoverato in ospedale; ES lo va quotidianamente a trovare, e non può che rimanere impotente davanti allo sfacelo quotidiano che ha davanti agli occhi: vicini di casa che litigano mortalmente per inezie, come l’immondizia o pallonate moleste, lavori urbanistici mal fatti che causano surreali incidenti stradali, i soldati israeliani al check-point in megafono sul transito veicolare o che non sono in grado di indicare la strada giusta per il centro ad una turista.
Mentre ES è solo con i suoi pensieri, in una scena dalla duplice lettura, egli getta il nocciolo di una pesca fuori dal finestrino della propria auto ed un carro armato in transito nelle immediate vicinanze salta in aria: sarà stato lui ad immaginare di aver gettato una bomba o saranno stati i soldati israeliani del carro ad aver immaginato che lui, un palestinese, fosse stato capace di farlo? Il giovane rassegnato si rifugia nell’amore per la sua ragazza, con la quale, durante il loro solito rendez-vous in macchina, gonfia un palloncino con sopra raffigurato il volto caricaturato di Yasser Arafat, e lo lascia volare, oltre il posto di blocco, sul centro di Gerusalemme.

Ma un brutto giorno, dopo un attentato terroristico nei pressi della casa dei suoi vicini, in contemporanea al drastico peggioramento delle condizioni di salute del padre, la ragazza di ES non si presenta più al loro consueto appuntamento, e si intuisce che sia stata reclutata come attentatrice suicida per un nuovo attentato in Israele: il suo amato la immagina in una scena alla Matrix mentre abbatte un elicottero ed elimina un gruppo di soldati israeliani che tirano a segno su una sagoma
Il film con le sue situazioni surreali e grottesche, è un dichiarato omaggio al cinema di Jacques Tati e al teatro di Samuel Beckett, soprattutto per quanto riguarda lo stile: le scene dell’esplosione del carro armato, quella in stile Matrix dell’attentatore suicida, e soprattutto dei dialoghi. Da notare che in tutto il film vengono pronunciate pochissime battute, ed il protagonista è sempre muto (quando s’incontra con la ragazza, i due si limitano ad accarezzarsi le mani e a guardarsi negli occhi), presentando un volto quasi inespressivo.
Il film ha fatto incetta di premi (a Cannes, a Roma, e il FIPRESCI) ma, nonostante questi riconoscimenti , l’Academy ha rifiutato la sua presenza agli Oscar “perché – motivazione ufficiale – l’Academy accetta solo film provenienti da paesi riconosciuti come Stati dall’ONU“. Altre voci, quali il sito filo-palestinese Electronic Intifada, sostengono invece che l’esclusione sia stata determinata da considerazioni politiche. Ed è facile capirne le ragioni.
Il pubblico presente in teatro è rimasto molto colpito dal film, dato che una pellicola di tal genere non rientra certamente negli standard occidentali dei prodotti filmici che siamo abituati a vedere nei soliti circuiti.
Tutto quello che viene rappresentato in chiave surreale e simbolica mette in evidenza con amara ironia le condizioni psicologiche del popolo palestinese che vive una situazione di immobilismo e di profondo disagio esistenziale, senza alcuna prospettiva di cambiamento o di risoluzione, in una condizione antropologica in cui non c’è posto per la giustizia e la pace, ma solo per le fantasie o le speranze di un improbabile intervento trascendentale.
La visione del film è stata seguita da un interessante e coinvolgente dibattito che ha intrattenuto gli ospiti in teatro sotto la competente la stimolante guida del prof. Danilo Amione e la calda benevolenza di Federica Bisegna e del regista Bonaccorso.
Non si può non mettere in evidenza la viva attenzione per la contemporaneità e per e problematiche del nostro tempo da parte della Compagnia Godot che continua con queste iniziative di altissimo livello culturale a distinguersi nel panorama ragusano e a confermarsi come instancabili promotori di arte in tutte le sue forme.
Un’arte che va valorizzata, diffusa e nutrita da un incremento della partecipazione del pubblico che si merita di ottenere.



