Voci che non si spezzano
Rosa Balistreri, Manutza e l’arte di Scalisi contro la violenza sulle donne
NEWS- Il 25 novembre non è solo una data sul calendario. È un grido collettivo, un momento di memoria e di lotta, un invito a guardare in faccia una realtà che ancora oggi ferisce, uccide, silenzia. In questa giornata, l’arte si fa strumento di resistenza, e la musica soprattutto quella che nasce dalla terra, dalla rabbia, dalla verità diventa voce per chi non può più parlare.
Rosa Balistreri, con la sua voce ruvida e viscerale, ha cantato la Sicilia delle donne piegate dalla miseria, dalla violenza, dalla legge degli uomini. Le sue canzoni non erano solo melodie: erano denunce. In brani come “Terra ca nun senti” o “Cu ti lu dissi”, Rosa raccontava la condizione femminile con una forza che ancora oggi scuote.
Non c’era retorica, solo verità. La sua voce era quella delle madri, delle figlie, delle spose dimenticate. Era la voce di una Sicilia che soffriva, ma che non si arrendeva.
Oggi, quella fiaccola viene raccolta da artiste come Manutza, cantautrice palermitana che con “Sula ” Ti dissi no” ha dato vita a un inno contemporaneo contro la violenza di genere. Il brano, scritto in siciliano, è un atto di coraggio e di amore verso tutte le donne che hanno detto “no” e sono state punite per questo. La musica di Manutza è moderna, ma affonda le radici nella stessa terra di Rosa: una terra che conosce il dolore, ma anche la forza della rinascita.
Accanto alla musica, l’arte visiva gioca un ruolo fondamentale. Murales, installazioni, performance, fotografie: ovunque nel mondo, artisti e artiste usano i loro linguaggi per denunciare, per ricordare, per educare. In Sicilia, opere come quelle di Igor Scalisi Palminteri, che ridipinge le sante come donne contemporanee, o i murales dedicati a donne vittime di femminicidio, trasformano le strade in luoghi di memoria e consapevolezza.
La forza dell’arte sta nella sua capacità di toccare corde profonde, di parlare dove le parole non bastano. Quando ascoltiamo Rosa Balistreri, sentiamo il pianto di chi ha perso tutto. Quando guardiamo un’opera che racconta la violenza, ci confrontiamo con l’ingiustizia. Quando una giovane artista come Manutza canta in dialetto “ti dissi no”, ci ricorda che ogni rifiuto è un atto di libertà.
In questa giornata, lasciamo che siano le voci delle donne a guidarci. Quelle che hanno cantato, dipinto, scritto, gridato. Quelle che non ci sono più. Quelle che resistono. Perché la violenza si combatte anche così: con la bellezza, con la memoria, con l’arte che non si piega.
E perché ogni nota, ogni pennellata, ogni parola può diventare un’arma contro il silenzio.



