Il referendum sulla Giustizia riporta al voto molti cittadini latitanti

Dopo un’acceso confronto fra le forze politiche per difendere le ragioni del SI e del NO sulla riforma predisposta dalla maggioranza , il referendum confermativo è arrivato al suo punto di arrivo. Il NO ha raggiunto oltre il 53 per cento, mentre il SI, si è attestato al 46 per cento.Nessun cambiamento del sistema attuale avrà luogo. Nel corso della campagna referendaria ciascuno dei Comitati delle forze politiche contrapposte si è molto impegnato, anche con toni forti, per spiegare, chiarire, informare i cittadini su una riforma indubbiamente non semplice da comprendere appieno.
Ma, al di là delle questioni tecniche, a mio parere, c’è stato un elemento che ha messo in allerta gli Italiani, anche i più sprovveduti e ignoranti della materia: la modifica di ben 7 articoli della nostra Costituzione. Questa fondamentale legge, entrata in vigore dopo la fine della seconda guerra mondiale e il crollo del disastroso regime fascista, rappresenta per molti, a prescindere della specifica appartenenza politica, un tesoro straordinario da custodire, una tutela dei nostri diritti e della nostra libertà, una garanzia di equilibrio fra i poteri dello Stato fondato su principi etici e valori che non possono essere stravolti con leggerezza.

Ovviamente con il tempo può subire delle modifiche per essere adattata a sopraggiunte necessità e ai nuovi tempi, così come è prescritto all’interno della Costituzione stessa. Tuttavia il popolo mantiene un misterioso senso di responsabilità e di amorevolezza verso questa norma, come quelle che si nutrono nei riguardi della propria madre.
Ecco allora che molti si sono recati alle urne spinti non tanto dell’orientamento partitico, ma da un nobile atto di protezione nei riguardi di quei principi fondamentali che ci sorreggono e ci accompagnano nella strada della democrazia. Separazione delle carriere? Consiglio superiore della magistratura che si fa in tre? Correnti di giudici e magistrati poco efficienti? Non ha importanza per la gente comune. Bisogna innanzitutto salvaguardare l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura. La Costituzione non si tocca, l’autonomia dei poteri va tutelata a ogni costo.
La politica faccia il suo dovere, i giudici e i pubblici ministeri facciano il loro.

A prescindere dalle numerose altre riflessioni che si potrebbero fare, è davvero stupefacente e persino commovente appurare che la nostra Costituzione sia capace di fare dei piccoli miracoli, facendo salire l’afflusso alle urne come non accadeva da tempo (quasi il 60 per cento degli aventi diritto).
La grande vittoria di questo referendum non è Il NO alla riforma, ma il ritorno al voto che vuol significare, forse, il risveglio dal sopore della rassegnazione e dalla sfiducia nella politica. Che sia l’inizio di una rinnovata partecipazione democratica in grado di rafforzare il legame con la legalità e le comunità della nostra Italia.



