Come si rapina una banca: quando il surreale e il grottesco vanno a braccetto
Articolo a cura di Angela Di Salvo
RAGUSA – Domenica 30 marzo presso il teatro dei Salesiani a Ragusa è stata rappresentata la spassosa commedia “Come si rapina una banca” di Samy Fayad con la regia di Giorgio Gurrieri. Bravi e ben compenetrati nei personaggi gli attori della compagnia coinvolti: Emanuele Campo, Antonella Cavalieri, Saro Spata, Salvatore Di Martino, Stefania Bocchieri, Federica Bisceglia, Pino Arestia. Scenografie di Rosa Tumino e Loreto Morando, Luci e audio di Enzo Vitale. L’autore del testo Samy Fayad è un brillante autore teatrale che, nato a Parigi nel 1925 da genitori libanesi, dopo essere vissuto per qualche tempo in Venezuela, si trasferì a Napoli, avendo l’opportunità di collaborare con Peppino De Filippo e Nino Taranto. Qui affiancò questa passione per il teatro con l’attività di autore radiofonico e di giornalista, trovando in questo colorito contesto partenopeo l’ispirazione più fertile per creare personaggi e storie da rappresentare.
Fayad ha riattualizzato l’antica tradizione della Commedia la quale, per sua natura, predilige temi leggeri e vicende solitamente a lieto fine. L’autore nei suoi testi, mettendo al centro i problemi e le vicende della vita quotidiana, ha evidenziato le debolezze e l’umanità dei suoi protagonisti, che sono persone semplici e comuni, appartenenti al ceto medio-alto urbano. Un teatro comico, mai superficiale, perché il riso che ne scaturisce ha un senso profondo e penetrante, diventando un elemento trainante della rappresentazione, simbolo della complicità tra pubblico e attore. L’ umorismo, di stampo anglosassone ,mette in scena situazioni paradossali e al limite dell’assurdo, ma di avvincente impatto emotivo. E’ ciò che succede anche nella commedia in questione dove una famiglia intera, composta, da figli, genitori e nonno , afflitti da una situazione economica disastrosa che non riescono in alcun modo a risolvere, stanchi di campare arrangiandosi, decidono di dare una svolta alla loro vita e di portare a termine una rapina in una banca presso la quale si recano di sera attraversando un acquedotto sotterraneo. I protagonisti di Fayad tra incontri e scontri fortuiti, tra ilarietà ed equivoci, muovendosi in una dimensione surreale e fantasiosa, in fondo raccontano frammenti di verità.

Attraverso la ricerca del paradosso, del mito del denaro che assicura la felicità e dell’ambizione di inventore che il protagonista accarezza nella sua anima , si rivela il contrasto tra il sogno e la realtà , fra messa in atto di una impresa criminale e la gioiosa accoglienza di un neonato che nasce proprio durante la permanenza notturna nell’istituto di credito. Questo evento improvviso scardina ogni piano e riporta i personaggi a fare i conti con la realtà dove bisogna adattarsi al caso e al necessario compromesso che alla fine salverà tutti i personaggi dai guai con la giustizia, assicurando al piccolo e alla madre una futuro migliore. Attraverso il grottesco va dunque in scena la finzione quotidiana e la riflessione entra nell’animo con una leggerezza e piacevolezza, mentre la comicità non raggiunge tinte forti e i personaggi, pur rivelando delle caratteristiche specifiche, non vengono mai troppo caricaturati e snaturati nella loro dimensione umana fatta anche di ingenuità e di sprovvedutezza. L’esperienza personale dell’autore si fonde, dunque, con l’atmosfera della terra del sud, producendo sorprendenti stravaganze e scaltro buonsenso. La lingua di Fayad , originariamente in un italiano vivificato dal ritmo napoletano, qui assume la contaminazione con il gergo indigeno, continuamente in equilibrio tra faciloneria, avventatezza e distacco morale.
Il folto pubblico presente con numerosi applausi ha apprezzato l’interpretazione degli attori guidati da una sapiente regia che ha assecondato lo spirito dell’autore, valorizzando le peculiarità specifiche dei personaggi. Oltre a quelli principali ben definiti , spiccano l’esilarante interpretazione di Stefania Bocchieri, inconsolabile vedova appassionata di gatti e quella originale di Saro Spata che ha dato vita alla figura di un padre perfettamente integrato nella famiglia condividendone i disagi e le ambizioni con sornione equilibrio e viva compartecipazione.



