Simon Carb, nell’ombra della scrittura: il ghostwriter come artista invisibile
In questa intervista, Simon Carb ci svela il fascino e le sfide del ghostwriting, un’arte che lo spinge a dare voce e vita alle storie altrui, bilanciando il proprio estro creativo con le esigenze dei clienti. Dai processi creativi agli aneddoti più coinvolgenti, Carb ci accompagna nel mondo di un autore che, pur rimanendo dietro le quinte, è fondamentale per dar forma a narrazioni capaci di lasciare il segno.
Simon Carb, come è nata la sua passione di per la scrittura e cosa lo ha spinto a intraprendere la carriera di ghostwriter?
Ho studiato prevalentemente sceneggiatura (cinema e fumetto) e mi sono specializzato sul resto indossando le vesti dell’autodidatta. Le mansioni di scrittore ombra sono interessanti: aiuti le persone, migliori le loro storie, elabori le aggiunte, offri consigli, tagli, definisci l’andamento e la struttura dell’opera commissionata. La scrittura creativa è una salvezza. La libertà dataci dalla fantasia non impone limiti né confini. Direi che è la sublimazione della scrittura stessa.
Essendo un ghostwriter, come riesce a mantenere la sua creatività pur lavorando dietro le quinte per i suoi clienti?
È un do ut des. La mia inventiva acquista, dal momento dell’inizio della storia, alla quale sono stato affidato come creatore o co-creatore, una fase di elaborazione del racconto. La responsabilità e il perfezionismo della commissione inducono a migliorarmi assiduamente, a entrare in contatto con loro, realizzando le loro più rosee aspettative. Interpretando le caratteristiche e le passioni dei clienti e avendo carta bianca, assimilo qualsiasi dettaglio volto alla stesura del progetto. L’utilizzo dei social e dei messaggi diventa essenziale, poiché chi paga ha il diritto di sapere quale piega sta prendendo la sua storia. Un professionista ha il dovere di: dire la verità, essere trasparente, mostrare la sua unicità, capire le necessità degli altri. Il suo compenso economico varia al seguito delle sue prestazioni. Il suo valore è definito dall’immensa fantasia e dall’inappuntabile genialità, votata alla magia del fantastico. Un abile ghostwriter è, esclusivamente, un prestigiatore, dal quale i lavori dietro le quinte dipende l’andamento dello spettacolo nell’arena. Visibili o meno, oggigiorno, siamo tutti sul palcoscenico.
Secondo lei, quali sono le caratteristiche che distinguono un ghostwriter eccellente da uno ordinario?
Lungi da me, essere superficiale e infantile: per me è la prima regola. Capire la tipologia di cliente e la tipologia di storia è già metà vittoria. Convincere senza mai imporre, analizzare i punti forti e deboli della trama. Tagliare e aggiungere dove serve. Essere incisivo, pragmatico, autoritario ed educato. Valutare l’aiuto di un copywriter, un editor, un proofreader. Perché? Il ghostwriter è praticamente immerso nella storia e, quindi, la validità dei punti di vista esterni sono sempre da tenere ben a mente. Questa mia disamina è, in linea di massima, “la verità”; poi, l’ardua sentenza ai posteri. È la consapevolezza e mai la convinzione a ritenerci eccelsi o superlativi in quest’ambito. Ora come ora, tanti tendono a dire la loro senza avere senso critico e conoscenze; tuttavia, è meglio lasciare stare questa gentaglia. È opportuno confrontarsi con chi è e con chi sa, senza dilungarmi troppo.
Simon, lei come gestisce il processo creativo quando deve adattarsi allo stile e alla voce di chi gli commissiona un lavoro?
Dare voce e stile al racconto, qualunque esso sia, resta e rimarrà sempre una prerogativa assoluta. Mediante una telefonata, una chat o un appuntamento, si intervista, senza pressione, il nostro probabile assistito. Dobbiamo guadagnarci la sua fiducia, perché, prima di acquistare i nostri servizi, seppur fossero i migliori, la persona interessata deve essere consapevole della sua scelta. Quando abbiamo di fronte un individuo, indipendentemente dal sesso o dall’orientamento politico, dai passatempi alle ambizioni, siamo davanti a un mondo interiore completamente da esplorare. La domanda è: cosa rispecchia questa persona? Quali sono le sue passioni? Perché vuole fare sentire la sua voce? Perché destinare una storia al mondo? Perché rischiare? Una volta trovata una risposta a ogni domanda, si entra in uno stato metafisico in cui due anime percorrono un’avventura insieme. Il titolare del progetto resterà obbligatoriamente l’assistito, eppure io, o sarebbe opportuno dire noi “scrittori fantasma”, siamo il suo cavallo di battaglia, il suo cavallo di Troia, affinché il suo investimento non si manifesti come una vittoria di Pirro o come una spada di Damocle.
Qual è stato il progetto o l’esperienza più gratificante nella sua carriera di ghostwriter fino a oggi?
L’esito vien da sé. Quando mi abbandono a un’idea e penso a cosa inventare, sentendomi un’anima senza corpo, un foglio bianco ancora da scrivere, un ragazzo fuori dallo spazio e dal tempo, un sognatore felice; ergo, un giorno qualunque di serenità.
Che consigli darebbe a chi desidera diventare ghostwriter o specializzarsi nella scrittura creativa? Da dove si dovrebbe iniziare?
Leggere. Scrivere. Osservare. Amare la cultura. Volete sapere l’essenziale? Non è una cosa per tutti. Si possono impartire leggi e norme, ad ogni modo, il talento prolifera dov’è presente e innata la fantasia.
Su Raccolte alla sezione Corti teatrali troverete il Dialogo di Simon Carb: Il detective Grant fa visita a Randall (Cliccare sull’immagine per leggere il racconto)

Varner, un serial killer sui 70 anni. Egli è “l’ultimo serial killer” di New York. Grant intende parlargli della nuova minaccia: l’Espressionista. Grant era uno degli uomini che arrestò Varner, anni orsono. Syabs è una mia storia, nella quale il detective Morris Grant si ritrova in un gigantesco intrigo, in una città-prigione di nome Syabs.
L’investigazione si dimostra essere più di un semplice tentativo di scoprire la verità. È un viaggio intenso attraverso labirinti di indizi, un’immersione nelle profondità del comportamento umano e del misterioso. L’investigatore è come un artista, dipinge tramite l’uso prove e deduzioni, un quadro della verità nascosta. Ogni passo, ogni domanda posta e ogni risposta trovata, sono come pennellate su una tela bianca, trasformando l’oscurità di un enigma in una chiara rappresentazione della realtà.
“Questo monologo riflette la profonda complessità e l’emozione coinvolta nell’arte dell’investigazione. La metafora dell’investigatore come artista che dipinge con prove e deduzioni è particolarmente evocativa, trasmettendo l’idea di un processo creativo e intuitivo nella risoluzione dei casi. Il dialogo tra il detective Grant e il serial killer Randall Varner è un’interessante riflessione sulle complessità della giustizia, della responsabilità e della natura umana. Entrambi i personaggi sembrano riconoscere una sorta di connessione tra loro, nonostante siano opposti in termini di ruoli nella società. Grant vede i serial killer come un lato della giustizia, mentre Varner suggerisce che entrambi sono spinti da un’ossessione, anche se manifestata in modi diversi. La conversazione esplora anche temi come il potere, il rispetto e la comprensione ”. (Stefano Avvisati)



